Economia e Lavoro

Ex Ilva, i sindacati vogliono garanzie dello Stato nella Governance

 

di Giovanna Ricordati

 

I sindacati chiedono più garanzie pubbliche nella crisi che sta demolendo le speranze della ex Ilva. In queste ore si susseguono i vertici per evitare al colosso dell’acciaio nazionale la chiusura.

 

De Palma (Fiom), da forze politiche silenzio assordante, ora intervenga Stato

“Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero. C’è stata ieri una straordinaria partecipazione da parte dei lavoratori a sostegno di una piattaforma vera e propria di rivendicazione nei confronti del governo per trovare una soluzione. Ho trovato nel corso di questi giorni un silenzio assordante da parte delle forze politiche. Noi continuiamo a pensare che sulla vicenda dell’Ex Ilva, dei lavoratori e dei cittadini, si aspetti una risposta da parte della maggioranza e dell’opposizione. Noi abbiamo delle proposte concrete, quelle che avanzeremo oggi al tavolo del confronto col ministero”. Così il segretario della Fiom, Michele De Palma, a margine del tavolo tecnico al Mimit tra sindacati e governo. “Si è perso tempo nella ricerca di un soggetto terzo che potesse acquisire l’azienda, continuiamo a pensare che data la situazione c’è bisogno immediatamente di un intervento pubblico che garantisca gli investimenti del piano di decarbonizzazione e di garanzia occupazionale, per rispettare il diritto dei lavoratori a lavorare e quello dei cittadini a vivere in un ambiente senza complicazioni dal punto di vista della salute e della sicurezza delle persone”, ha aggiunto De Palma.

Sperti (Uilm), necessario dare garanzie occupazionali e salariali

“Noi vogliamo che i lavoratori e cittadini dei territori, partendo dai figli di Taranto che è la città più divisa, non debbano più rischiare di ammalarsi per colpa dell’industria. Ma al contempo, vorremmo che non dovessero più essere costretti a emigrare per trovare un lavoro che non sia precario, sfruttato, o sottopagato. Soprattutto perchè Taranto è un esercito di ex lavoratori, di cassintegrati, di licenziati. Per chi la cassa integrazione ce l’ha, perchè i lavoratori degli appalti sono i veri invisibili di questa storia. Noi vogliamo quindi, a valle della sentenze del Tribunale di Milano, trovare una garanzia occupazionale e salariale, oltre a un piano sociale di risarcimento che parta dal tema dell’esposizione all’amianto e dal riconoscimento del lavoro in industria come usurante”. Così Davide Sperti, segretario generale della Uilm, prima del tavolo tecnico al Mimit con i sindacati sull’Ex Ilva. Poi Uliano della Fim Cisl.

Ex Ilva: Uliano (Fim-Cisl), serve regia pubblica o sarà scontro sociale

 

“Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano, siamo di fronte a uno snodo drammatico: o si imbocca la strada della chiusura, o si attiva uno straordinario piano di rilancio a guida pubblica. Al Mimit diremo chiaramente che non accetteremo alcun cronoprogramma di dismissione dell’area a caldo”. Lo sottolinea il Segretario Generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, parlando con la ‘Gazzetta del Mezzogiorno’. “Spegnere gli impianti di Taranto – sottolinea Uliano – significa decretare la resa dell’industria siderurgica nazionale, condannare oltre 17mila lavoratori tra diretti e indotto e innescare una paralisi a catena che travolgerebbe anche i siti a freddo di Genova e Novi Ligure”. Fermare la produzione, per Uliano, “non risolve i problemi, li aggraverebbe soltanto, compresi quelli ambientali e sanitari. Senza produzione e senza continuità aziendale verrebbero meno anche le risorse e la sostenibilità economica per completare le necessarie bonifiche. Produzione e risanamento ambientale devono procedere di pari passo”. Riguardo al ruolo della presenza pubblica, Uliano precisa che “le ipotesi d’intervento unicamente privato viste finora non danno garanzie, soprattutto dal punto di vista della tenuta industriale e occupazionale. Gli investimenti necessari per la decarbonizzazione e la transizione verso i forni elettrici e il preridotto sono imponenti e nessun privato può farvi fronte da solo. Serve un ruolo diretto, forte e di regia da parte dello Stato. Che la si chiami nazionalizzazione o partnership pubblico-privata serve la presenza pubblica per garantire gli investimenti necessari, tutelare la salute e l’ambiente, salvaguardare l’occupazione e mantenere l’obiettivo di una capacità produttiva di rilievo, fino a 6 milioni di tonnellate”. Infine, sul clima sociale e sulle mobilitazioni nei siti produttivi, Uliano lancia un allarme sulle tensioni in corso: “Il rischio è altissimo ed è già dietro l’angolo. Senza un piano industriale serio e condiviso che metta in sicurezza tutti i posti di lavoro e il loro reddito, la mobilitazione aumenterà d’intensità. Le otto ore di sciopero di ieri sono solo l’inizio di ciò che potrebbe succedere. L’Italia non può permettersi un secondo caso Bagnoli o un altro disastro sociale di queste dimensioni”. Dal tavolo del Mimit, conclude, “vogliamo impegni precisi e un percorso operativo vincolante”.

Related posts

Manovra, delusione Sindacato Unico Militari: “Tagli Irpef? Per la maggior parte dei militari valgono quanto un caffè”

Redazione Ore 12

  D’Amico (ConfimpreseItalia): “Lazio ‘accerchiato’ dalla Zes. Il sistema economico, industriale e produttivo della Regione non potrà reggere”

Redazione Ore 12

In Gazzetta il decreto salva-spesa Made in Italy con l’obbligo di indicare l’etichetta dalla pasta al latte

Redazione Ore 12