Resta l’incertezza sul futuro dello stabilimento ex Ilva di Taranto. La Corte d’Appello di Milano si è riservata la decisione in merito alla sospensiva del decreto del tribunale meneghino, che lo scorso luglio aveva ordinato lo spegnimento all’area a caldo dello stabilimento pugliese entro 90 giorni, cioè per la fine del prossimo mese di ottobre. Nella richiesta – presentata dall’ex Ilva in amministrazione straordinaria e da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria – si chiedeva la sospensione urgente dell’esecutività del decreto. I ricorrenti hanno indicato nella loro istanza il 16 settembre come data ultima per avviare le procedure e riuscire così ad arrivare allo spegnimento per la fine di ottobre.
Una decisione, quella della Corte d’Appello, decisiva anche per il futuro dei 2.500 lavoratori sui quali era stata annunciata negli scorsi giorni l’avvio delle procedure di licenziamento, poi ritirate dalle associazioni datoriali Aigi e Api sotto invito del governo proprio fino alla decisione definitiva sul decreto. Una potenziale ‘bomba sociale’ con evidenti possibili ricadute sul piano politico. La ministra del Lavoro Calderone ha ribadito l’impegno del governo “a garantire a Taranto un futuro industriale, in vista di una produzione siderurgica sostenibile”, impegnandosi sul fronte dell’ex Ilva e in generale delle crisi industriali in corso “anche a riformare quegli strumenti che necessitano di un adeguamento”, a partire dall’assegno di ricollocazione Cigs, “che sarà ancora più efficace”.
Preoccupazione resta intanto tra le categorie produttive e sociali. Per Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto, “il problema non è più soltanto capire cosa accadrà all’ex Ilva, è capire cosa accadrà a Taranto”, in un contesto in cui per il governo “è arrivato il momento di passare dalle ipotesi alle decisioni”, ma sottolineando come per quanto “cassa integrazione, ammortizzatori e scivoli saranno probabilmente necessari”, questi non possano “diventare la prospettiva di Taranto”. In merito alla decisione della Corte d’Appello di Milano, “andrebbe tutelato il diritto alla salute di chi respira quelle emissioni”, ha affermato dopo l’udienza l’avvocato Ascanio Amenduni, che rappresenta 11 cittadini dell’associazione Genitori tarantini, sottolineando di voler “cercare di difendere il risultato nell’interesse dei tarantini”, in quella che “è una lotta di diritti contrapposti che per certi aspetti è epocale”.
