Ancora un tentativo di raggiro per ottenere green pass base e super. A scoprirlo Carabinieri e Guardia di Finanza a Trento. Mille euro in contanti per ottenere un certificato di falsa positività e, terminata la quarantena, avere il Super Green pass senza vaccinarsi. La procura di Trento ha scoperto un presunto traffico di tamponi fasulli e sequestrato due strutture accreditate di Pergine e Trento nord. Sotto inchiesta sono finite cinque persone, a cui si rivolgevano soprattutto No vax. Per ottenere le false certificazioni si sborsavano 50euro per il green pass base, e 1.000 per il super. Bastava pagare in contanti e subito per ottenere in meno di un minuto certificati di falsa positività. Così, una volta finita la quarantena fasulla, ecco il certificato verde vero. Tutto senza vaccinarsi, naturalmente. Una ‘tamponopoli’ per no vax secondo la procura di Trento che, dopo 4 mesi di indagini da parte del nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri e della compagnia della Guardia di finanza, ha fatto scattare blitz e sigilli a due centri tamponi accreditati di Pergine e Trento. Cinque gli indagati: un infermiere in regime di libera professione, già candidato sindaco per la Lega Nord a Civezzano, la moglie e 3 amici. L’ipotesi di accusa, sostenuta dai pm Davide Ognibene e Giovanni Benelli, parla di associazione a delinquere finalizzata al falso, corruzione e accesso abusivo informatico. Sotto la lente degli inquirenti ora ci sono i 33mila green pass rilasciati dalla struttura a partire dal 15 ottobre. Carabinieri e finanzieri dovranno controllarli uno a uno e compararli con i nomi, le date e i ‘compensi’ che l’infermiere avrebbe annotato di giorno in giorno in una sorta di registro contabile da 120mila euro. Soldi che gli investigatori hanno recuperato durante le perquisizioni domiciliari: banconote da 500 euro, mazzette da 20 e 50 euro ma anche montagne di monetine nascoste in casseforti, valigette ed oggetti domestici. “La comparazione dei dati sensibili ritrovati nel registro sta andando avanti, se saranno accertati illeciti i ‘clienti’ saranno denunciati per corruzione”, si apprende dalla procura. I difensori degli indagati parlano invece di “possibili errori involontari nella complessa macchina amministrativa per la refertazione dei tamponi e delle eventuali positività”. Intanto l’azienda sanitaria provinciale, che in buona fede aveva accreditato le strutture dirette dall’infermiere, fa sapere che “si tratta di un caso isolato” e che in un “eventuale processo ci sarà la costituzione di parte civile”.
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