di Lorenzo Sorrentino (*)
Le rassicurazioni arrivate negli ultimi giorni sulla revisione del Prontuario farmaceutico nazionale sono un segnale positivo, ma ora devono tradursi “in passi concreti, e in tempi brevi”. Tonino Aceti, presidente di Salutequità, interviene nel dibattito dopo le indiscrezioni su una possibile correzione di rotta del Governo rispetto all’ipotesi di una revisione del prontuario basata sui gruppi terapeutici omogenei. Nei giorni scorsi, infatti, indiscrezioni di stampa hanno riferito di un confronto tra il ministro della Salute Orazio Schillaci, il sottosegretario Marcello Gemmato, il presidente dell’Aifa Robert Giovanni Nisticò e i vertici di Farmindustria, dal quale sarebbe emersa la volontà di accantonare una revisione organica del prontuario a favore di interventi più selettivi, limitati alle categorie terapeutiche ritenute maggiormente suscettibili di razionalizzazione.
Le rassicurazioni politiche, per Aceti, “sono un segnale positivo, ma devono tradursi in atti capaci di riorientare concretamente i provvedimenti già avviati”. Per il presidente di Salutequità “qualsiasi misura venga adottata, il principio di appropriatezza della cura, le più aggiornate e robuste evidenze scientifiche, valutazioni di impatto multidimensionale e coinvolgimento degli stakeholder sono il faro al quale guardare. Una revisione inadeguata del Prontuario farmaceutico nazionale potrebbe minare i tre pilastri del nostro Servizio sanitario nazionale: equità, solidarietà e universalità”.
Serve dunque “un intervento calibrato sui reali bisogni della popolazione, con particolare attenzione ai pazienti cronici, e un approccio rigoroso che garantisca il rimborso di tutte le terapie necessarie a chi ne ha diritto, in base al principio di appropriatezza clinica, che deve essere perseguito, monitorato e rafforzato. L’obiettivo – conclude – deve essere quello di contrastare il fenomeno della rinuncia alle cure dei cittadini e di sostenere i redditi delle famiglie, sollevandoli dall’attuale macigno che devono sostenere in termini di spesa sanitaria privata. In un Paese come il nostro il perimetro dei diritti dei pazienti deve crescere e non il contrario”.
(*) La Presse
