“Io sono stato colpito, in particolar modo, da altri due femminicidi. Perché poi quando leggo di femminicidi cerco in qualche modo di proteggermi, spero mi capiate in questo senso perché poi il momento va sempre lì, soprattutto quando si parla di coltellate, ed è sempre difficile. Però ci sono stati due femminicidi che mi hanno scosso particolarmente perché penso che potessero essere due vite salvate: quello di Barbara Belotti e di Jessica Stapazzolo che sono due occasioni dove forse potevamo fare di più perché in un caso c’era stata una denuncia e nell’altro c’è stato un malfunzionamento o addirittura il braccialetto elettronico è stato disattivato”. Lo dice il presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, Gino Cecchettin, in audizione in commissione Femminicidio, intervenuto oggi, giorno che segna anche l’anniversario della morte della figlia, Giulia, brutalmente uccisa a soli 23 anni dall’ex fidanzato Filippo Turetta, l’11 novembre del 2023.
IL CODICE ROSSO “VA ATTIVATO IN TEMPI PIÙ BREVI”
Per Cecchettin “questo vuol dire che abbiamo già intercettato un problema. È già stata fatta una denuncia significa che comunque la soglia d’allarme, il codice rosso dovrebbe essere attivato in tempi più brevi e quando viene attivata una denuncia sappiamo che chi denuncia può subire un contraccolpo maggiore dovuto al fatto che ha fatto una denuncia e quindi il coraggio nell’espressione della denuncia può ritorcersi contro perché chiaramente il denunciato scala in quanto a cattiveria e a vessazioni e quindi la vita è ancora più a repentaglio”.
Ecco, prosegue, “lì bisogna cercare di capire con l’aiuto di chi è esperto di giurisprudenza, come accelerare il più possibile questo passaggio, far sì che chi denuncia magari abbia accesso prioritario ai centri antiviolenza le case di rifugio. Posto che chi dovrebbe andare in una casa di protezione non dovrebbe essere la vittima ma dovrebbe essere il carnefice. Però ecco su questo punto mi fermo qua perché la mia competenza si ferma. L’altro caso, quello del braccialetto elettronico pone una questione tecnica e da persona che si occupa di elettronica mi risulta difficile pensare che ci siano dei dispositivi nati per una funzione e che non servano per quella funzione”.
BARBARA BELOTTI E JESSICA SPATAZZOLO, LE LORO STORIE
Barbara Belotti, 32 anni, di Garbagnate, nel Milanese, è stata uccisa nel gennaio del 2008 con una coltellata dal marito, proprio mentre i carabinieri, chiamati da lei durante un violento litigio, stavano sfondando la porta di casa. L’uomo, 34 anni, con precedenti penali, è stato arrestato per omicidio volontario aggravato. In quel momento i tre figli piccoli non erano in casa, ma dalla nonna. La settimana prima della sua morte, la donna aveva presentato denuncia nei confronti del marito, da cui si stava separando. Un passo intrapreso dopo che già da mesi aveva raccontato ai carabinieri di Garbagnate delle liti violente con il coniuge, senza mai presentare denunce circostanziate. Quel pomeriggio tra i due era scoppiata una violenta lite e Barbara ha allertato i carabinieri del pericolo incombente. Ma proprio mentre i militari entravano in casa, la furia dell’uomo si è scatenata contro di lei, sferrandole una sola coltellata mortale al petto. Jessica Stapazzolo è stata uccisa a 33 anni il 27 ottobre scorso a Castelnuovo del Garda “con un numero imprecisato, ma comunque smisurato di coltellate” dal compagno, Douglas Reis Pedroso, 41 anni, con cui da due anni viveva una relazione fatta di violenze e abusi quotidiani, denunce, abuso di alcol e droghe. Della pericolosità dell’uomo le forze dell’ordine locali erano a conoscenza: nei confronti dell’uomo era in corso un procedimento penale per “maltrattamenti aggravati, nonché lesioni volontarie in danno proprio della compagna” commessi da agosto 2024 ad aprile 2025. Non solo: l’uomo era stato arrestato in flagranza di reato per un’altra brutale aggressione nei confronti di Jessica avvenuta solo pochi mesi prima della sua morte e proprio a seguito di quella vicenda erano state disposte delle misure cautelari nei confronti del compagno, come il divieto di avvicinamento da Jessica. Eppure i due erano tornati a vivere insieme. Dopo il femminicidio Pedroso non aveva il braccialetto elettronico e anche il ricevitore, che avrebbe dovuto tenere Jessica per sua sicurezza, era stato nascosto nel garage dell’abitazione di sua madre.
CECCHETTIN: “I CENTRI ANTIVIOLENZA INSUFFICIENTI, NE SERVONO 10 VOLTE TANTO”
“Per quanto riguarda il rapporto con gli altri enti, negli assiomi della fondazione c’è proprio quello che bisogna fare sistema, bisogna cercare di unire le forze. Tant’è vero che abbiamo fatto già degli accordi con alcune delle associazioni che gestiscono centri antiviolenza. Abbiamo per esempio con Differenza Donna fatto nascere un centro antiviolenza nuovo su Roma proprio perché siamo convinti dell’importanza di questa struttura che è la prima al soccorso delle donne”. Lo dice il presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, Gino Cecchettin, in audizione in commissione Femminicidio.
“Cosa si può fare di più? Sostenere queste associazioni- aggiunge-, sostenere dal punto di vista finanziario i centri antiviolenza nel modo che possa essere utile per ogni donna vittima di violenza. Sono ancora insufficienti, leggevo che dal rapporto Stato-Regioni ne servirebbero almeno dieci volte tanto. Questi sono i numeri e quindi è chiaro che molte donne non trovano risposta, non trovano risposta perché intasati da tantissime richieste. Quello che possono fare le istituzioni è garantire sussistenza, sufficienza e eventualmente parlare con le associazioni che gestiscono i centri antiviolenza e capire come fare per adeguare il numero di questi centri”.
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