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La rete militare e di intelligence di Israele: da Somaliland, ai curdi, all’Iraq

di Balthazar

La proiezione militare e d’Itelligence  di Israele non si limita ai suoi confini o al fronte palestinese. Negli ultimi due decenni, Gerusalemme ha costruito una rete di relazioni operative con attori  regional statali e non, che si estende dal Corno d’Africa al Medio Oriente settentrionale, dall’Iraq ai gruppi curdi. L’obiettivo è anticipare minacce, raccogliere intelligence su Iran e attori alleati, mantenere canali di influenza in aree dove la diplomazia formale è limitata.

 

Corno d’Africa: Somaliland ed Eritrea come avamposti sul Mar Rosso

 

La posizione sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden ha spinto Israele a sviluppare contatti con Stati e territori del Corno d’Africa. Il Somaliland, entità autoproclamata indipendente dalla Somalia – riconosciuta dalla sola Tel Aviv -, rappresenta un partner  per la sua stabilità relativa e la sua costa strategica per accesso portuale e cooperazione in materia di sicurezza marittima e antiterrorismo con l’impiego israeliano di assistenza sanitaria, agricola e  tecnologica .

 

L’Eritrea ha avuto rapporti di sicurezza con Israele sin dagli anni ’90. Asmara ha ospitato strutture che analisti occidentali collegano a sorveglianza elettronica e a un corridoio logistico verso il Mar Rosso. Per Israele, l’Eritrea offre profondità strategica rispetto alle minacce provenienti dallo Yemen e al controllo iraniano sullo  Bab el-Mandeb nel MarRosso.

 

Curdi: Iraq e Siria come zona cuscinetto anti-iraniana

 

La relazione più consolidata è quella con le forze curde. Nel Kurdistan iracheno, Israele intrattiene  da decenni contatti politici, economici e di intelligence con Erbil. Durante la guerra contro l’ISIS, ufficiali israeliani hanno incontrato comandanti curdi; società israeliane hanno fornito supporto tecnico e addestramento in settori civili e di sicurezza. La motivazione è geopolitica popichè un Kurdistan iracheno autonomo e ostile all’Iran rappresenta anche la piattaforma per attività di raccolta informazioni su Teheran e sulle milizie sciite in Iraq.

 

In Siria, le Forze Democratiche Siriane a guida curda hanno ricevuto supporto logistico e di intelligence da parte della coalizione anti-ISIS, obiettivo comune: contenere l’espansione iraniana nell’est della Siria, lungo il confine iracheno e verso il Libano. Israele ha già condotto attacchi aerei in Siria contro convogli e basi legate alle Guardie Rivoluzionarie iraniane, spesso coordinando la conoscenza del territorio con fonti locali curde e druse.

 

 Iraq: penetrazione informativa e interdizione

 

In Iraq, oltre al canale curdo, i servizi israeliani si concentrano su due filoni: monitoraggio delle milizie sciite legate all’Iran e raccolta di intelligence su programmi missilistici e droni. Attacchi attribuiti a Israele contro depositi e basi in Iraq sono stati segnalati da media regionali dal 2019 in poi. La rete si avvale di partner locali, inclusi gruppi sunniti e tribali contrari all’influenza iraniana, e di tecnologie di sorveglianza a lunga distanza. L’Iraq è visto come corridoio terrestre per il trasferimento di armi iraniane verso Siria e Libano: interrompere questa linea è una priorità operativa.

 

Logica strategica: anticipazione, negazione, proiezione

 

La rete risponde a una dottrina di “difesa in avanti”. Israele non può permettersi di attendere che le minacce raggiungano i suoi confini. Per questo:

 

Anticipazione: basi e partner in Somaliland/Eritrea consentono di monitorare movimenti navali e missilistici lungo il Mar Rosso, principale via di rifornimento iraniana verso gli Houthi nello Yemen Negazione  il sostegno ai curdi e la pressione in Iraq servono a negare all’Iran uno spazio logistico continuo dal Golfo Persico al Mediterraneo; Proiezione: l’intelligence raccolta alimenta sia operazioni preventive, sia la capacità di segnalazione ai partner occidentali, aumentando la leva diplomatica di Israele.

 

Limiti e rischi

La rete ha costi e vincoli. Le relazioni con il Somaliland urtano la sovranità rivendicata da Mogadiscio e possono complicare i rapporti con Stati arabi che non riconoscono l’entità. Il sostegno ai curdi genera frizioni con Turchia e Iraq centrale. Le operazioni in Iraq rischiano escalation con milizie sciite e con Baghdad. Inoltre, la dipendenza da attori non statali espone Israele a rischi di perdita di controllo e di danno reputazionale se le operazioni diventano pubbliche.

 

Da Somaliland ai curdi, fino all’Iraq, la rete militare e di intelligence israeliana è uno strumento di compensazione: compensa la mancanza di profondità territoriale, la distanza dai principali avversari, e la necessità di monitorare un asse iraniano che si estende su più fronti. Non si tratta di un impero o di una catena di basi formali, ma di una trama di relazioni flessibili, spesso informali, per  intercettare minacce lontano dai confini israeliani. Ma è anche una proiezione della “grande Israele” spesso evocata dai politici israeliani.

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