di Emilio Orlando
“Ergastolo per Mark Antony Samson”. Da parte sua “nessun segno di pentimento”. È questa la richiesta formulata dalla procura di Roma al termine della requisitoria per l’omicidio di Ilaria Sula, la studentessa di 22 anni uccisa a marzo del 2025. Nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e la pm Maria Perna hanno descritto un delitto che ha avuto come sfondo la rabbia e la gelosia, alimentate dalla volontà di possesso, parlando di una violenza “inaudita” e di un imputato che non avrebbe mai mostrato “né rimorso né dispiacere” per l’atrocità che ha commesso. Secondo l’accusa, Samson avrebbe attirato l’ex fidanzata nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano della Capitale, approfittando del fatto che i genitori della ragazza dormissero. Per i magistrati si sarebbe trattato di un piano organizzato. “La logica del con me o con nessun altro”, ha sostenuto la procura, definendo il delitto “premeditato”.
La ricostruzione dei pm in aula è stata raccapricciante. Ilaria Sula è stata colpita con pugni al volto mentre cercava di difendersi. “Le ha tappato la bocca per non farla urlare”, ha affermato la procura in aula, descrivendo poi i tre fendenti al collo che avrebbero provocato la morte della giovane per dissanguamento. Dopo il delitto, secondo l’accusa, il corpo è stato chiuso in una valigia e abbandonato in un dirupo a Capranica Prenestina. Parole durissime, ascoltate in silenzio dai familiari della vittima. La madre della giovane ha seguito la requisitoria tra le lacrime, sostenuta dai parenti. Il padre, sopraffatto dall’emozione nel momento in cui i pm hanno ricostruito gli ultimi istanti di vita della figlia, ha lasciato l’aula accompagnato dal figlio. La procura nella requisitoria ha fermato la sua attenzione anche sul comportamento dell’imputato dopo l’omicidio. “Nessun pentimento, nessun rimorso”, ha ribadito la pm Perna, parlando di una “personalità allarmante”. I magistrati hanno inoltre sottolineato il ruolo della madre di Samson, accusata di aver favorito il figlio ripulendo l’appartamento dal sangue. Per l’accusa le prove sono “gravi e consistenti”. Samson è imputato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dall’occultamento di cadavere. La sentenza è attesa prima dell’estate. Nel processo si sono costituite come parti civili, oltre ai familiari di Ilaria Sula, anche l’Università la Sapienza e le associazioni contro la violenza alle donne.
(*) La Presse
