Economia e Lavoro

Festa del lavoro, lettera di Anna Pisano, sorella di Emanuele, vittima del lavoro

 

di Wladymiro Wysocki (*)

 

In occasione del Primo Maggio, festa del lavoro e dei lavoratori, il Consiglio dei Ministri ha varato il Decreto lavoro.

Un provvedimento con misure sul giusto salario, incentivi alle imprese e il contrasto al caporalato digitale.

Una serie di interventi per circa un miliardo di euro.

“Un modo per ringraziare gli italiani. Pensiamo sia questo il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione”, queste le parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La festa del Primo Maggio in Italia non è mai stata una semplice ricorrenza, piuttosto una fusione tra memoria storica di lotte sindacali e la fredda realtà dell’economia lavorativa e delle condizioni dei lavoratori.

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, è sicuramente la giornata nazionale per eccellenza nel ricordare l’articolo 1 della nostra Costituzione Italiana.

Festeggiare il Primo Maggio significa proprio onorare questo fondamento costituzionale ma è anche un motivo per analizzare le tante crepe che lo minacciano.

È sicuramente un segnale approvare il decreto lavoro in occasione di questa ricorrenza per tutti i lavoratori, un segnale che riaccende i riflettori su tante ferite del mondo lavoro quali la precarietà, il lavoro sommerso, il caporalato, il benessere lavorativo e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Quest’ultima è una ferita perennemente aperta ogni giorno, ogni turno di lavoro, ogni ben 52secondi con un infortunio, un morto ogni otto ore.

Ed è proprio su quest’ultimo che focalizzo l’articolo, tra i tanti temi che meriterebbero ampio spazio.

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dati inaccettabili che l’INAIL periodicamente comunica in tutti i settori con criticità a partire dal mondo studentesco nell’alternanza scuola lavoro fino alla realtà dell’agricoltura, dei trasporti, della sanità, delle costruzioni in edilizia.

Già, quell’edilizia che doveva vedere una svolta nella prevenzione tra patente a crediti, nuova formazione e badge che tra qualche giorno prenderà vita ufficialmente.

Una solta che sta tardando ad arrivare, anzi.

Questa giornata è anche ricordare tutte le vittime del lavoro, persone che escono da casa e non fanno più ritorno.

Familiari che attendono il proprio marito, moglie, figlio o figlia e che non aprirà più quella porta per un abbraccio e il solo ricordo sarà l’ultima telefonata, l’ultimo saluto prima di uscire prima della maledetta chiamata dove vengono informati della perdita del loro amato caro.

Attimi di buio, di sconcerto, di incredulità.

Un buio profondo dell’abisso delle emozioni che non lascia spazio all’accettazione della realtà.

Mille domande sovrastano quegli attimi, perché? Come è potuto accadere? Quando? Ma si poteva evitare? Chi doveva controllare? …

Domande che spesso non hanno risposta, e si accende la rabbia giustificata con un dolore persistente del quale non ci si libera, forse, con il quale dover convivere.

Si rimane soli, lottando per la verità e la giustizia.

È proprio oggi voglio ricordare un caso avvenuto il 9 giugno del 2023, il caso di Emanuele Pisano, vittima del lavoro a soli 34 anni che la sorella Anna ancora oggi dal suo dolore grida giustizia.

Vittima del lavoro per 40 euro, morto per la caduta di una trave di acciaio che lo ha investito uccidendolo sul colpo, durante il lavoro presso il cantiere di Altavilla Irpinia lasciando la figlia all’epoca di 5 anni.

Emanuele lavorava da pochi mesi in quella ditta che lo aveva preso a lavorare, un lavoro del quale ne aveva estrema necessità ma che è risultato fatale.

Nel dolore della piccola figlia, della sorella e dei suoi familiari rimane l’ultima maledetta chiamata delle 9.30 per avvisare che il loro caro Emanuele non c’era più.

È doveroso, in una giornata come oggi, dare memoria a chi di lavoro è morto, dare voce ai familiari che rimangono soli nel loro dolore e nel loro silenzio.

Ecco allora la voce di chi è rimasto nel dolore, di chi ogni giorno lotta per farsi sentire, per chiedere giustizia, per gridare mai più morti sul lavoro!

Ecco il grido di dolore della sorella Anna: “Scrivo in memoria di mio fratello Emanuele, morto a 34 anni mentre lavorava su un cantiere comunale ad Altavilla Irpina. Ucciso dal lavoro che avrebbe dovuto dargli da vivere. Scrivo affinche’ il1 Maggio non sia solo una festa ma anche un giorno di memoria e di vergogna. La vergogna di un Paese dove si muore ancora per guadagnarsi un pezzo di pane onestamente.

Dal 9 giugno2023, dal giorno in cui Emanuele non c’è più noi sopravviviamo…conviviamo quotidianamente con un dolore atroce…quando apparecchiamo la tavola con un posto in meno, quando il telefono suona e non è mai lui a chiamare, e spiegare a chi resta, Rayssa in primis, la sua figlia adorata che il suo papà non sarebbe più tornato. Emanuele non è morto a causa di una tragica fatalità, Emanuele è stato TRADITO!!!

Si tradito, da chi doveva tutelarlo e non lo ha fatto, considerando la sicurezza ” un costo da tagliare”. E noi che lo abbiamo amato e che lo ameremo eternamente possiamo solo raccontare, non possiamo riportarlo indietro e la cosa che fa più male è vedere, dopo ogni morto, dopo ogni Emanuele, che non cambia mai davvero nulla. Passa un titolo su un giornale poi il silenzio, fino al prossimo.

Il1 Maggio dal balcone di casa mia appenderemo uno striscione che dice” Lavoro che uccide, memoria che resta”

Per Emanuele con una sua foto. Chiedo che la sua memoria non resti sul mio balcone. Chiedo che resti nelle fabbriche, nelle leggi, nei cantieri, negli uffici. Chiedo che la sicurezza diventi una regola e non un’eccezione affinchè nessun’altra famiglia debba scrivere una lettera come questa.

Per Emanuele 

Per non dimenticare, con immutato amore la tua famiglia.”

 

Ecco la testimonianza tangibile di chi resta, di chi ha subito una ferita profonda nell’anima che mai nessuno potrà rimarginare.

Una giornata come oggi è doveroso ricordare tutti coloro che rimangono vittime del lavoro, e gridare a voce alta la pretesa della dignità del lavoro come recita la stessa nostra Costituzione all’articolo 41.

Diamo dignità a chi lavora e diamo dignità a chi resta con la giustizia e la condanna a chi si è macchiato di omicidio sul lavoro.

 

(*) Giornalista

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