Politica

Fine vita e terzo mandato, come il Veneto detta legge sul piano nazionale

 

di Viola Scipioni

Il Veneto diventa laboratorio politico della Lega e non solo perché il suo Presidente, Luca Zaia, ormai governa da oltre un decennio, quanto piuttosto perché il partito di Salvini ormai sembra dipendere quasi completamente dal governatore che nel 2020 è stato rieletto con oltre il 76% dei consensi. E questo non lo dimostra soltanto l’imminente voto per una legge regionale che possa garantire tempi più adeguati sul suicidio medicalmente assistito, ma soprattutto i dibattiti che ruotano attorno al terzo mandato. Posizioni che mettono in difficoltà il leader del Carroccio all’interno dell’esecutivo e, per certi versi, anche nel suo partito: al di là della posizione strategica sulle elezioni regionali, sulle quali ovviamente Salvini preferisce sfidare Meloni per continuare ad avere potere nella maggior parte delle regioni italiane, la posizione sul fine vita crea delle spaccature all’interno del partito non indifferenti che un indomani porteranno difficoltà sul fronte di governo. Infatti, se da un lato Salvini appoggia Zaia e tutti i consiglieri della Lega, dall’altro i cinque consiglieri di FdI non solo voteranno di no ma hanno già indetto una conferenza stampa post voto per rimarcare la loro posizione. Potrebbe sembrare una situazione semplice, se presa isolata. Ma dopo i fatti degli ultimi giorni, legati ai candidati sardi per le elezioni del 25 febbraio 2024 sui quali né Salvini né Meloni sembrano voler compiere dei passi indietro, la situazione sul piano nazionale si complica: il capogruppo di FdI alla Camera, Tommaso Foti, in ambito di terzo mandato, ha dichiarato di non aver visto alcun atto depositato di cui discutere. Niente di sicuro, quindi, per il momento. L’unica cosa certa è che probabilmente a Salvini conviene mantenere Zaia in Veneto per evitare che in futuro il governatore veneto possa mettergli i bastoni tra le ruote sul piano nazionale.

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