Esteri

Firmano l’accordo Israele Hamas, ma il vero sconfitto è l’Iran

Di Giuliano Longo

 

Dopo  la firma  a Doha per  l’accordo fra Israele e Hamas con l’opposizione della estrema destra di Tel Aviv al Governo, vengono gradualmente rilasciati gli ostaggi ancora in mano all’organizzazione mentre fiumane di sfollati rientrano a Gaza ormai ridotta a un cumulo di macerie..

 

Hamas resta, ma ne esce l’Iran

 

Sin dall’inizio del conflitto dopo l’azione terroristica del 7 ottobre 2023, Israele si era  posta l’obiettivo  della completa elininazione di Hamas, sia come attore politico che come presednza militaremilitare. Di fatto Israele ne ha ridotto fortemente la leadership e la capacità operativa, ma alla fine il movimento è rimasto un attore politico.

Cosa è cambiato? Per molto tempo l’Iran è stato uno dei pilastri di Hamas. Questa interazione è sempre sembrata artificiale, forzata, ma c’era. Fino a poco tempo fa, i negoziati sulla Striscia di Gaza prevedevano la partecipazione di Teheran che era  stato sino ad allora  protagonista di tutti i negoziati, mentre ora è completamente fuori dal gioco (come d’altronde in Siria in mano ai Jadisti).

 

Sotto il profilo politico  questi sviluppi  offrono  ad Hamas l’opportunità di poter venire considerato un interlocutore anche con la presidenza di Donald Trump che sino a qualche settiman fa  minacciava ancora  fuoco e fiamme su Gaza, in assenza di una soluzione di tregua.

 

Un futuro di tregua senza l’autorità palestinese a Gaza

 

Quanto potrà questa tregua (che comunque non sarà pace per lungo tempo)  è oggetto di molte analisi e commenti sulla  la fragilità  di una intesa segnata da una ecatombe di palestinesi e da un odio diffuso a piene mani che non promette nulla di buono.

Con Biden la politica degli Stati Uniti (pur con tutte le sue ambiguità e l’incrollabile sostegno allo stato ebraico) era quella  dei “due Stati”(ebraico e palestinese) e si prefigurava un governo della Striscia affidato all’amministrazione palestinese di Fatah già debolmente presente nei territori della Cisgiordania.  Ma ora, dopo l’accordo, quando Hamas molto malconcio tornerà ad avere un certo status politico, sarà più difficile parlare di un’amministrazione palestinese unificata.

 

Quanto alla  posizione dello stesso D. Trump nei confronti dei due stati è nota da tempo: non dovranno mai esserci e semmai la terra dall’autonomia dovrebbe venir trovata, o addirittura acquistata, nella Cisgiordania stessa.

Anzi, il tycoon si spinge oltre prefigurando la deportazione degli abitanti delle Striscia di Gaza distrutta non solo in Cisgiordani, ma anche negli stati arabi vicini, che sarebbe come lanciare una bomba atomica demografica in Medio Oriente.

 

Ma The Donald ormai delle deportazioni di massa sta facendo il suo pedegree  o marchio di fabbrica che alimenta tutte le pulsioni razziste delle destre europee

C Biden, sostenendo  (in teoria) la costituzione di uno   Stato palestinese, rafforzava   invece gli attori arabi moderati nel quadro di quel  grande progetto, che  J. Sullivan  definiva ì “indo-arabo”.

 

Il ruolo dei paesi arabi divisi

 

Ora la situazione attuale  prefigura una riesumazione del cosiddetto “patto di Adamo” l’ accoro  strategico soprattutto fra i ricchi Paesi dell’area (Regno Saudita e Emirati arabi Uniti, incerto il Qatar che ha sempre sostenuto Hamas)  ) e Israele. “Pactum delendum” che probabilmente fu la motivazione  reale dell’attacco terroristico di Hamas.

 

Patto che separa di fatto i Paesi arabi su lati opposti del campo di gioco.
Fra Qatar ed Emirati Arabi Uniti, esiste un enorme contrasto che parte dalla  Siria e lo Yemen sino all’Africa anche se questa partita la stanno giocando molti altri players, inclusi Russia e Cina. Disioni sulle quali il Tycoon punterà sicuramente.

Le incognite di Siria e Turchia

 

Allargando i quadro, non si è ancora iniziato a parlare del finanziamento alla Siria che Ankara (furbescamente) vorrebbe far ricadere integralmente sulle ricche spalle delle  monarchie arabe, mentre la Turchia (Paese Nato) tenta di liquidare la partita con i Curdi del Nord, alleati degli Stati Uniti.

 

Un paese, la Siria, dove peraltro non è detto che i Jihadisti mantengano saldamente e indefinitamente il potere soprattutto se il nuovo presidente americano cambiasse idea. Forse Biden sarebbe stato più attento a favorire in qualche modo le ambizioni di Erdogan, ma non è detto che lo faccia Trump  il quale potrebbe decidere di affidare la satrapia siriana a qualcuno di sua fiducia.

La sconfitta dell’Iran
e i suoi vecchi nemici

 

E qui veniamo all’Iran il vero sconfitto da questo accordo.

  1. Trump si è sempre distinto per la sua retorica anti-iraniana sostenendo Israele come punta di diamante (anche atomica) per bloccare l’influenza di Teheran in Medio Oriente, ma soprattutto per bloccare le sue ambizioni nucleari. Fu lui infatti che nel maggio 2018 fece saltare l’accoro sul nucleare iraniano (JCOOA), sottoscritto da Obama e dai Paesi europei.

 

Un precedente che non va sottovalutato   perché una volta sistemato Hamas, la Siria, messi nell’angolo Hezbollah a leccarsi le ferite e lontana dalle  milizie irachene sciite da  quelle yemenite, è quindi probabile che Trump affiderà a Israele il  compito di regolare in qualche modo i conti con Teheran, per poi arrivare ad un accordo a sua immagine e somiglianza.

 

Si può vaticinare il futuro citando questa notizia che può apparire marginale. Recentemente gli iraniani hanno reso noto che gli elementi delle centrifughe acquistate per il loro programma nucleare, contenevano materiale esplodente un po come era successo per i cercapersone e gli elettrodomestici  di Hezbollah che provocarono un massacro fra le sue fila. La novità è che secondo le atorità di Teheran  quel materiale “sporco” sarebbe di origine israeliana

 

Conclusione

 

L’altra novità è il recente “accordo strategico” russo iraniano recentemente stipulato che va ben oltre i più che amichevoli rapporti esistente fra i sue Paesi, ma avviluppa Teheran in strettissimi legami con Mosca anche se non prevede un intervento militare dell’alleato in caso di minaccia sul suo territori,i come fu con quello russo con la  Corea del Nord.

 

Ma pone un cuneo geopolitico più che significativo alle ambizioni dell’Occidente e di Erdogan verso il Caucaso, ma soprattutto verso le ex repubbliche sovietiche centroasiatiche ancora area di influenza russa, ma soprattutto, in prospettiva, cinese..

A ben vedere  l’accordo tra Israele e Hamas, nella sua forma attuale e in questo momento, rappresenta solo il trasferimento  dei poteri dalla precedente amministrazione americana a quella nuova ovvero “gli ultimi passi di Biden” e i primi di Trump in sostanziale continuità.

 

Inutile quindi disquisire se il merito dell’accordo sia di Biden o di Trump perché il merito  è degli Stati Uniti che con l’uno o con l’altro presidente, non rinunciano alla propria egemonia in Medio Oriente, da cui la Russia e Iran apparentemente spariscono.

 

Ma il nuovo “grande Gioco” è appena iniziato con attori diversi (eccetto la Russia, rispetto a quelli dell’800) una partita che  dal Mediterraneo si estende sino alle Steppe del Kazakistan , alle montagne dell’Afghanistan e al Mar Cinese. Forse un po troppo per il neo-egemonismo americano.

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