Secondo quanto apprende LaPresse, il convoglio via terra della Global Sumud Land Convoy sarebbe stato attaccato nella zona ovest della Libia. “Siamo stati attaccate dalle forze libiche dell ovest nel nostro accampamento”, è la denuncia lanciata da Sara Suriani, attivista italiana della spedizione. “Alle 18.30 all’accampamento in cui eravamo in presidio ad attendere il rilascio di compagne e compagni, abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto. Prima 2, poi 4, poi altre ancora.
Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l area, salire sui pullman e andare via. Hanno iniziato a lanciare le tende per sgomberarle”, racconta ancora Suriani, che entra poi nei dettagli: “Ci urlavano di andare anche se chiedevamo solo di prendere i nostri effetti personali. C’è stato caos”. “Due compagne italiane erano rimaste nella moschea ma non ci è stato permesso di tornare indietro a cercarle”, sottolinea l’attivista, che poi spiega come “abbiamo ripreso i contatti con loro e verificato che siano nell’altro bus” in viaggio. “Un ragazzo dell organizzazione è privo di sensi e si ipotizza trauma cranico perché colpito da un pugno”, denuncia ancora Suriani, spiegando come “la moschea, in cui alcune donne erano rimaste, è stata alla fine sgomberata col gas. Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena. Una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori”. “Il tutto è durato sino alle 20.30 circa”, spiega, chiarendo che attualmente “tutti e 7 i componenti della delegazione italiana che erano ancora rimasti in Libia stanno bene, mentre noi siamo in pullman preceduti e seguiti dalle camionette militari”. “Non ci è stato detto dove ci stiano portando ma abbiamo saputo dal console che siamo diretti a Misurata per il rimpatrio”, conclude.
Autorità Libia, attivisti stanno ricevendo cure e assistenza
“Il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del governo libico sta seguendo da vicino la vicenda degli individui appartenenti al convoglio noto come ‘Sumud 2’, entrati in territorio libico in direzione della Striscia di Gaza senza aver completato le procedure legali e ottenuto i permessi necessari per l’ingresso e la circolazione attraverso i porti e le rotte autorizzati all’interno dello Stato libico”.
È quanto si legge in una nota del ministero del governo della Libia orientale, che precisa che “tutte le persone interessate stanno ricevendo le cure, l’assistenza sanitaria e umanitaria necessarie, nel pieno rispetto della legge, fino al completamento delle procedure legali e amministrative relative alla loro situazione”.
La questione, precisa ancora il ministero, viene trattata “nel quadro della responsabilità legale e umanitaria e in conformità con quanto richiesto dalla sovranità nazionale e dalle leggi e dai regolamenti vigenti nello Stato libico, con il pieno rispetto dei principi dei diritti umani e delle pertinenti norme umanitarie”. “Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ribadisce la ferma posizione di sostegno dello Stato libico alla causa palestinese e ai legittimi diritti del popolo palestinese, sottolineando al contempo che il rispetto della sovranità nazionale e dei controlli legali che regolano la libera circolazione delle persone attraverso le frontiere è irrinunciabile”, conclude la nota.
Red
