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Francia ballottaggio, “la Gauche” primo partito, le Pen delusa al terzo posto, i centristi di Macron al secondo

di Giuliano Longo

 

Gli elettori in Francia si sono mobilitati ancora una volta per impedire all’estrema destra di Marine Le Pen di prendere il potere, con una affluenza al voto di quasi il 70%, mai registrata nelle competizioni elettorali degli ultimi decenni.

Macron aveva  indetto elezioni anticipate a giugno nel tentativo di fermare sul nascere l’affermazione del Rassemblement Nationaldi estrema destra di Le Pen in testa al primo turno, ma la coalizione liberale del presidente è arretrata.

 

Il trionfo del Fronte Popolare  non ha certo  esaltato Macron  il quale nel corso di un incontro privato con i suoi alleati avrebbe  dichiarato con un malriposto ottimismo  “Le nostre idee sono ancora vive e [noi] non abbiamo perso elettori”

 

Mal riposto perché d’ora in poi governare la Francia sarà notevolmente complicato. Infatti nessun gruppo è nemmeno vicino alla maggioranza assoluta  e tutti i 3 raggruppamenti sono al di sotto dei 200 parlamentari, rispetto ai 289 richiesti per imporre il proprio candidato.

Sebbene l’alleanza di sinistra e i liberali di Macron abbiano concordato di collaborare e votare in modo tattico per impedire la vittoria del Rassemblement National di Le Pen, una coalizione tra i due gruppi per governare la Francia sembra improbabile.

 

Il veterano a di sinistra Jean-Luc Mélenchondi  France Insoumise,uno dei partiti del Fronte Popolare,ha escluso di governare con i liberali del presidente. Allo stesso modo il Primo Ministro di Macron Gabriel Attal,esclude di condividere  il potere con Mélenchon. Ma in politica verba volant, soprattutto a caldo dopo il ballottaggio.

Domenica sera, Attal aveva invece  aperto alla guida di un governo provvisorioper garantire una certa stabilità durante i Giochi olimpiciche si terranno alla fine di questo mese. In ogni caso qualunque governo emerga  è improbabile che rimanga stabile a lungo.

La discussione sul Bilancio dello Stato  di quest’autunno sarà il  potenziale punto criticoquando la Francia dovrà tagliare il suo deficit dopo aver mancato gli obiettivi all’inizio dell’anno. Ci sono molte idee su cui la sinistra, i liberali e l’estrema destra non troveranno mai un accordo, primo fra questi a politica fiscale. 

L’unica certezza è che o il Rassemblement Nazionale di Le Pen, dopo il successo al primo turno elettorale, sarà fuori dai giochi  per guadagnare  il potere per la prima volta nella sua storia, come hanno ben capito le migliaia di elettori di sinistra che hanno invaso le strade di Parigi fra qualche scontro.

Il clima cupo che ha caratterizzato il Ballottaggio del Rassemblement National la diceva già lunga: gli attivisti avevano fischiato Mélenchon e il presidente del partito, Jordan Bardella,condannava l’intesa elitaria tra centro e sinistra definendola un’“alleanza innaturale”.

Se c’è stato un vincitore questo è invece Mélenchon, che durante il comizio del suo partito ha chiesto  Macron di nominare un primo ministro di sinistra e di portare il suo movimento al potere. “Siamo pronti”,ha dichiarato facendo capire che non gli dispiacerebbe diventare lui stesso primo ministro della Francia.

Anche se questa soluzione non sembra probabile,  Macron potrebbe sondare l’opportunità di scegliere una figura di sinistra per formare un governo.Il Partito Socialista, ad esempio, non ha escluso del tutto la creazione di una coalizione più ampia, ma è improbabile che Mélenchon accetti di annacquare il suo radicale  manifesto elettorale.

In alternativa, Macron potrebbe nominare un governo ad interim,mantenendo Attal come PM. Oppure adottare il modello italianoe nominare un  “Governo di tecnici”che  si asterrebbe da piani ambiziosi, mantenendo attivi i meccanismi dello Stato. Per un tale governo baserebbe su un accordo tacito tra le parti,anche solo per rassicurare i mercati e i partner internazionali.

Ma un governo provvisorio o di esperti rischia di essere molto frustrante dal punto di vista democratico perché i francesi hanno votato in massa, il centro è stato sconfitto e se Attal rimane primo ministro, non è un buon precedente per la democrazia francese.

 

A destra invece, anziché leccarsi le ferite, si preparano i coltelli per il regolamento dei conti.   Mentre i dirigenti del Rassemblement National guardano sconsolatamente  alla futura conquista del palazzo presidenziale dell’Eliseo nel 2027, ka domanda è: per quanto tempo Bardella, il giovane Delfino di Marie, accetterà di rimanere il secondo violino di Le Pen.

 

Già sono emersi una serie di disaccordi su questioni politiche chiave, in particolare il rapporto del partito con la Russia,e suggeriscono che i suoi voti di lealtà potrebbero non essere così ferrei nonostante l’apparenza.

Le Pen, al contrario, è stata attenta a non criticare direttamente Putin. Interrogata sulla rielezione del presidente russo all’inizio di quest’anno, Le Pen ha detto: “Dobbiamo conviverci… Ci occupiamo della realtà così com’è e non del mondo come vorremmo che fosse”.

Anche sulla politica interna, Le Pen e Bardella divergono  come quando lui, all’inizio di quest’anno, ha criticato l’idea di imporre prezzi minimi per i prodotti agricoli francesi, cavallo di battaglia di lunga data di Marie che ha pubblicamente smentito il suo protetto durante una sessione di domande e risposte all’Assemblea nazionale.

Eppure c’è uno scenario in cui Bardella non dovrebbe affrontare Le Pen, se il sistema giudiziario francese lo favorisse.

Infatti Le Pen, insieme ad altri 27 membri del suo partito  affronterà il processo il 30 settembreper le accuse di aver utilizzato in modo improprio i fondi del Parlamento europeo per finanziare le attività della campagna elettorale, accuse che lei nega.

Se dichiarata colpevole, Marie potrebbe perdere il diritto di candidarsi alle elezioni, il che aprirebbe una finestra alla candidatura di Bardella per il 2027. Marine potrebbe essere arrestata durante il processo aprendo  quindi  la possibilità al giovanotto di andare avanti da solo.

Qualcuno già pensa che si stia preparando proprio per questo, ma pare proprio che le Francia non consentirà, anche in futuro, l’elezione di un presidente di Destra.

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