Politica

Gabrielli rompe il silenzio: “Nessuna lista di proscrizione. Non indaghiamo sulle opinioni. La diffusione del Bollettino non resterà impunita”

“Nessuna lista di proscrizione”. Lo ha assicurato l’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli, parlando in conferenza stampa del bollettino sulla disinformazione nel conflitto russo-ucriano desecretato nella giornata di venerdì.
“Questa vicenda impone delle riflessioni e riguarda l’utilità. Nel bollettino non si raccontano cose riguardo la sicurezza nazionale”, ha precisato Gabrielli. “L’attività è di ricognizione su fonti aperte. Non ha nulla a che vedere con schedatura o dossieraggio”.
“Ognuno di noi ha una sua storia. Alcune insinuazioni non riconoscono il valore di quello che si è fatto”, ha aggiunto. “Le opinioni sono rispettate sempre, cosa diversa sono le fake news e la loro orchestrazione che, qualora accertata, potrebbe essere oggetto di un’attività di altro tipo”, ha spiegato, continuando: “L’unico antidoto alla propaganda è la libera informazione, la libertà di espressione, un bene prezioso da salvaguardare sempre. Tutto ciò che è un diverso pensiero è una ricchezza”. Per Gabrielli “c’è una mano solerte dietro la diffusione del bollettino”, “un fatto gravissimo” e rispetto al quale “nulla resterà impunito, credo che lo dobbiamo al Paese”, assicura il sottosegretario, continuando: “La disinformazione è figlia della minaccia ibrida” e il tavolo istituito nel 2019 e coordinato dal Dis non porta avanti “un’attività iniziata con la guerra in Ucraina, ma prima della pandemia, su sollecitazione della Ue e dei partner atlantici affinché i Paesi alleati si dotassero di sistemi di monitoraggio della minaccia ibrida”. Giornalisti o politici oggetto di investigazione o di monitoraggio da parte dell’intelligence? “No, senza se e senza ma. Non ci sono né giornalisti e men che meno politici, l’ho detto in maniera chiara” anche sulla vicenda che ha coinvolto il senatore Matteo “Salvini, su questo “bisogna essere chiari o rischiamo di farci male”, afferma ancora Gabrielli. Il Bollettino sulla disinformazione russa non attiene alla sicurezza nazionale “ma a salvaguardare le persone che sono citate nei documenti”, ha poi spiegato precisando che con “due fugaci riferimenti a persone” non è possibile “sostenere che questa attività abbia a che fare con le opinioni dei cittadini di questo Paese”. Dunque il termine “riservato è proprio il minimo sindacale e risponde all’esigenza di tutelare le persone che sono coinvolte”. “Con riferimento all’ex presidente della commissione Esteri Petrocelli, che si è sentito giustamente leso da questa vicenda” della cosiddetta lista anti-Putin “vorrei rassicurarlo che il suo nominativo non compare in nessun tipo di investigazione, così come non esistono i nominativi che sono stati fatti dal giornale e presenti anche nel bollettino: un conto è riportare dichiarazioni, un conto svolgere approfondimenti e investigazioni”, puntualizza quindi Gabrielli in conferenza stampa. Quella del cosiddetto bollettino sulla disinformazione “è un’attività di ricognizione di fonte aperta, non ha nulla a che vedere con l’attività dell’intelligence” e “non ha nulla che possa essere identificato con la schedatura, il dossieraggio di persone”, dice ancora, aggiungendo: “Non esiste alcuna finalità se non quella di un’attenzione alle possibili insidie del variegato mondo dell’informazione”. “Un conto è riportare dichiarazioni e un conto è svolgere approfondimenti e investigazioni che ovviamente presupporrebbero la definizione di ‘liste di proscrizione’ su cui voglio sgombrare il campo da qualsiasi possibile equivoco”, aggiunge. Il “report, il bollettino” sulla disinformazione, ne  era a conoscenza dello staff” del presidente del Consiglio Mario Draghi, “i 4 bollettini da febbraio non avevano mai evidenziato particolari significative emergenze e sono state da me rappresentate specificamente al presidente del Consiglio. Il report è lo stesso che è stato trasmesso al Copasir. E’ stato protocollato il 3 di giugno e il Copasir lo ha ricevuto il 6”, spiega rispondendo alle domande dei cronisti in conferenza stampa.  A chi gli chiede se goda ancora della fiducia del premier, “credo che questa domanda vada posta al presidente del Consiglio – risponde Gabrielli -, ma avendo quotidiani rapporti con il presidente Draghi non ho percepito particolari criticità”. La fuga di notizie sul bollettino prodotto dal tavolo coordinato dal Dis, “impone delle riflessioni, se il prezzo è così alto va fatta una riflessione sull’utilità”, spiega, rispondendo a un’altre domanda. “Il documento – continua il sottosegretario – non è arrivato ai giornalisti perché sceso dal cielo, è stato editato il 3 giugno e quindi le stesse tempistiche fanno ritenere che ci sia stata qualche mano solerte. È una cosa gravissima non tanto per il livello delle informazioni che vengono rese, ma per il fatto stesso che è un documento classificato e che doveva rimanere nell’ambito della disponibilità degli operatori, è una cosa gravissima e che ha creato grande discredito”.

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