I leader di Francia, Germania e Polonia, il cosiddetto “triangolo di Weimar”, hanno chiesto che ci siano “indagini trasparenti” in Georgia sulle “numerose irregolarità” denunciate durante le elezioni legislative del 26 ottobre. La vittoria del partito Sogno Georgiano è contestata dall’opposizione europeista del Paese. “Se la Georgia non cambia rotta dimostrando sforzi concreti di riforma (…), non saremo in grado di sostenere l’apertura dei negoziati per la sua adesione all’Unione europea”, affermano il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il primo ministro polacco Donald Tusk in una dichiarazione congiunta prima del vertice informale di Budapest. Il partito Sogno Georgiano è al potere dal 2012 e l’opposizione denuncia la sua deriva conservatrice e autoritaria filo-russa, che vuole allontanare la Georgia dall’Unione Europea e dalla NATO. Lunedì sera migliaia di manifestanti si sono radunati davanti al Parlamento georgiano a Tbilisi, per la seconda volta dall’annuncio dei risultati che l’opposizione non riconosce. Il Cremlino ha respinto le accuse di ingerenza, mentre Ue e Stati Uniti hanno denunciato “irregolarità” e chiesto indagini. I leader del triangolo di Weimar si dicono “profondamente preoccupati per le numerose irregolarità e intimidazioni nei confronti degli elettori” denunciate dalla missione di osservazione internazionale. Chiedono di “indagare su tutte le denunce e far luce sulle irregolarità”. “Sosteniamo le aspirazioni democratiche ed europee del popolo georgiano”, concludono. Va detto poi delle retate di dissidenti in Bielorussia dove la autorità hanno avviato un’ondata di arresti in vista delle elezioni di gennaio. Lo ha reso noto il centro per i diritti umani Viasna, secondo cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, sta ricorrendo alla repressione per assicurarsi il suo settimo mandato. Secondo Viasna, nell’ultima settimana sono state arrestate oltre 100 persone, molti dei quali sono stati collegati a chat di quartiere online, che le autorità hanno recentemente etichettato come “estremiste” e accusate di far parte di una cospirazione. Queste chat locali, un tempo utilizzate per coordinare proteste come quelle del 2020 contro i presunti brogli elettorali, sono ora viste come minacce. Le carceri sono sovraffollate e molti detenuti, compresi i prigionieri politici, devono affrontare condizioni di detenzione difficili. Anche il numero di condanne per tradimento sta aumentando rapidamente. Ottantotto persone hanno ricevuto condanne per accuse di tradimento, il doppio rispetto a nove anni fa, ha detto Viasna. La leader dell’opposizione in esilio Sviatlana Tsikhanouskaya ha condannato la repressione, invitando l’Occidente a rispondere e sollecitando i bielorussi a votare contro tutti i candidati. La Bielorussia non ha avuto elezioni libere e giuste dal 1994. Le precedenti elezioni presidenziali, che Lukashenko ha dichiarato di aver vinto con una valanga di voti, l’80%, hanno provocato proteste in tutto il paese e una successiva repressione del dissenso da parte del regime. Nel tentativo di reprimere l’opposizione, il regime di Lukashenko ha eliminato i media indipendenti, chiuso oltre 1.700 organizzazioni civiche senza scopo di lucro, messo al bando tutti i partiti politici fedeli al regime, tranne quattro, e incarcerato oltre 1.300 prigionieri politici.
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