Cronaca

Gino Falleri, onorare il suo insegnamento

Sono passati sei anni dalla morte di uno dei punti di riferimento del giornalismo italiano

Il 18 marzo 2019 moriva a Roma Luigi Falleri (per tutti Gino), figura tra le  più rappresentative del giornalismo italiano e in particolare del pubblicismo che, nel corso della sua vita professionale, si era iscritto nell’Elenco Pubblicisti dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio nel 1957, ha avuto esperienza diretta e non teorica dell’intero mondo della professione in tutte le sue articolazioni comprese quelle relative alle regole contrattuali e al funzionamento delle diposizioni ordinistiche.

Non dimenticava mai di ricordare che il giornalismo è un bene pubblico dal quale discende il buon funzionamento della democrazia che deve essere svolto in piena libertà da minacce e condizionamenti in conformità di quanto sancito dall’art. 21 della Costituzione e che il giornalista ha le responsabilità civile e penale della legittimità della pubblicazione di una notizia, cioè di “come” la notizia è stata cercata e se è stata “legittimamente” acquisita.

A tal fine, nei suoi numerosi interventi e nei suoi scritti, ha sempre sollecitato particolare attenzione  agli scenari futuri dell’informazione, con particolare attenzione alla “rivoluzione digitale” che ha spostato l’asse della comunicazione sia istituzionale che delle pubbliche relazioni, dapprima riservata  ai solo rapporti con la stampa, a tutto ciò che accade online perché Internet ha reso la comunicazione e l’informazione rapida, globale, diretta e interattiva, richiedendo per le parti in gioco sempre nuove competenze e nuovi approcci alla gestione delle stesse.

La sua lungimirante visione dell’evoluzione del giornalismo è stata ereditata dal “Gruppo Gino Falleri”, nome assunto dopo la sua scomparsa, con la leadership di Roberto Rossi il più stretto collaboratore di Gino Falleri e suo alter ego, dal Gruppo “Pubblicisti Unitari di Stampa Romana”  insieme a numerosi colleghi professionisti che ne condividono idee e prospettive  nella consapevolezza che la professione giornalistica non si esercita più soltanto sui media tradizionali, ma anche su piattaforme digitali.

I giornalisti del “Gruppo Gino Falleri” – eredi della visione di Gino Falleri nell’impegno della salvaguardia della figura del giornalista proiettata verso un futuro dove è sempre più difficile essere responsabili, eticamente e deontologicamente, del rispetto della verità sostanziale dei fatti e della persona – si sono e sono impegnati, attraverso i propri rappresentanti negli organismi professionali  (Roberto Rossi e Manuela Biancospino rispettivamente Vice Presidente e Tesoriere dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e Walter Scognamiglio nel Consiglio Nazionale) e dei Vertici del GUS – Gruppo Uffici Stampa della FNSI di cui Falleri è stato fondatore e Presidente Nazionale, a sollecitare una riforma della Legge 69/1963 che, nel disciplinare le modalità di accesso alla professione, non sia penalizzante nei confronti del ruolo del pubblicista e che riconoscesse l’avvenuta evoluzione del giornalismo in relazione al progressivo e imprevedibile allargamento della produzione giornalistica a realtà tecnologiche e sociali che vanno sempre più ad aggiungersi ai canali di informazione che necessitano di una adeguata regolamentazione.

Perché se è vero, come affermava Gino Falleri, che l’esercizio della professione deve essere continuamente adeguato alle nuove forme di comunicazione, è soprattutto vero che non cambia nella società il ruolo del giornalista che deve continuare ad essere “il difensore della democrazia”.

Particolare attenzione il “Gruppo Gino Falleri” sta dedicando alla salvaguardia della dignità, della credibilità e del ruolo del giornalista che, a fronte della destrutturazione del mondo tradizionale dell’informazione tende sempre più a perdere identità e ruolo. Tra le iniziative, quelle a tutela del “fotogiornalismo” sollecitando le Istituzioni a riconoscere la fotografia, e in particolare quella di cronaca, come bene culturale che testimonia momenti irripetibili della storia umana, sociale e politica di un Paese, vigilando sull’avvenuto rispetto da parte degli editori dei media sull’utilizzo del materiale fotografico, che deve essere adeguatamente retribuito, nel rispetto della tutela del diritto d’autore che impone l’obbligo della “firma” dell’autore dell’immagine pubblicata uscendo  dalla logica della “fotografia figlia di nessuno”.

Nei prossimi giorni i giornalisti del Lazio sono chiamati ad eleggere i loro rappresentanti nel Consiglio Regionale e in quello Nazionale: si vota, in seconda convocazione, online il 19 ed il 20 marzo prossimi dalle ore 10.00 alle 20.00 e in presenza il 23 marzo dalle ore 10.00 alle 18.00, a Roma nel Centro di Preparazione Olimpica Acqua Acetosa “Giulio Onesti” in Largo Giulio Onesti n.1. Se i colleghi riterranno opportuno riconoscere l’attenzione posta dal “Gruppo Gino Falleri” ai non pochi problemi e alle profonde mutazioni in atto nella professione e nel mondo editoriale per la salvaguardia del giornalismo, potranno esprimere le loro preferenze ai colleghi che hanno accettato di candidarsi: Pubblicisti per il Consiglio Regionale (scheda azzurra): Roberto Rossi 1953, Manuela Biancospino e Nicola Di Stefano; per Revisore dei Conti, Massimiliano Grasso; per il Consiglio Nazionale (Scheda rosa), Walter Scognamiglio; Professionisti per il Consiglio Regionale (scheda verde): Elisabetta Mancini, Silvia Mattoni, Valter Delle Donne, Adolfo Spezzaferro, Mariavittoria Savini e, per Revisore dei Conti, Francesco Certo.

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