di Orietta Migliori
“Insieme in questi anni abbiamo sicuramente smentito i pronostici più nefasti, siamo riusciti a dimostrare che se e quando il sistema Italia lavora insieme, quando si prende per mano, quando si muove in un’unica direzione, con una visione, con un’idea di posizionamento, con un programma chiaro, con una strategia, allora è possibile per questa nazione fare la differenza”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo all’Assemblea di Confcommercio in corso all’Auditorium della Conciliazione, a Roma. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti, però io considero ugualmente disonesto voler fingere a tutti i costi di ignorare o dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono” sottolinea la premier, spiegando che bisogna “restituire a questa nazione fondamentalmente una consapevolezza, che buona parte di quello che può accadere dipende da noi, dipende da quanto noi riusciamo a crederci”. “Allora a me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata – sottolinea -, perché il quadro macroeconomico, e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali, raccontano invece una nazione che pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni non solo ha resistito, ma ha rilanciato, nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto. Questa nazione non si è fatta spaventare, ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade per gli italiani. L’Italia è così, l’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno malissimo. E allora l’occupazione continua a registrare numeri record, l’export tricolore è stato più forte dei tassi, la produzione industriale inizia a mostrare segnali di ripresa, la rinnovata credibilità dell’Italia spinge i rilanci agli investimenti esteri. Possiamo fare meglio? No, dobbiamo fare meglio. Dobbiamo fare molto meglio, però di che cosa abbiamo bisogno per riuscirci? Abbiamo bisogno di crederci sul serio. Abbiamo bisogno di capire che questo tempo non perdona chi tentenna, chi indugia, chi utilizza il contesto come un alibi per non doversi mettere alla prova. Allora prendete fiato se ne avete bisogno, lo farò anch’io, ma non esitate. Osate invece, sfidate il vostro competitor, che in fin dei conti è anche il modo migliore che avete per sfidare voi stessi, perché questo non è il tempo dei dubbi, non è il tempo delle incertezze, non è il tempo dell’attesa. Questo è il tempo dell’azione, ma la buona notizia è che il tempo dell’azione è anche il tempo dell’Italia”, conclude Meloni.
Da 10 anni mancava premier ad assemblea, colmato assenza
“Non è la prima assemblea di Confcommercio alla quale partecipo, certamente è la prima assemblea di Confcommercio alla quale partecipo da presidente del Consiglio dei Ministri. Il presidente Sangalli sa quanto mi sia dispiaciuto non essere riuscita ad accettare prima questo invito, ma avevo promesso che che avrei colmato questa questa assenza e ogni promessa è debito. E a maggior ragione era fondamentale colmare questa assenza perché sono credo 10 anni che un presidente del Consiglio dei Ministri non partecipa all’assemblea di Confcommercio e credo che questa assenza non renda onore e giustizia al peso dell’associazione, della realtà che rappresenta nell’economia della nostra nazione”.
Ricchezza non la fanno governi ma imprenditori e lavoratori
“Il vostro lavoro è così prezioso per noi, per l’economia di questa nazione, per rafforzare l’immagine e la reputazione dell’Italia nel mondo. Questi risultati sono chiaramente merito vostro. Non sono merito del governo, quello che il governo ha cercato di fare in questi anni è quello che gli compete: cercare di accompagnarvi, sostenervi, senza disturbare chi crea i posti di lavoro in questa nazione. Perché la ricchezza non la fanno i governi, non la fanno le leggi, non la fanno i decreti. La ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori e quello che devono fare le leggi, i decreti e la politica è cercare di accompagnare e consentire che quelle persone possano lavorare al meglio delle loro potenzialità. Abbiamo cercato interpretare così il nostro lavoro, sostenendo il vostro dinamismo, la vostra intraprendenza per mettervi nelle condizioni di lavorare nelle migliori condizioni possibile”, ha aggiunto la premier.
Commercio colonna sistema Italia, piattaforme web non vi sostituiscono
“Confcommercio c’è, c’è sempre stata. Non vi siete mai tirati indietro e non avete mai anteposto l’interesse di categoria a quello generale. Avete sempre interpretato il vostro ruolo con buon senso e con pragmatismo, fondamentalmente credo perché siete consapevoli della responsabilità che comporti essere una delle colonne del sistema Italia, uno dei motori più identitari e più dinamici dell’economia della nostra nazione. L’anno scorso avete compiuto 80 anni, i vostri primi 80 anni. La Repubblica italiana li ha compiuti quest’anno, cioè ancora prima che nascesse la nostra Repubblica, voi eravate già in campo. E non escludo che Sangalli fosse già presidente dell’associazione – scherza la premier -. Eravate già in campo nei territori, tra la gente, per le strade, perché questa è la vostra identità profonda. Voi siete una forza di popolo che nasce dal basso e che dal basso costruisce ogni giorno ricchezza, coesione, vitalità per questa nazione. Le vostre attività rappresentano quel tessuto che tiene vivo il nostro territorio, i nostri borghi, le nostre città, dalle più grandi alle più piccole. Ogni serranda alzata è una luce, è un punto di riferimento, è una certezza, ma è anche segno di energia, di saper fare e presidio di sicurezza, di socialità, di comunità. È qualcosa che nessuna piattaforma online potrà mai sostituire”.
Immaginiamo insieme nuovo modello sviluppo urbano
“Voglio cogliere l’occasione di questa assemblea per lanciare insieme a voi una sfida che è sia economica, ma se vogliamo è soprattutto identitaria e culturale. Proviamo a riappropriarci di quello che siamo, della nostra tradizione, della nostra storia trasferendolo nelle nostre città, nei nostri quartieri e nei nostri borghi. Immaginiamo insieme un nuovo modello di sviluppo urbano che sappia rimettere al centro le persone, l’economia di prossimità, i luoghi aggregativi, gli spazi per le famiglie, le strutture per chi è più fragile, che dia un centro a ciascuna periferia, che consideri i luoghi fondamentali della vita e dell’aggregazione importanti tanto quanto la casa stessa. Abbiamo uno strumento a portata di mano per farlo insieme, che è il Piano Casa – spiega la premier -. Io la considero un’opportunità importante, non solo per garantire una casa a un prezzo giusto a chi non riesce a sostenere i costi di mercato, ma anche per provare a rigenerare le nostre città, renderle spazi più accoglienti e più a misura d’uomo”.
Energia, non bisogna avere paura di fare quello che è giusto fare
“Dall’inizio del nostro mandato siamo schierati sullo stesso fronte nel sostenere un approccio pragmatico e non ideologico alla transizione ecologica, il lavoro che stiamo facendo in Europa sui tanti dossier è lì a dimostrarlo. La richiesta ad esempio pressante che stiamo portando avanti per rivedere il sistema Ets, per diminuire l’impatto sul trasporto pesante, per rivedere l’Ets marittimo che rischia di penalizzare enormemente i nostri porti a vantaggio dei porti del Nord Africa senza alcun beneficio, tra l’altro, in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo. Per la stessa ragione non abbiamo smesso di sostenere l’acquisto del carburante per l’autotrasporto, sia in via ordinaria, sia reagendo all’aumento dei prezzi causato dalla crisi dello stretto di Hormuz – ha aggiunto la premier -. Se noi vogliamo contenere l’effetto inflazionistico della crisi energetica sui cittadini e allo stesso tempo salvare un settore che fa muovere e vivere la nazione, come un’altra crisi, quella del Covid ci ha ampiamente dimostrato, non bisogna avere paura di fare quello che è giusto fare”.
Italia no Repubblica delle banane, qui si rispettano regole
Il governo si è mosso per contrastare il “fenomeno odioso delle attività ‘apri e chiudi’, ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando le tasse, poi chiudendo e riaprendo sotto un altro nome. Finora ne abbiamo chiuse d’ufficio 24mila, un risultato importante per lo Stato, ma certamente più importante per gli imprenditori onesti di questa nazione che pagano le tasse e non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare perché il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”.
Fisco: Tassare patrimonio? Noi perché italiani possano ambire ad averlo
“In questi anni abbiamo lavorato molto anche per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani. Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo. Per intenderci, altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo, un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrificio”.
