di Piero Bevilacqua (*)
La classe dirigente italiana, e in gran parte quella europea, è vittima di una falsa narrazione. Si pone nei confronti degli USA con atteggiamento di gratitudine, perché avrebbero protetto il paese in tutto il dopoguerra. Sicché, come ha scritto Draghi nel suo Rapporto sulla competitività del 2024, <<La sicurezza dell’ombrello di sicurezza/sic!/ degli Stati Uniti ha liberato budget per la difesa da destinare ad altre priorità>> Ma è proprio così? Dopo la guerra l’Italia si è fornita di un esercito e di armamenti spesso comprati dagli USA, come hanno fatto gli altri stati. Sicché oggi, com’è noto, la spesa militare complessiva degli stati europei eccede di oltre il 50% quella del Russia, da 4 anni in guerra. Ma da quale minaccia dovevamo difenderci per reclamare un “ombrello”? Non certo dall’Africa o dal Medio Oriente. Vale la pena ricordare che la Nato nasce nel 1949 e sorge in opposizione all’URSS, che usciva stremata dalla guerra, e reagì con il Patto di Varsavia solo nel 1955. A parte i conflitti nella Germania divisa, nessuna minaccia venne mai da quel fronte all’Europa occidentale, secondo le logiche della divisione per blocchi stabilità a Yalta. Come ha scritto Hobsbawm: <<I sovietici ritenevano che, sia a livello internazionale che all’interno di ogni paese, la politica del dopoguerra dovesse svolgersi entro i confini dell’alleanza antifascista con tutte le forze politiche. Essi si auguravano una coesistenza di lunga durata, o piuttosto una simbiosi di sistemi capitalista e comunista. (…) Questo scenario ottimistico scomparve ben presto per lasciare il posto alla notte della guerra fredda.>> (E. J. Hobsbawum, Il secolo breve.Rizzoli 1995)
In realtà non era il Vecchio Continente che aveva bisogno di essere protetto, ma erano i progetti di espansione imperiale degli USA che avevano bisogno del suo controllo. E non solo perché le economie europee, rianimate dal Piano Marshall, rappresentavano un immenso mercato per la fiorente manifattura americana, ma perché l’Europa e in primo luogo l’Italia, rappresentavano l’ingresso nel Mediterraneo e la proiezione verso il Medio Oriente. Ha ricordato il filosofo tedesco Hauke Ritz <<Senza l’Europa, gli Stati Uniti erano semplicemente una grossa isola ai margini del mondo. È stata solo la partecipazione a tutte le questioni europee a renderli una potenza sulla scena mondiale.>> (Perché l’Occidente odia la Russia, Fazi 2026). Basti qui considerare che cosa ha fruttato l’ingresso in Medio Oriente. Nel 1974, grazie agli accordi con l’Arabia Saudita, gli USA, che avevano dovuto rinunciare 3 anni prima alla convertibilità in oro del dollaro, lo agganciano al petrolio, rendendolo la moneta delle transazioni internazionali e facendone lo strumento di saccheggio di tutte delle economie del pianeta. Grazie a questa supremazia gli USA hanno potuto finanziare fino ad oggi tutte le loro guerre di aggressione e mantengono circa 800 basi militari sparse per il globo grazie alla stampa di carta verde.
Dopo il crollo dell’URSS, nel 1991, la funzione “difensiva” della Nato era finita. Tenerla in vita. quando la guerra fredda era cessata, è servita ad assecondare i disegni di dominio unipolare americano. Non più alleanza, ma subalternità a fini estranei agli interessi europei. Ma oggi che devono affrontare la competizione con la Cina e altri comprimari, fronteggiare un debito non più sostenibile, gli USA tentano di abbandonare lo scenario dell’Europa. L’impero è diventato troppo vasto per le sue finanze. Così abbandonano l’Ucraina dopo averla armata in una guerra per procura, scappando dall’ennesima disfatta. E come reagiscono l’UE e i governanti europei? Come i domestici a cui è morto all’improvviso il padrone. Scambiano la fine di un lungo asservimento per una perdita. Ed è talmente introiettato il servaggio che vogliono farsi carico di quella guerra, ordita anche contro di loro, e continuarla a proprie spese. Avendo conquistato la libertà, i vassalli non sanno fare altro che continuare i vecchi compiti, sperando in un nuovo padrone. Si comprende perciò il lamento di Draghi, ad Aquisgrana, sulla <<solitudine>> dell’Europa. Non potendo più fare politica sotto dettatura americana, com’è accaduto per quasi 80 anni, le élites europee si ritrovano nel grande mare aperto della sovranità politica. Ignorano cosa sia, perciò hanno paura del futuro.
(*) Storico e scrittore
