di Riccardo Bizzarri (*)
Nella cornice della Fiera Work On Work, la manifestazione promossa dal Comune di Ferrara dedicata all’orientamento, all’occupazione e alle politiche attive del lavoro, la voce di Suor Anna Monia Alfieri risuona come una chiamata al realismo e alla responsabilità. L’evento, fortemente voluto dall’assessora comunale Angela Travagli, che ha posto “Obiettivo Occupazione” e “Obiettivo Lavoro” al centro della propria agenda, si conferma un luogo di confronto nazionale e soprattutto concreto tra istituzioni, imprese, scuole e famiglie.
Suor Monia, Cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta riconosciuta di politiche scolastiche, ha affrontato senza retorica il tema che attraversa l’Italia: il rapporto tra giovani, formazione e futuro lavorativo. Un tema che, ha sottolineato, «spesso è stato interpretato in chiave ideologica, quando richiederebbe invece un’analisi sociologica e formativa, lucida e coraggiosa».
“Perché i giovani si aspettano così poco dal loro futuro?”
Davanti a un pubblico composto da studenti, docenti e operatori del mondo del lavoro, Suor Monia ha messo in luce una delle fratture principali della società contemporanea: «L’incertezza, il disincanto, la mancanza di progettualità sono ormai compagne quotidiane dei nostri giovani. E sono anche il risultato della crisi delle due principali agenzie educative: la famiglia e la scuola».
Una “società senza padri, a volte senza madri”, come la religiosa definisce provocatoriamente, genera solitudine, sfiducia e difficoltà a immaginare un percorso di crescita personale e professionale. Il cuore del suo intervento si concentra sul sistema scolastico: «La scuola avrebbe dovuto essere l’ascensore sociale per eccellenza, come lo è stata nel dopoguerra. Ma scelte ideologiche, rigidità amministrative e interessi di parte l’hanno trasformata in un sistema classista e discriminatorio».
Il riferimento è chiaro: la mancata piena attuazione del sistema pubblico integrato previsto dalla legge 62/2000 e la persistenza di un dualismo che penalizza le famiglie con minori possibilità economiche, limitando la loro libertà educativa.
«Il risultato – afferma – è che la scuola italiana spende di più, ma spesso peggio. E così facendo non forma né cittadini responsabili né giovani capaci di affrontare il mondo del lavoro».
Suor Monia non nega l’importanza delle competenze, ma denuncia lo squilibrio che ha trasformato le scuole in luoghi di “addestramento” più che di pensiero: «Abbiamo immolato letteratura, filosofia, arte, scienza sull’altare delle competenze. Ma senza conoscenza non c’è pensiero, senza pensiero non c’è azione. E oggi i giovani faticano sia a pensare sia a pensarsi».
Gavetta, meritocrazia e responsabilità: le parole che non piacciono più
La religiosa affronta anche, senza sconti, un nodo spesso taciuto:
«È vero che molte aziende sfruttano i giovani. Ma quanti sono realmente disposti a fare la gavetta? E quante famiglie, quante scuole educano davvero alla responsabilità?»
Racconta la propria esperienza lavorativa giovanile, le “dieci ore al giorno, sei giorni su sette”, vissute come un privilegio formativo. Ma riconosce che oggi la gavetta ha perso di senso perché si è sgretolata la meritocrazia, sostituita da baronati, raccomandazioni e rigidità che soffocano i talenti.
«Se un giovane trascorre i pomeriggi nel nulla – avverte – arriverà ai colloqui chiedendo solo quante ferie avrà. Senza esperienze, senza volontariato, senza impegno, non si costruisce un futuro».
Libertà educativa e “buono scuola”: la battaglia che continua
Durante la giornata ferrarese, Suor Monia ritorna anche sul tema nazionale del buono scuola, criticando le narrazioni ideologiche che dipingono gli aiuti alle famiglie come “favori ai ricchi”. I numeri, ricorda, dimostrano l’opposto.
«Le famiglie che scelgono la paritaria pagano due volte: con le tasse e con la retta. E intanto lo Stato risparmia. Il pluralismo educativo è un valore che solleva gli apprendimenti, come mostrano le regioni che hanno introdotto voucher e doti scolastiche».
E ribadisce: «La meta finale è il costo standard di sostenibilità per allievo, l’unico strumento per rendere davvero libero e di qualità il sistema educativo pubblico – statale e paritario – del nostro Paese».
L’intervento si inserisce perfettamente nella visione dell’assessora Angela Travagli, che con la Fiera Work On Work intende creare un ecosistema territoriale capace di unire orientamento, formazione, imprese e amministrazione pubblica.
«Obiettivo Occupazione» e «Obiettivo Lavoro» sono per il Comune di Ferrara non slogan, ma linee guida operative: contrasto alla dispersione scolastica, programmi per il reinserimento lavorativo, percorsi formativi con le imprese, investimenti sulle competenze.
In questo contesto, le parole di Suor Monia assumono un valore strategico: «La scuola deve preparare al lavoro, ma anche alla vita. Serve equilibrio, capacità relazionale, adattamento, resilienza, umiltà. E voglia di darsi da fare».
La Fiera Work On Work si chiude con una consapevolezza forte: senza una riforma culturale che rimetta al centro educazione, responsabilità e merito, nessuna politica attiva del lavoro potrà davvero funzionare.
Il messaggio di Suor Anna Monia Alfieri, raccolto dall’assessora Travagli e dalle istituzioni presenti, è un invito a un’alleanza educativa che unisca scuola, famiglie, imprese e comunità. Non un’utopia, ma un lavoro quotidiano. Che parte da Ferrara. E riguarda l’Italia intera.
(*) Giornalista
