Politica

Giustizia: Stefania Craxi (FI), lettera Moroni atto verità contro falsa rivoluzione Mani pulite

“Nel giorno dell’anniversario del suicidio di Sergio Moroni, voglio rendere omaggio alla sua memoria ricordando non solo l’uomo, il politico, ma il significato profondo del gesto con cui pose fine alla sua esistenza. Moroni, nel compiere il gesto estremo, scrisse una lettera-testamento che rimane ancora oggi uno dei documenti più lucidi e dolorosi della falsa rivoluzione di Mani pulite. In quelle righe, affidate alla storia con una dignità che non ammette retorica, egli denunciò il clima di furore giustizialista, la trasformazione del processo mediatico in condanna anticipata, la deriva che stava travolgendo sommariamente persone, istituzioni e garanzie fondamentali”. Lo dichiara la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi.

“La sua non fu una difesa di parte, né un tentativo di sottrarsi alle responsabilità politiche. Fu invece l’atto di denuncia del cortocircuito del nostro sistema democratico e, contestualmente, un monito alle generazioni a venire ad evitare la tentazione di sostituire la complessità della politica con la semplificazione moralistica, a non trasformare la giustizia in spettacolo, a rigettare la pressione di una demagogia giudiziaria che, allora come oggi, rischia di deformare i principi dello Stato di Diritto e di indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Ricordare Moroni significa ricordare che la democrazia vive di garanzie, di equilibrio tra poteri, di rispetto delle persone e dei tempi della giustizia. E vive, anche, di una giustizia giusta. Ma, ancor più, significa ribadire che nessuna emergenza, nessuna stagione politica, nessuna ondata emotiva può giustificare la sospensione dei diritti o la trasformazione dell’avversario in colpevole. La sua lettera resta un testo imperituro, un atto di verità che attraversa le generazioni e che parla ancora oggi a un Paese spesso esposto alle oscillazioni del populismo, alle scorciatoie del giustizialismo, alle narrazioni che dividono invece di ricomporre”, conclude.

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