Politica

Tribunali italiani senza periti. Quando la Giustizia non trova più gli esperti

di Federico Saccani (*)

Uno dei capolavori Italiani è quando lo Stato riesce a creare un sistema in cui perdono tutti: professionisti, giudici e cittadini, un perfetto miracolo burocratico.

Nei tribunali Italiani sta accadendo qualcosa di curioso: i periti e gli esperti, quelli che dovrebbero spiegare le cose tecniche complicate ai giudici ed alle parti in un processo, stanno lentamente scomparendo. Per i non addetti ai lavori, senza questi esperti la gran parte delle cause civili e penali non possono svolgersi. Dovrebbero essere una specie protetta come il panda o l’elefante africano ed invece si continua a cacciarli, non con il fucile ovviamente, ma con un ingranaggio amministrativo pieno di trappole, costi elevati e la mancanza di una adeguata remunerazione. E’ vero che le competenze nel bel paese non mancherebbero, ma sempre meno professionisti sono disposti a lavorare per la giustizia.

 

Il motivo è semplice e quasi imbarazzante nella sua linearità: il sistema non conviene! Le parcelle riconosciute dai tribunali sono spesso ferme a tariffe pensate decenni fa. Nel frattempo sono cresciuti costi, responsabilità e burocrazia, il risultato è che un professionista qualificato, davanti alla prospettiva di lavorare mesi per compensi modesti e pagati con tempi imprevedibili ed a volte nemmeno pagati, tende a declinare con elegante rapidità.

 

Diventare esperto del tribunale non è affatto semplice: L’iscrizione agli albi richiede requisiti: la legge richiede speciali competenze, non normali competenze…devi essere un fenomeno! inoltre il “tecnico” deve presentare una cospicua documentazione istruttoria, frequentare corsi, sostenere costi: tassa di iscrizione, PEC obbligatoria, firma digitale, gestione fiscale, commercialista. Un piccolo investimento iniziale che molti affrontano con la legittima aspettativa di poter poi svolgere incarichi retribuiti. Accade così che diversi professionisti si trovino a sostenere spese annuali senza ricevere nemmeno una nomina. Un modello di business affascinante ed innovativo: pagare per poter lavorare, senza la fastidiosa complicazione del lavoro e del compenso. Quando, arriva l’incarico…per molti sarebbe stato meglio non fosse arrivato!

 

Se la paga è prevista a “vacazione” (cioè pagato ad ore con tariffe irrisorie) non converrebbe presentarsi, se non fosse obbligatorio per legge farlo, tra gli obblighi degli ausiliari del giudice vi è l’impossibilità di rifiutare un incarico se non per eccezioni rarissime. Nel frattempo i professionisti più avveduti, con reale esperienza sul campo, fanno una scelta molto razionale: lavorano come consulenti tecnici di parte (non lavorano sotto incarico di un magistrato, ma di un avvocato ed una delle parti in causa). In questo ruolo possono negoziare compensi adeguati e operare in condizioni economicamente sostenibili. Non è una fuga dalla giustizia. È semplice sopravvivenza professionale! Il paradosso emerge quando il tribunale deve nominare un perito e scopre che l’elenco esiste, ma la disponibilità reale è un’altra storia. Non di rado capita che l’incarico venga inviato formalmente e poi… nessuno si presenti. Un fenomeno che solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Il motivo è altrettanto chiaro: il timore di essere cancellati dall’albo ha perso molta della sua efficacia deterrente. Quando il sistema non offre reali opportunità, la minaccia della cancellazione smette di essere un problema. Così il meccanismo si inceppa! I tribunali faticano a trovare consulenti disponibili, i procedimenti rallentano ed i cittadini attendono una giustizia che tarda ad arrivare ed a volte arriva sotto forma di malagiustizia.

 

Nel frattempo la politica continua a produrre norme, regolamenti, riforme e sotto riforme con la consueta generosità legislativa che caratterizza il Paese dal lontano dopoguerra. I magistrati, comprensibilmente impegnati a gestire carichi di lavoro e cause sempre più complesse, sembrano dedicare ai loro esperti un’attenzione piuttosto distratta. Le parcelle vengono talvolta ridotte con zelo quasi moralistico, nel lodevole intento di contenere le spese di giustizia a carico delle parti, zelo che, comprensibilmente, non si spinge però fino ad ipotizzare analoghe riduzioni dei propri stipendi. Gli esperti finiscono così per essere trattati come una sorta di volontariato altamente qualificato: utili quando servono, ma raramente considerati parte integrante del sistema giustizia. Forse perché, a differenza di avvocati e magistrati, non hanno avuto la prudenza di studiare legge. Il giudice che, secondo la legge, è “peritus peritorum”, cioè l’esperto tra gli esperti, dovrebbe forse iniziare ad ampliare seriamente il proprio bagaglio di studi: un po’ di medicina, qualche fondamento di ingegneria, persino un corso di gemmologia o ragioneria. Potrebbe presto trovarsi nella curiosa situazione di dover fare da soli, visto che gli ausiliari sembrano essere stanchi del volontariato. E quando perfino gli esperti iniziano a evitare i tribunali, forse vale la pena chiedersi se il problema siano i periti, oppure il sistema che li dovrebbe utilizzare.

(*) Segretario nazionale Collegio Periti

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