La guerra di Putin

Gli USA avrebbero già la mappa dei territori che andranno alla Russia. Telefonata di Zelensky al cardinale Parolin

di Giuliano Longo

 

Donald Trump e i suoi collaboratori hanno rilasciato nuove dichiarazioni sui negoziati in corso sul conflitto ucraino. Trump ha ribadito che le comunicazioni con Putin “stanno procedendo bene”. Affermando che dopo l’incontro del suo consigliere speciale Mike Waltz con Putin a Mosca, ha riferito che il Donbass e gli altri territori “con una grande popolazione russa, saranno riconosciuti come russi”.

Cosa succederebbe se Mosca non accettasse un cessate il fuoco temporaneo? Per The Donald sarebbe una cattiva notizia per il mondo, ma conosco bene Putin e credo davvero che sarebbe d’accordo”.

Il giornalista che lo intervistava ha ricordato la sua precedente intenzione di porre fine al conflitto entro 24 ore, e Trump ha ammesso di aver ovviamente esagerato, perché voleva che lo scontro in Ucraina finisse al più presto.

Più tardi, parlando a Washington ha sottolineato ironicamente le ragioni del conflitto ucraino affermando “Non dovresti intimidire qualcuno che è molto più grande di te”. Al colmo dell’ipocrisia e come se Zelensky avesse fatto tutto da solo.

Nel frattempo, il consigliere per la sicurezza di Trump, Mike Walz, ha fornito più dettagli. Su Fox News, ha detto che durante gli incontri ucraino statunitensi in Arabia Saudita ha riferito che “a un certo punto, abbiamo persino tirato fuori una mappa e abbiamo iniziato a disegnarci sopra come avremmo posto fine al conflitto” con evidente riferimento ai territori attualmente occupati dai russi.

L’intervistatore di Fox News ha ribattuto “penso che l’Ucraina non entrerà a far parte della NATO. Penso che, indipendentemente dall’accordo, regioni come il Donbass, con una maggioranza della popolazione russa, passeranno a Putin. Mi sbaglio nelle mie supposizioni?”

La risposta di Waltz è stata netta “ne stiamo discutendo con entrambe le parti”, aggiungendo che l’inviato speciale Whitkoff ha trasmesso informazioni da Mosca alla Casa Bianca per una valutazione e un’ulteriore decisione in merito.

Anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato dei negoziati. Gli è stato chiesto se ritenesse che Putin “stia temporeggiando con il cessate il fuoco?” Ha risposto “Non credo, ma non commenterò le parole del Presidente Putin, salvo che in linea di principio era d’accordo. Penso che ci siano motivi per un cauto ottimismo sul fatto che da tutto questo possa nascere qualcosa”.

In questo contesto, le ultime richieste del presidente francese Macron e del primo ministro britannico Starmer che intimamo a Mosca di sopsendere immediatamente le ostilità, appaiono il risultato di una loro completa disinformazione sull’andamento dei negoziati dai quali l’Europa è ormai esclusa.

Ma il presidente ucraino su Kursk non molla e afferma di non aver dato ordini per il ritiro di quel che resta delle sue truppe ai margini dell’oblast di Kursk regime di Kiev non ha dato alcun ordine del genere, ma con altrettanto sfacciata ipocrisia si è limitato a dire che, presumibilmente, le Forze armate ucraine hanno completato il loro compito nei pressi di Kursk

Venerdì Zelensky ha riferito di telefonate con il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Parolin, il Patriarca ecumenico Bartolomeo e il capo dell’organizzazione religiosa Samaritan’s Purse Graham.

La stampa russa come ovvio ha ironizzato affermando che il presidente ucraino non sa più a che santo votarsi, fingendo di dimenticare che la diplomazia vaticana è sempre stata in contatto con i governi russo e ucraino.

Del colloqui con Parolin scrive diffusamente la sala stampa vaticana riportando che il presidente ucraino ha fatto gli auguri per la pronta guarigione di Papa Francesco ringraziandolo “per le sue preghiere e il suo sostegno morale al nostro popolo, nonché per gli sforzi nel facilitare il ritorno dei bambini ucraini deportati dalla Russia”

Non è la prima volta che il leader di Kyiv ringrazia pubblicamente la Santa Sede per il lavoro in favore del rilascio degli oltre 19 mila minori ucraini portati in Russia e dello scambio di prigionieri.

Già nel 2024 Zelensky aveva espresso gratitudine alla Santa Sede per “gli sforzi” fatti “per riportare a casa” i due religiosi redentoristi, Ivan Levytskyi e Bohdan Heleta, arrestati nel novembre 2022 e rilasciati dalla Russia in uno scambio di prigionieri con l’Ucraina il 29 giugno dell’anno scorso. Il capo di Stato ucraino allora si disse soddisfatto anche della missione del cardinale Matteo Maria Zuppi, per “allentare le tensioni nel conflitto in Ucraina”, che aveva visto tappe oltre che a Kyiv, anche a Mosca, Washington e Pechino, incontrando rappresentanti politici ed ecclesiastici.  Proprio la missione di Zuppi – come confermato anche dal cardinale Parolin in diverse occasioni – aveva messo in moto “un meccanismo” per lo scambio dei prigionieri e il rimpatrio dei bambini.  Allora Zuppi aveva avuto un colloquio con il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, sulla “cooperazione nella sfera umanitaria nel contesto del conflitto in Ucraina” e altre questioni sulla scena internazionale. Una successiva nota del Ministero diffusa dopo l’incontro sottolineava “lo sviluppo costruttivo del dialogo Russia-Vaticano”. 

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