di Balthazar
Il crescente ruolo militare e politico di Ansarallah ha rimodellato i calcoli regionali di Israele, trasformando lo Yemen in un inaspettato centro di resistenza in Medio Oriente.
Con l’aiuto dei suoi alleati nella regione, Israele è riuscito a emarginare il potente gruppo di resistenza libanese Hezbollah nel suo confronto diretto nel Libano meridionale.
La milizia filoiraniana di Hezbollah sarebbe rimasta parte integrante del confronto se parte delle élite al potere in Libano, spesso finanziate e vincolate ai diktat arabi e americani, non avesse indebolito, se non annullato, il suo impegno militare con Israele.
Un altro fattore che ha contribuito all’emarginazione di Hezbollah è stato la caduta della Siria nelle mani di gruppi filo-americani che, fino a poco tempo fa, venivano definiti “terroristi” con le più oscure affiliazioni e con i più noti attori violenti della regione.
Persino l’Iran, che resta una potente forza regionale, fa i suoi calcoli politici. Da un lato resiste alle pressioni di Stati Uniti, Israele, Occidente e di alcuni paesi arabi, sunniti ma dall’altro è attento a non entrare in una guerra che non servirebbe a nessuno, se non a Benjamin Netanyahu e i suoi benefattori americani.
Di conseguenza, l’Iran resta impegnato nel difficile equilibrio di bloccare il percorso di Netanyahu verso il dominio regionale totale, ma senza intervenire nel genocidio in corso a Gaza o nella colonizzazione della Cisgiordania.
L’Ansarallah invece, un gruppo che fino a poco tempo fa sembrava un attore politico marginale nello Yemen, potrebbe ora diventare una forza geopolitica importante nella regione.
Domenica un drone yemenita è riuscito a colpire l’aeroporto israeliano di Ramon, nel Naqab, fra i più fortificati al mondo.
Una dichiarazione di guerra da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati il 18 dicembre 2023, non ha impedito a questa piccola milizia yemenita, di intensificare le sue azioni contro Israele in solidarietà con Gaza.
I media statunitensi, israeliani e occidentali raramente danno molto spazio ai discorsi di Abdul-Malik al-Houthi, il leader di Ansarallah, come se il discorso politico del gruppo yemenita non avesse importanza.
In realtà, ogni dichiarazione rilasciata da al-Houthi, o dalle Forze Armate yemenite affiliate ad Ansarallah, precede o segue quasi sempre un’azione .
Il 18 dicembre 2023, gli Stati Uniti e una coalizione occidentale hanno dato il via alla cosiddetta Operazione Prosperity Guardian, che in seguito è diventata Operazione Rough Rider sotto l’amministrazione Trump il 15 marzo 2025.
Ma nonostante li pesanti bombardamenti sulle infrastrutture yemenite, il 6 maggio gli Stati Uniti hanno deciso di non intervenire. Evidentemente una guerra aperta e continua contro lo Yemen si è rivelata troppo gravosa per gli Stati Uniti.
Contrariamente alla Siria, dove le forze israeliane invadono frequentemente il suo territorio ricevendo solo timide dichiarazioni politiche e occasionali condanne diplomatiche.
In Siria, gli Stati Uniti non hanno dunque motivo per tenersi in disparte e anzi ormai sostengono apertamente il regime degli ex Jiaadisti che sino a poco tenpo fa definivano “terroristi”.
Chi invece percepisce il pericolo yemenita è Israele che Il 28 agostoha intensificato la sua azione contro la leadership politica yemenita, uccidendo il Primo Ministro Ahmed Ghaleb al-Rahwi e altri importanti esponenti politici.
La risposta yemenita ha preso di mira le navi israeliane nel Mar Rosso, colpendo vari obiettivi israeliani con missili balistici a grappolo e, infine, colpendo l’aeroporto di Ramon.
I media israeliani descrivono costantemente lo Yemen come un “buco nero” anche per l’intelligence tanto che i commentatori si chiedono perché il Mossad sia riuscito a infiltrarsi in diverse società mediorientali, Iran compreso, fatta eccezione per lo Yemen.
La risposta sta in una società tribale coesa non facile da spezzare o comprare. Inoltre, Israele, sino ad oggi, non ha prestato molta attenzione allo Yemen ritenendolo fuori dei tradizionali centri di potere mediorientali in gran parte cooptati o indeboliti da conflitti interni.
La realtà yemenita è quella di un Paese molto povero accasciato dalla guerra civile contro forze sunnite sostenute dall’Arabia Saudita, ma la sua leadership attuale pare consolidata e comunque sostenuta dall’Iran sciita.
Eppure potrebbe rappresentare una nuova realtà negli equilibri mediorientali, l’unica che al momento sostiene apertamente e militarmente la resistenza palestinese.
Poco o tanto che rappresenti apre comunque un altro fronte per Israele e gli Stati Uniti proprio sul Mar Rosso dove transita circa il 12% del commercio globale che include il 40% delle merci scambiate tra Asia ed Europa.
