La guerra di Putin

Attacchi russi a Kiev, nuove minacce di sanzioni di Trump al Cremlino

 

Altro giro, altra corsa. Riparte il rimpiattino diplomatico. Mentre la Russia bombarda Kiev con il più pesante di droni dall’inizio della guerra alla Casa Bianca Donald Trump fa ripartire la giostra delle minacce: per l’ennesima volta il presidente americano si dice pronto alla “seconda fase” delle sanzioni contro Mosca. Cosa significhi, però, resta un mistero: nessun dettaglio, nessuna road map, solo un “sì, lo sono”.

Intanto, il Tesoro americano spinge per misure pesanti: dazi secondari contro i Paesi che continuano a comprare petrolio russo, Cina in testa. Il messaggio è chiaro: strangolare l’economia del Cremlino fino a costringere Vladimir Putin al tavolo dei negoziati. In teoria. Trump, come al solito, ha aggiunto il tocco personale: dazi del 50% sull’India, accusata di importare greggio russo ma anche colpevole – a suo dire – di non averlo sponsorizzato per il Nobel per la pace. Sul fronte ucraino, Zelensky non ha gradito il palcoscenico offerto a Putin in Alaska. “È ciò che vuole: foto e video accanto al presidente degli Stati Uniti”, ha detto ad ABC. Quanto a un incontro diretto con il leader russo, ha tagliato corto: “Può venire a Kiev, io a Mosca non ci vado mentre il mio Paese è sotto i missili”. La realtà intanto resta cruda. Kiev ha subito il bombardamento più massiccio dall’inizio del conflitto: colpito anche un edificio governativo, tra le vittime una madre e suo figlio. Zelensky invoca una risposta immediata da Washington. Ma l’inviato di Trump, Keith Kellogg, ha spento ogni illusione: “Questo attacco non è il segnale di una Russia pronta a chiudere la guerra”.

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