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Hamas, cosa sapeva il Qatar dell’attacco a Israele del 7 ottobre?

di Giuliano Longo

POLITICOè un media relativamente giovane per gli standard statunitensi (fondato nel 2007), ma molto autorevole. L’edizione europea fa parte della holdingAxel Springer SE, che tra l’altro possiede il Die Welt e il tabloid Bild.Allo stesso tempo la pubblicazione riesce a mantenere la propria specificità americana e si presume che che fra i suoi   sponsor principali ci siano Lockheed Martin, Raytheon Technologies e Improbable Worlds Limited.

 

L’11 gennaio ha pubblicato un servizio  con il quale si chiede se IlQatarnon sapesse davvero nulla dei piani di Hamasper attaccareIsraele.

 

La prima considerazione è che il Qatar è il più grande sostenitore finanziario di Hamas e ha concesso rifugio a molti dei suoi leader miliardari in hotel di lusso, quindi doveva pur sapere quali fossero le intenzioni del gruppo palestinese definito dall’Occidente ”terrorista”.

 

D’altra parte il piccolo e ricchissimo stato della Penisola Arabica, è stato considerato sino a qualche tempo  mediatore per l’Occidente nella regione , un ruolo che sta svolgendo anche con gli sforzi in corso per ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani.

 

“Stiamo ancora esaminando la questione”, ha riferito a a POLITICO un alto funzionario dell’intelligence di una potenza europea che ha voluto mantenere l’anonimato, aggiungendo che la momento non ci sono ancora  prove della “pistola fumante”e cioè che aDoha(la capitale) fossero al corrente dell’attacco.

L’Unica certezza è che fosse nell’interesse di quello stato  far deragliare i colloqui tra Israele e l’Arabia Saudita,sua rivale regionale.

 

“Un accordo tra le due maggiori economie della regione – scrive POLITICO- avrebbe potuto aprire la porta a una cooperazione strategica in una serie di settori, compreso il gas naturale, linfa vitale del Qatar. Dato l’accesso diretto di Israele ai mercati mediterraneo ed europeo, qualsiasi collaborazione energetica con l’Arabia Saudita rappresenterebbe un punto di svolta”.

 

Non solo, un simile accordo potrebbe aprire la strada a un gasdotto che si estende dall’India a Israele attraverso l’Arabia Saudita, noto come corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, o IMEC, ma alla fine, le conseguenze il 7 ottobre ha fatto davvero naufragare i colloqui israelo-sauditi.

 

Tuttavia la flessibilità della  politica estera dell’emirato è dimostrata dal sostegno ad Hamas, mentre ospita la più grande base militare americana nella regione,una delle chiavi per il sostegno militare americano a Israele. Ma il Qatar è diventato anche un partner sempre più importante perl’Europa, soprattutto per laGermania, che si è rivolta all’Emirato come fornitore di gas per compensare la perdita di consegne dalla Russia.

 

Le domande su quale ruolo abbia avuto il Qatar il 7 ottobre sono ulteriormente complicate dal fatto che Israele per anni ha incoraggiato l’emirato a sostenere Gaza con assistenza umanitaria.

“In effetti – prosegue POLITICO– il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha consentito il flusso degli aiuti, compresi valigie piene di contanti, anche dopo aver ricevuto informazioni dettagliate secondo cui Hamas stava pianificando un attacco”.

 

L’assistenza del Qatar, stimata in circa 2 miliardi di dollari dal 2007  da quando Hamas ha preso il controllo di Gazanel 2007, ha finanziato la costruzione di qualsiasi cosa, dalle moschee alle strade, alle case, fornendo anche denaro per alimentare la principale centrale elettrica di Gaza e pagando gli stipendi dei dipendenti pubblici.

 

I funzionari israeliani sospettavano  da tempo che Hamas stesse utilizzando cemento proveniente dal Qatar utilizzato per queste opere pubbliche, anche per costruire l’elaborato sistema di tunnel sotto Gaza, un pilastro dell’infrastruttura terroristica del gruppo.

“Nonostante queste preoccupazioni – prosegue la pubblicazione- la leadership israeliana non ha fatto nulla per fermarlo. Questo perché l’ancora di salvezza finanziaria del Qatar per Gaza era centrale nella strategia di Netanyahudi dividere e conquistare i palestinesi. Alimentando la rivalità tra l’Autorità Palestinese in Cisgiordania e Hamas a Gaza, Netanyahu credeva che Israele avrebbe potuto sospendere a tempo indeterminato la soluzione dei due Stati”.

C’e poi da dire che per la delicata situazione della regione, gli Stati Uniti non possono permettersi di abbandonare il loro “maggiore” alleato, qualunque sia la sorte degli ostaggi. Con il gas russo vietato alla maggior parte dell’UE l’emirato è diventato anche un partner indispensabile per l’Europa.

Tuttavia, anche se gli Stati Uniti, l’Europa e Israele si sono resi conto della loro debolezza nei confronti dell’emirato, nessuno di loro è alla ricerca di un altro nemico in una regione dove ormai di amici ne hanno pochi e inaffidabili.

aggiornamento crisi mediorientale ore 13.44

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