“Quando si parla di Hantavirus bisogna mantenere un approccio equilibrato: attenzione sì, ma senza creare paure sproporzionate. Si tratta infatti di infezioni rare, legate prevalentemente al contatto con roditori selvatici o con ambienti contaminati dai loro escreti, e non di una malattia che si trasmette facilmente durante il normale turismo internazionale. Per il viaggiatore italiano medio il rischio rimane molto basso, soprattutto se si soggiorna in strutture alberghiere tradizionali, in località urbane o balneari e in contesti con adeguati standard igienici”. In una nota Fabrizio Pregliasco (nella foto), direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, spiega come comportarsi con l’allerta Hantavirus in vista delle vacanze estive. s”Diverso è il discorso per alcune tipologie di viaggio più ‘avventurose’: campeggio in aree boschive, permanenza in baite o rifugi chiusi da tempo, trekking in zone rurali isolate, attività agricole o escursionistiche in Paesi dove gli hantavirus sono più diffusi. In questi casi il rischio, pur restando contenuto, aumenta e richiede comportamenti prudenti. Le aree che meritano maggiore attenzione sono alcune regioni del Sud America – come Argentina, Cile e Bolivia – ma anche zone rurali degli Stati Uniti occidentali e alcune aree dell’Asia orientale”. “Il messaggio importante è che non servono divieti né fughe dal turismo internazionale: serve piuttosto consapevolezza. È fondamentale evitare il contatto con roditori, non soggiornare in ambienti infestati, aerare locali chiusi prima di entrarvi e non pulire polvere o escrementi a secco, perché è proprio l’inalazione di particelle contaminate la principale modalità di trasmissione. Come sempre accade in sanità pubblica, la corretta informazione è lo strumento migliore: conoscere il rischio reale permette di adottare misure semplici ma efficaci, continuando a viaggiare in sicurezza senza inutili allarmismi”, conclude Pregliasco.
