di Loredana Vaccarotti
Viva la scuola, Abbasso la scuola? Scuola buona, scuola cattiva? Il nuovo anno scolastico si è aperto come sempre: tra discorsi ministeriali solenni e la realtà quotidiana fatta di aule transennate, crepe sui muri e supplenti chiamati all’ultimo minuto. Una tradizione che unisce l’intero Paese, più forte dell’inno nazionale: a settembre non si inaugurano scuole, si inaugurano cantieri. Gli edifici scolastici continuano a essere una cartolina dell’edilizia italiana: tetti in eternit, finestre che non si chiudono, termosifoni che funzionano ad intermittenza, come le diete e nei migliori dei casi da aprile . Aule “multifunzione” che non sono frutto di pedagogia innovativa, ma il risultato di lavori mai terminati. Il tutto condito da cartelli “uscita di sicurezza” che conducono a muri di cemento. Benvenuti al nuovo anno scolastico! Sì, quello in cui i ragazzi tornano sui banchi, i genitori fanno finta di essere commossi (“Guarda come cresce in fretta!”) , mentre i presidi pregano che il soffitto non crolli prima di Natale. Quando piove, nelle aule si studia scienze in diretta: esperimenti di infiltrazioni d’acqua in tempo reale. Perché la vera tradizione italiana non è la campanella: è l’ansia da “scuola non a norma”. Altro che il presepe, altro che la pizza: il nostro patrimonio culturale è l’edilizia scolastica anni ’60 con crepe che sembrano opere di Alberto Burri. Eppure c’è stato un tempo, non tanto lontano, 1991. Fu presentata una medaglia alla Protomoteca del Campidoglio e donata al piccolo Farouk Kassam nel suo primo giorno di scuola in Sardegna dopo il suo rilascio dal rapimento. Ebbene sì, la moneta con un diario e astuccio veniva data ad ogni studente nel primo giorno di scuola, promosso dalla Zecca di Stato. Dalla zecca dello Stato in una manciata di anni siamo passati alla disinfestazione di topi e zecche. Ogni anno almeno una mensa scolastica chiude per igiene. La geografia scolastica italiana resta immutabile: Nord, Centro, Sud e zona rossa. Ogni provincia vanta il proprio record di intonaci caduti, infiltrazioni d’acqua e bagni non funzionanti. E ci si chiede, come fanno a non funzionare? Solitamente il problema dei bagni era legato alla mancanza della carta igienica, ed invece in molte realtà manca del tutto l’acqua. Botswana docet!
Secondo i dati più recenti dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, analizzati da Tuttoscuola, solo il 10% dei circa 40.000 edifici scolastici statali italiani sono a norma.
Le aule? Dotate di banchi monoposto, gli studenti hanno il privilegio di fare ginnastica posturale sulle sedie anni ’80. Le sedie hanno tre gambe su quattro: un ottimo modo per insegnare geometria pratica… e postura da equilibrista. In compenso, le LIM funzionano perfettamente: si accendono una volta, emettono un fischio e si spengono per sempre, come un fuoco d’artificio. Però, che trittico! In 50 anni stesse sedie, ma negli ultimi 20 anni c’è stato il boom delle lavagne. La lavagna in ardesia, la LIM, ed il monitor interattivo. Il cosiddetto pacchetto tre in uno, perché effettivamente ne puoi usare solo uno. L’uso del gesso rovina i monitor…che geni! Non è che niente niente i cervelli, quelli in fuga potrebbero rientrare almeno a mesi alterni o stagionali per dare un supporto?
Tra le novità didattiche spiccano le “lezioni itineranti”: non per scelta pedagogica, ma perché il corridoio del primo piano è chiuso per lavori.
Poi c’è il grande classico: la palestra. Spazio fondamentale per lo sport e l’educazione fisica, il quale è divenuto un vero mantra. Peccato che la metà degli istituti sia “momentaneamente inagibile” dal 1997. Quindi, palla prigioniera in corridoio tra l’estintore e la fotocopiatrice.
Molti guardano il futuro in un scuola privata…mentre nello statale è privata di tutto.
Ma tranquilli, ci sono i fondi europei! Quei soldi misteriosi che dovevano trasformare la scuola in una navicella spaziale. Risultato: in alcune regioni abbiamo aule con porte USB, ma senza porte che si chiudano davvero.
La verità è che la scuola italiana è resiliente. Nonostante crepe, infiltrazioni e burocrazia, ogni anno riesce ad aprire. La vita di molti docenti è ancora una lunga supplenza. È l’unica istituzione capace di insegnare agli studenti il vero senso della vita: imparare a sopravvivere alle strutture, oltre che ai compiti.
La scuola italiana è l’unico posto dove si fanno consigli straordinari… ma non si vedono mai cose straordinarie.
Per fare un progetto serve un finanziamento, una circolare e tre timbri: per annullarlo basta una pioggia improvvisa.
Sul fronte del personale, la situazione non appare più solida. Gli insegnanti senza ruolo sono come Pokémon: devi acchiapparli tutti… ogni settembre. In Italia ci sono più graduatorie che studenti: è il vero gioco di ruolo nazionale. I supplenti entrano in classe e i ragazzi chiedono: ‘Ma lei è di ruolo o in prova gratuita? Perché effettivamente migliaia di insegnanti entrano in classe senza sapere se resteranno fino a giugno o se verranno sostituiti da un algoritmo capriccioso. La categoria dei “non di ruolo” rappresenta ormai la spina dorsale del sistema: docenti che un giorno sono a Milano, il successivo a Catanzaro, sempre in attesa di una stabilità promessa e mai mantenuta. La pensione arriva il giorno successivo alla messa in ruolo…meglio tardi che mai!
Gli studenti, intanto, imparano precocemente il significato della parola “provvisorio”: provvisoria l’aula, provvisoria la palestra, provvisorio il docente. L’unica certezza è che la campanella suona comunque, coperta dal frastuono dei martelli pneumatici.
Il Ministro Valditara vuole le scuole aperte d’estate: perfetto, così i ragazzi imparano la differenza tra ‘scuola’ e “forno crematorio”.
In inverno fa freddo perché i termosifoni non vanno, in estate fa caldo perché non ci sono condizionatori. Alla fine la scuola insegna davvero la resilienza.
Gli studenti studiano la geografia direttamente in classe: il banco è Africa, la finestra è Groenlandia, il corridoio è Sahara.
La burocrazia è infinita. La scuola italiana è l’unico posto dove per comprare un gessetto servono tre determine, quattro firme e il nulla osta del Ministero.
La burocrazia scolastica è così complessa che gli studenti finiscono per laurearsi in Scienze delle circolari.
Per una gita bisogna compilare più documenti che per un passaporto: alla fine i ragazzi vedono solo la modulistica, non la città.
Ogni volta che arriva una circolare, il professore si chiede: è per me, per la bidella, per il preside o per gli alieni?”
Il registro elettronico è come un oroscopo: tu scrivi i voti, poi si vedrà se le stelle (cioè il server) sono favorevoli.
Gli insegnanti correggono compiti di giorno e moduli di notte. Praticamente sono vampiri, ma con la penna blu.
Compilare il registro cartaceo era un lavoro: oggi col digitale è un lavoro… più la connessione internet che non funziona.
In Italia, ogni nuova riforma della scuola crea più carta di quanta ne consumi una cartiera.
I moduli scolastici hanno così tante firme che la calligrafia del docente diventa essa stessa materia d’esame.
C’è un documento per tutto: assenze, entrate, uscite, permessi. Manca solo il modulo per respirare, ma ci stanno lavorando. Le uniche felici, le Mamme… Nei gruppi WhatsApp genitori si contano già 235 messaggi alle ore 8:15. Tema del giorno: merenda sì o merenda no, bio o non bio, panino con salame o panino con quinoa?
E allora bentornati ragazzi! Studiate, crescete, e occhio al soffitto. Non per distrarvi, ma perché potrebbe cadervi addosso.
Ogni settembre si ripete lo stesso spettacolo: discorsi solenni sulla “centralità dell’istruzione”, studenti che si barcamenano tra cantieri e tecnologie mai usate, e insegnanti precari che reggono l’intero sistema. Forse l’unico vero laboratorio funzionante in Italia è quello di bricolage: per rimettere insieme banchi rotti, infissi cigolanti e speranze che, anno dopo anno, resistono più dei soffitti.
Ogni ragazzo è capace di imparare, basta trovare il modo giusto per farlo entrare nel suo cuore
Don Milani
