Politica

Periferie, disagio sociale e propaganda. C’è una Italia che il Governo non vuole vedere

di Luca Astolfi (*)

Il disagio sociale che attraversa le periferie italiane non è un fenomeno improvviso né isolato: è il frutto di decenni di politiche miopi, incapaci di affrontare le disuguaglianze economiche e culturali che, progressivamente, si sono accumulate ai margini delle nostre città.

Il degrado urbano, l’assenza di servizi pubblici efficienti, la disoccupazione e l’insicurezza quotidiana sono diventati elementi costitutivi di interi quartieri. Si tratta di un malessere che non è soltanto materiale, ma anche psicologico e culturale: le persone vivono un senso di abbandono che genera frustrazione, conflitto e rabbia sociale. In questo contesto, la sfiducia verso le istituzioni cresce e le tensioni si moltiplicano, trasformandosi spesso in violenza, soprattutto tra i più giovani.

Quando la politica trasforma il disagio in propaganda

Troppo spesso la politica, anziché proporre soluzioni, utilizza questo disagio come strumento di consenso. Il Governo – e in particolare quello guidato da Giorgia Meloni – ha fatto di queste dinamiche un costante spot elettorale.

Le cronache che riguardano extracomunitari, rom o altre minoranze sono amplificate e ripetute ossessivamente, fino a costruire un racconto a senso unico: quello di un Paese sotto assedio, dove “lo straniero” diventa la causa di ogni problema di sicurezza.

Eppure, i fatti ci parlano di un quadro molto più complesso. Pochi giorni fa un ragazzo di 15 anni si è tolto la vita, dopo mesi di bullismo subito dai compagni di classe — ragazzi italiani, bianchi, simili a lui per contesto sociale. Questo episodio, drammatico e indicativo di un malessere profondo, è stato rapidamente dimenticato dai media.

La selezione delle notizie è tutt’altro che neutra: serve a costruire un nemico utile, uno spauracchio identitario su cui scaricare le paure collettive. È un meccanismo antico quanto la politica stessa: dividere per controllare, indicare un colpevole visibile per distogliere

 

I problemi strutturali che nessuno affronta

Mentre si alimenta la paura, le periferie continuano a soffrire in silenzio. I problemi reali restano irrisolti:

  • mancano politiche abitative efficaci, lasciando interi quartieri in stato di degrado fisico e sociale;
  • il lavoro povero e precario continua a crescere, alimentando insicurezza economica e frustrazione;
  • scuole e servizi sociali restano sottofinanziati, abbandonando ragazzi e famiglie a sé stessi;
  • mancano spazi culturali e sportivi, fondamentali per prevenire la devianza e creare coesione.

Invece di affrontare queste cause, si preferisce alimentare narrazioni securitarie che offrono una risposta emotiva, ma non una soluzione. Così la politica smette di essere strumento di emancipazione e si riduce a pura propaganda. La paura diventa carburante per il consenso elettorale, ma non migliora la vita delle persone.

Inclusione come cartina di tornasole della democrazia

Alexis de Tocqueville scriveva che “il grado di civiltà di una democrazia si misura dal modo in cui tratta le sue minoranze”. Se assumiamo questa frase come metro di giudizio, la nostra democrazia oggi appare fragile.

Abbiamo un governo più attento agli umori dei social network che alle necessità dei cittadini; una politica che parla costantemente “contro” qualcuno e raramente “con” qualcuno; una retorica che alimenta divisioni e normalizza la discriminazione, anziché promuovere la coesione.

Questa deriva rischia di legittimare l’odio come linguaggio politico e di trasformare la paura in un programma di governo.

La posizione di Pensiero Popolare Italiano

La risposta al disagio sociale non può essere la criminalizzazione delle periferie né la stigmatizzazione di intere comunità.

Noi di Pensiero Popolare Italiano crediamo che servano:

  • un welfare inclusivo, capace di accompagnare le persone – italiane e straniere – nel loro percorso di emancipazione;
  • investimenti strutturali in scuola, lavoro, sanità e cultura, per restituire dignità e speranza ai quartieri abbandonati;
  • politiche di prevenzione, per combattere bullismo, devianza e violenza senza creare capri espiatori.

Una democrazia che esclude e discrimina non è più tale: diventa marketing politico. Noi chiediamo un’Italia che includa, che ricucia le fratture sociali e che unisca i suoi cittadini. Perché il futuro non si costruisce con la paura, ma con la giustizia sociale.

(*) Direttore della Comunicazione – PPI

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