di Loredana Vaccarotti
Quando la scuola finisce, ma tu no! Io sono come una coperta estate- inverno, ma con una sola versione, per cui, come la giri, la giri!
La scuola chiude. Le porte si serrano. Le campanelle tacciono. Gli studenti esultano. I docenti sospirano. I genitori tremano.
Ed io, mamma-docente, rimango lì, in mezzo a questo vortice cosmico, e sento una voce interiore che mi dice: “La scuola è finita, ma la tua sofferenza no.”
È una voce che somiglia a Osho, ma potrebbe essere anche il tuo dirigente scolastico. Difficile distinguere: entrambi parlano per enigmi e ti mandano documenti incomprensibili.
La scuola in vacanza è un paradosso spirituale: non c’è scuola, ma c’è tutto il resto.
È come quando Osho diceva: “Non è importante la meta, ma il viaggio”. E tu pensi: “Sì, ma se il viaggio si identifica tra un: Independence day e la guerra dei mondi, la meta era meglio”.
I genitori, appena finisce la scuola, entrano in una fase che Osho definirebbe “espansione dell’io”. In pratica, credono di essere liberi.
La prima settimana sono felici: “Che bello, niente sveglia alle 6:30, niente compiti, niente chat dei genitori!”
La seconda settimana iniziano a capire: “Ah, quindi devo intrattenere mio figlio tutto il giorno.”
La terza settimana raggiungono la vera illuminazione: “Che la scuola riapra presto. Vi prego. Anche domani. Anche oggi pomeriggio.”
Osho diceva:
“La libertà è dentro di te.”
Il genitore risponde:
“Dentro di me c’è solo un figlio che urla ‘mi annoio’.”
E tu, mamma-docente, osservi tutto questo con la saggezza di chi ha visto centinaia di alunni e un solo figlio che vale per cento. Ah! Nel mio caso due….sono sempre esagerata
I compiti delle vacanze sono la versione scolastica del karma: tu li assegni, loro non li fanno, tu li correggi lo stesso.
Osho direbbe:
“Non attaccarti al risultato.”
E tu ci provi. Davvero. Ma quando a settembre ti arriva il quaderno con la grafia di tre persone diverse, un disegno copiato da Google e un esercizio svolto in sanscrito, l’attaccamento arriva da solo.
Il compito delle vacanze è un’entità spirituale: non si sa mai dove sia, chi lo abbia fatto, quando, perché, con quale spirito.
Il genitore dice: “Lo farà con calma.” Il figlio dice: “Lo farò a settembre.”
Tu dici: “Lo farai adesso, perché a settembre io non voglio soffrire.”
Il docente in vacanza è una creatura mistica. Sembra libero, ma non lo è. Sembra rilassato, ma non lo è. Sembra in ferie, ma non lo è. Ovunque lui vada ci sarà sempre una voce alle spalle che chiama: ”professoressa”, non importa se al lago, al mare, in paese, al supermercato, ai piedi del Kilimangiaro, la voce ti persegue sempre, c’è sempre qualche studente o ex studente che ha scelto quel giorno, ora, momento…lo stesso luogo
La mente del docente per cui non si riposa mai, è un tempio pieno di voci:
- “Devo preparare le programmazioni.”
- “Devo aggiornare il PEI.”
- “Devo leggere quel libro che ho consigliato agli studenti ma che non ho mai letto.”
- “Devo rispondere alla mail della scuola.”
- “Devo capire perché la scuola mi ha mandato una mail alle 23:58.”
Osho direbbe:
“La vera vacanza è dentro di te.”
Il docente risponde:
“Dentro di me c’è solo il registro elettronico che mi guarda male.”
La scuola in vacanza è come un mantra: ripetitivo, inevitabile, e se lo ignori torna più forte.
Essere mamma e docente è una forma di yoga avanzato. Richiede equilibrio, respiro, pazienza, e la capacità di sorridere mentre correggi un compito e contemporaneamente cucini la pasta.
La mamma-docente vive in un eterno dualismo:
- Da docente dice: “I ragazzi devono leggere.”
- Da mamma dice: “Mia figlia non legge nemmeno i messaggi.”
- Da docente dice: “La scuola è importante.”
- Da mamma dice: “La scuola è importante, ma anche dormire fino alle 10.”
- Da docente dice: “La classe è un gruppo.”
- Da mamma dice: “La chat dei genitori è un incubo.”
La scuola in vacanza è un luogo spirituale. Non esiste fisicamente, ma esiste energeticamente. È come il chakra della burocrazia: non lo vedi, ma ti condiziona.
I docenti preparano materiali. I genitori preparano figli. Gli studenti preparano scuse.
E tu, mamma-docente, prepari tutto: la casa, la scuola, la pazienza, la cena, la vita.
Osho direbbe:
“Sii presente.” Tu rispondi:
“Sono presente, ma vorrei essere altrove.”
Arriva settembre. Il sole è ancora caldo, ma tu senti un vento diverso: il vento della campanella.
Gli studenti tornano. I genitori respirano. I docenti tremano. Tu, mamma-docente, ti siedi, guardi la classe, guardi le tue figlie, guardi il registro, guardi il cielo.
E capisci la verità:
“La scuola è il mio karma. Le vacanze sono la mia illusione. La campanella è il mio mantra.”
E mentre tutti ricominciano, tu raggiungi la vera illuminazione:
“Finalmente ricomincia la scuola. Così almeno mi riposo.”
“L’istruzione è ciò che rimane quando si è dimenticato tutto ciò che si era imparato a scuola.”
Albert Einstein
