di Giuliano Longo
Dal summit di Londra che ha riunito più della metà (non tutte) delle nazioni europee più la Turchia i vertici UE e NATO e Zelensky, è emersa la proposta di un mese di tregua che tuttavia il Britannico Starmer subordina alla approvazione più o meno diretta di Trump.
In attesa di sviluppi che difficilmente interverranno dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, non ancora ufficiale, di sospendere gli aiuti militari a Kiev, vanno sottolineati alcuni punti genericamente formulati a conclusione del summit.
Uno di questi prevede di mantenere l’aiuto militare all’Ucraina e aumentare la pressione economica sulla Russia, inasprendo le sanzioni che comunque scatteranno a metà marzo con il 16° pacchetto UE deciso già prima del summit di Londra.
Un altro sostiene che un accordo di pace dovrà garantire la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina la quale dovrà partecipare ai negoziati che comunque non consentiranno mai a Kiev di recuperare i territori occupati che Zelensky non riconoscerà mai come territori della Federazione russa. .
Ma , come ha più volte precisato Trump, l’Ucraina non è nelle condizioni di dettare condizioni. Soprattutto perché i russi stanno avanzando lentamente su Donetsk, Kharkiv, Zapoprizhia, e si apprestano e si apprestano ad espugnare completamente Chasov Yar circondando il caposaldo ucraino di Pokrovsk, Mentre penetrando nella regione ucraina di Sumy stanno tagliando agli ucraini le vie di rifornimento verso la porzione di territorio russo di Kursk che occupano ancora.
In una situazione del genere sorprende che Starmer, auto-investitosi del ruolo di leader “dell’Europa libera”, affermi invece che la Russia “non può dettare i termini dell’accordo di pace”, forse confidando in una robusta controffensiva ucraina, anche senza armi e intelligence americana.
Forti dell’improbabile tregua di un mese, giusto per dare un po di respiro all’affannato Zelensky, propongono una “coalizione dei volenterosi” per difendere Kiev e garantire la pace nel paese. Questo significa che spetta agli europei offrire garanzie militari inviando propri eserciti in soccorso in caso di una nuova invasione. Anche se sarebbe il caso di attendere gli esiti della occupazione già in corso.
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato che una tregua su aria, mare e infrastrutture energetiche tra Ucraina e Russia potrebbe servire a verificare la “buona fede” del presidente russo Vladimir Putin in vista di negoziati per un accordo di pace “solido e duraturo”.
Non la pensa così Il ministro delle Forze armate del Regno Unito, Luke Pollard, il quale afferma che a proposito della tregua che “non è stato raggiunto alcun accordo” tra Francia e Regno Unito e che “al momento non è un piano che riconosciamo”. Berlino non ancora pervenuta in attesa della formazione del nuovo governo.
Ma anche se esistesse questo piano basterebbe sottoporlo a Trump per ottenerne una improbabile approvazione? O forse sarebbe il caso di valutare cosa ne pensa Puti?
Starmer ha assicurato che già “un certo numero di paesi” ha offerto la disponibilità per il piano “che stiamo elaborando”, ma non ha fornito dettagli pur affermando che questa coalizione è aperta anche a paesi non europei.
A preoccupare ancor più gli ambienti militari NATO sono le dichiarazioni della irrefrenabile Ursula von der Leyen, che ha detto di sperare che gli europei lavorino per “trasformare l’Ucraina in un porcospino d’acciaio, indigesto per i potenziali invasori” in pratica dando il via al più forte esercito europeo a tutela della libertà e della democrazia proprio ai confini russi. Che non è proprio come ammettere Kiev nella Aleanza, ma quasi
Solo che per corazzare il porcospino Zelensky chiede la presenza di forze di pace occidentali in Ucraina; la disponibilità di un efficace sistema di difesa antiaerea e antimissile; la disponibilità di missili puntati sui obiettivi strategici in Russia; l’aumento dei fondi per rafforzare le sue forze armate e il potenziamento dell’industria bellica ucraina.
Non chiede l’atomica perché tanto già Francesi e Britannici adombrano di unire la loro potenza nucleare per difendere l’Europa, sempre che gli Stati Uniti glielo permettano. Da ultimo Zelensky dichiara che se l’Ucraina verrà accolta dalla NATO, lui avrà esaurito la sua missione e si dimetterà. Un modo come un altro per prendere tempo facendo finta di volere una pace che in realtà non vuole per la sua stessa sopravvivenza politica.
In effetti il disegno di Zelensky e dei suoi fedelissimo emerge chiaramente dalle parole suo consigliere favorito Podolyak il quale prevede che quest’anno “la guerra non finirà ma ci sarà una pausa e se ci sarà avremo la fine della legge marziale ed elezioni parlamentari e presidenziali”.
Il fatto che l’eminenza nient’affatto grigia di Kiev abbia escluso le dimissioni del presidente, sembra ignorare (ma non ci crediamo) che invece le vecchie talpe di Washington e Mosca stanno già scavando la fossa sotto i piedi di Zelensky.
Raramente i commentatori italiani fanno notare che questo piano dei “volenterosi)” di fatto suonerebbe come una campana a morto per la NATO e per la UE, a discapito degli altri Paesi alleati che non hanno partecipato al Summit di Londra, alcuni dei quali già dichiaratamente ostili al presunto piano anglo- francese.
Trump è riuscito quindi a seminare il panico a Kiev e ha gettato nel caos l’Europa la cui prima reazione, da Londra e Parigi, è ipotizzare mobilitazioni che escludano Ue e NATO com ’è nella logica di alleanze che hanno protetto l’Europa dal 1945.
