di Giuliano Longo
In attesa della presentazione da parte dell’amministrazione Biden della bozza di bilancio degli Stati Uniti si è intensificata la discussione attorno alla struttura della spesa militare. Le principali aziende del complesso militare-industriale del Paese sono favorevoli ad ottenere dallo Stato contratti a lungo termine e privilegi finanziari considerando uno scontro a lungo termine con Cina e Russia. Alla fine dello scorso anno, il Congresso ha autorizzato diverse iniziative legislative a favore di questi complesso con fondi di bilancio,. in primo luogo approvando l’introduzione di contratti senza gara a lungo termine soprattutto per alcuni tipi di munizioni necessarie per le forniture all’Ucraina. Inoltre ha deciso di indicizzare i pagamenti su questi i contratti per coprire i costi dall’inflazione. L‘introduzione di contratti a lungo termine è stata contrastata sia dalla fazione di estrema sinistra dei Democratici “progressisti” che dai conservatori radicali del campo repubblicano preoccupati per la posizione sempre più privilegiata della spesa militare rispetto ad altre voci di bilancio. La decisione di ridurre il numero delle gare aperte e l’introduzione della pratica dei contratti a lungo termine consente a General Dynamics, Lockheed Martin e Raytheon Technologies di coprire al 100% il programma di assistenza militare all’Ucraina e per le forniture all’Europa. Nel 2022, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha fornito armi e munizioni dai suoi magazzini per 29 volte a favore dell’Ucraina aumentando di sei volte gli acquisti soprattutto per proiettili d’artiglieria da 155 mm. Un rapporto statistico della Defense Cooperation Agency (DSCA) del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti indica che lo scorso anno il Pentagono ha approvato del doppio l’esportazione dei materiali bellici alla NATO rispetto al 2021. I volumi di vendita sono per un valore di quasi 28 miliardi di dollari, battono i record di tutti i tempi, facendo schizzare verso l’alto in Borsa il prezzo delle azioni della Northrop Grumman Corporation, Lockheed Martin e Raytheon Technologies. L’enorme mercato degli armamenti americano è di fatto diviso tra pochi grandi produttori anche se gli Stati Uniti hanno leggi antitrust che pare non siano efficaci per cinque o sei società con la possibilità che si crei fra loro un “cartello”. Il problema è che negli USA ci sono diversi punti di vista su quanto durerà il conflitto in Ucraina in vista di uno scontro strategico con la Cina che, per la profondità e durata, richiederà l’utilizzo di una quantità di risorse completamente diversa rispetto alla fornitura di armi a Kiev. Per queste circostanze gli Stati Uniti hanno bisogno di contratti a lungo termine con il sostegno preferenziale dello Stato alle aziende. I tempi previsti dagli analisti americani per la fine della crisi ucraina i variano da due anni a tempi indefiniti, ma su queste previsioni influisce anche il parere di potenti società di lobbyng che hanno tutto l’interesse alla durata del conflitto che favorisce i loro committenti. I democratici sono favorevoli a continuare a finanziare il progetto ucraino, mentre i repubblicani chiedono che ci si concentri sulla ben più seria questione cinese, ma anche che il sostegno di Kiev venga verificato. Il tutto sullo sfondo di accese discussioni sulla modifica delle priorità nella politica di bilancio a favore dei problemi interni e della crescita incontrollata del debito pubblico.
