di Riccardo Bizzarri (*)
Oggi è quel giorno in cui la civiltà che ha smesso di essere comunità
Mia madre, quando ero bambino, mi mandava dal fornaio con una moneta in tasca e la fiducia nell’altra mano. Se mancavano i soldi, il pane arrivava lo stesso. “Pagherete a fine mese”, diceva il fornaio. Non era carità. Era civiltà. Era comunità.
Oggi invece un bambino viene fatto scendere da un autobus sotto la neve perché il suo biglietto non è “corretto”. E cammina per chilometri nel gelo. Non è solo cronaca. È una dichiarazione simbolica: abbiamo deciso che il regolamento vale più dell’essere umano.
Hannah Arendt chiamava questo meccanismo la banalità del male: non il male spettacolare, ma quello amministrativo, fatto di timbri, procedure, “io ho solo applicato le regole”. Non serve un carnefice. Basta un impiegato senza coscienza. Basta un sistema che spegne la responsabilità morale individuale. Quel bambino sulla neve è il risultato perfetto di questa anestesia etica.
Zygmunt Bauman parlava di modernità liquida: una società dove tutto è fluido, temporaneo, contrattuale. Anche i legami umani. Anche la compassione. Nulla è più solido, nemmeno l’obbligo morale verso chi è più debole. Così il prossimo diventa estraneo, l’estraneo diventa problema, il problema diventa ostacolo logistico da eliminare.
E allora il bambino non è più un bambino. È un “utente irregolare”.
Emmanuel Levinas diceva che l’etica nasce nello sguardo dell’altro. Che il volto di chi soffre ci obbliga prima ancora di qualsiasi legge scritta. Ma oggi abbiamo imparato a non guardare più. Guardiamo il biglietto, il codice, la norma. Non il volto. Non la paura. Non il freddo.
Thomas Hobbes immaginava uno stato di natura dominato dalla paura reciproca, dove l’uomo è lupo per l’uomo. Credevamo di aver superato quella fase costruendo lo Stato, il diritto, le istituzioni. Invece stiamo tornando indietro: non verso la giungla, ma verso qualcosa di peggio una giungla burocratica, dove nessuno è responsabile e tutti sono colpevoli.
Ci raccontiamo che è progresso. Che è ordine. Che è efficienza. Ma questo è solo nichilismo travestito da procedura.
Friedrich Nietzsche aveva avvertito: quando i valori superiori muoiono, rimangono solo meccanismi vuoti. La nostra epoca è questo: una macchina perfetta che ha dimenticato perché esiste. Produciamo regole senza anima, città senza comunità, scuole senza educazione morale, lavoro senza dignità, e ora persino trasporti pubblici senza umanità.
E poi ci stupiamo se i giovani crescono cinici. Come potrebbero non esserlo? Stiamo insegnando loro che la solidarietà è una debolezza e che l’empatia è un lusso.
Quel bambino sulla neve è nostro figlio. È il figlio simbolico di un’intera generazione adulta che ha preferito la comodità morale al coraggio etico. È il risultato di decenni in cui abbiamo delegato la coscienza alle istituzioni, la responsabilità ai regolamenti, l’umanità agli slogan.
Jean-Paul Sartre diceva che siamo condannati alla libertà. Ma noi abbiamo scelto la via più comoda: essere schiavi delle procedure per non essere responsabili delle conseguenze.
E così il mondo che lasciamo ai nostri figli non è solo più povero economicamente. È più freddo. Più arido. Più solo.
Non c’è bisogno di bombe per distruggere una civiltà. Basta togliere lentamente la compassione. Basta smettere di fare credito al pane. Basta scendere dal lato sbagliato della storia senza neanche accorgersene.
Quel giorno, sulla neve, non è sceso solo un bambino da un autobus. È scesa l’umanità intera.
