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I Graffitididana – La Sacra Arte di Dire ‘No’ Senza Dirlo Mai”

di Loredana Vaccarotti

Oggi cari lettori e lettrici vi illustrerò le “scuse”.

Le scuse sono il carburante segreto dell’umanità. Altro che energia solare, eolica o nucleare: se il mondo va avanti è grazie a milioni di persone che ogni giorno pronunciano frasi come “Arrivo tra cinque minuti”, “Non ho visto il messaggio” e “Giuro che domani inizio”.

Le scuse sono un’arte antica, più antica del fuoco. Perché già nelle caverne, sicuramente, qualcuno avrà detto: “Non posso cacciare oggi, ho un dolore strano al mammut interiore.”

E da allora non ci siamo più fermati.

Le scuse sono democratiche: le usano i ricchi, i poveri, i pigri, i super attivi, i single, le coppie, i genitori, i figli, i capi, i dipendenti, i cani (che quando fanno la pipì sul tappeto ti guardano come per dire: non è come sembra)…ah! questo è tipico di molti uomini quando non centrano un buco grosso 100 volte il loro pendolo. Secondo me, è giunta l’ora di fare un corso di pipì per principianti

Le scuse sono creative. Perché la verità è monotona, piatta, prevedibile. La scusa invece è un’opera d’ingegno, un piccolo capolavoro di fantasia, un origami emotivo che pieghi e ripieghi finché non diventa credibile.

Chi di voi non ha inventato mai una scusa  per evitare i parenti: manuale di autodifesa emotiva

I parenti sono come il Wi‑Fi: indispensabili, ma quando funzionano male ti fanno venire voglia di trasferirti in un eremo tibetano. E allora, per sopravvivere alle cene, ai pranzi, ai compleanni, ai “passa che ti devo dire una cosa”, serve un arsenale di scuse degno della CIA. Le classiche scuse per evitare il pranzo della domenica. Il pranzo della domenica è un’istituzione italiana. È come il Colosseo: non puoi evitarlo, puoi solo sperare che cada un pezzo di muro al momento giusto.

E allora via con le scuse:

“Sto facendo una dieta particolare”

Funziona sempre. Non importa quale. Dieta proteica, dieta detox, dieta spirituale, dieta che prevede solo aria di montagna. L’importante è dire “non posso sgarrare”. I parenti ti guardano come se fossi un monaco zen, ma ti lasciano in pace.

“Ho un impegno di lavoro.”

Che poi l’impegno è guardare Netflix in tuta. Ma “lavoro” è la parola magica: apre porte, chiude discussioni, zittisce zie.

“Non sto tanto bene.”

La più antica, la più nobile, la più rispettata. Non devi nemmeno specificare cosa hai. Basta tossire in modo teatrale e dire “meglio non rischiare”. Ti guardano come se stessi proteggendo l’intera umanità.

Come non citare  le scuse per evitare i compleanni di famiglia, essi sono come i matrimoni: tutti dicono che sono belli, ma nessuno vuole davvero andarci.

“Ho un regalo in arrivo ma il corriere ha ritardato.”

Così sembri premurosa e non devi presentarti. Geniale.

“Mi hanno cambiato il turno all’ultimo.”

Non importa se non fai un lavoro a turni. Loro non lo sanno. E comunque i turni sono come il destino: misteriosi e incontestabili.

“Ho promesso a un’amica di aiutarla.”

Non dirai mai quale amica. Non dirai mai a far cosa. È una scusa nebulosa, elegante, impossibile da verificare. Un capolavoro.

Le classiche  scuse per evitare le telefonate dei parenti

La telefonata del parente è un’esperienza mistica: dura 40 minuti, non capisci mai il punto, e alla fine ti senti più stanca che dopo una maratona.

“Sono in riunione.”

Funziona anche alle 22:30. Loro non sanno come funziona il tuo lavoro. E comunque le riunioni, ormai, sono come le zanzare: ci sono sempre.

“Ho poca batteria.” La batteria è la scusa universale. È come il prezzemolo: sta bene ovunque.

“Ti richiamo dopo.” Che è la versione educata di: “Mai.”

Perché le scuse coi parenti sono un’arte superiore

Perché i parenti ti conoscono. Sanno quando menti. Sanno quando esageri. Sanno quando stai inventando.

Eppure… ti lasciano fare. Perché anche loro, in fondo, usano le stesse scuse con te.

È un patto non scritto. Una tregua. Una forma di amore adulto.

E se qualcuno ti dice: “Ma non vieni mai!” Tu sorridi e rispondi: “È che vi voglio così bene… che preferisco non rischiare di litigare.”

Le mie scuse quotidiane riguardano il non fare attività fisica

Lo sport fa bene, lo dicono tutti. Fa bene al cuore, ai muscoli, all’umore. Peccato che non faccia bene alla voglia. Perché la voglia di fare attività fisica è come il panda: tenera, rara e in via d’estinzione.

E allora, per sopravvivere alla pressione sociale del “dovresti muoverti”, ecco il nostro arsenale di scuse scientificamente perfette.

“Oggi non posso, ho i muscoli indolenziti.” Da cosa non si sa. Forse dal pensiero di allenarti.

“Devo digerire.” Hai mangiato tre ore fa. Ma la digestione, si sa, è un processo delicato. Non puoi mica rischiare.

“Non ho l’abbigliamento adatto.” Hai un armadio pieno di tute. Ma nessuna è “quella giusta”. È come la bacchetta di Harry Potter: ti deve scegliere lei.

Le scuse meteorologiche: la scienza del meteo emotivo

Il meteo è il nostro migliore alleato.

“Fa troppo freddo.”, Il freddo blocca i muscoli. E anche la motivazione.

“Fa troppo caldo.” Il caldo fa sudare. E noi non siamo pronti emotivamente.

“C’è umidità.” L’umidità è la scusa perfetta: non si vede, non si misura, ma si sente. Soprattutto quando non vuoi fare nulla.

Le scuse filosofiche: quando diventi un maestro zen

Quando proprio non sai cosa dire, entri in modalità guru.

“Devo ascoltare il mio corpo.”, Il tuo corpo sta dicendo: “Divano”.

“Non è il momento giusto.”, Il momento giusto non arriverà mai. È in ritardo cronico.

“Lo sport va fatto con consapevolezza.”, E tu oggi sei consapevole… di non volerlo fare.

Le scuse tecniche: quelle che sembrano vere

Queste sono le scuse che usi con gli amici sportivi, quelli che ti giudicano se respiri male.

“Mi si è bloccata la schiena.”, La schiena è come il Wi‑Fi: si blocca quando ti serve.

“Devo evitare sforzi.”, Sforzi di qualsiasi tipo. Fisici, emotivi, spirituali.

“Il mio personal trainer mi ha detto di riposare.”, Il personal trainer non esiste. Ma loro non lo sanno.

Lo sport è bello, ma anche no

Le scuse per non fare attività fisica non sono pigrizia. Sono autoconservazione. Sono amore per se stessi. Sono rispetto per la propria fragilità emotiva.

E quando qualcuno ti dice: “Dai, vieni a correre con me!” Tu sorridi e rispondi: “Sto correndo. Dentro. Verso la pace interiore.”

Poi, eccole le classiche, quante barzellette sul sesso di coppia.

“Scuse per non fare sesso con il partner: guida pratica alla sopravvivenza di coppia”

In una relazione ci sono momenti magici, romantici, intensi… e poi ci sono quei momenti in cui l’unica cosa che vuoi è il pigiama, il divano e la tua pace interiore.

Ma il partner no. Il partner ha deciso che oggi è il giorno. E tu invece hai deciso che oggi no, grazie.

E allora entrano in scena loro: le scuse creative, patrimonio immateriale dell’umanità.

Le scuse classiche: le fondamenta della civiltà

“Ho mal di testa.”, Il mal di testa è come il prezzemolo: sta bene su tutto. È la scusa universale, la mamma di tutte le scuse.

“Sono stanchissima.”, Che poi sei stata stanca anche ieri. E l’altro ieri. E probabilmente anche domani. È una stanchezza esistenziale, filosofica, quasi poetica.

“Domani mi devo svegliare presto.” , Non importa se devi svegliarti alle 10. È il concetto che conta.

“Aspetta, sto guardando una cosa.”. La “cosa” è irrilevante. Può essere un documentario sui pinguini o un tutorial su come piegare le magliette. L’importante è che tu sia concentratissima.

“Ho mangiato troppo.”, Hai mangiato un’insalata. Ma oggi l’insalata pesa come un mattone emotivo.

“Mi sento… strana.”. Strana come Non importa. È una strana indefinita, misteriosa, che non permette repliche.

“Il mio oroscopo dice di evitare sforzi.”, E tu rispetti l’universo. Perché non si sa mai.

Perché queste scuse funzionano

Perché in fondo il partner ti vuole bene. E sa che ci sono giorni in cui l’unica cosa che vuoi è dormire, respirare e non essere toccata nemmeno dal destino.

E poi, diciamolo: in una coppia sana, l’amore si misura anche dalla capacità di dire “oggi no, grazie” senza che nessuno si offenda.

Le scuse per non fare sesso non sono rifiuti. Sono atti di cura, gesti di sopravvivenza, forme di amore verso se stessi.

E quando il partner ti guarda con aria speranzosa, tu sorridi dolcemente e dici: “Amore… oggi il mio corpo ha messo il cartello chiuso per manutenzione.”

Fine del post. Le scuse sono incluse. Gli effetti collaterali no.

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