di Giuliano Longo (*)
La Russia non ha bisogno di conquistare e occupare l’intera costa ucraina del Mar Nero per trasformare l’Ucraina in uno stato senza sbocco sul mare, le basta negare l’accesso al complesso portuale di Odessa (nellafoto) – di importanza critica – con attacchi aerei e missilistici su strutture portuali e navi in avvicinamento.
Un colpo che potrebbe avere un impatto sulle prospettive già critiche di Kiev del dopoguerra ridefinendo un nuovo panorama europeo di sicurezza fra le conseguenze dell’attuale conflitto. Non è un caso che la Turchia abbia ufficialmente richiesto una moratoria al conflitto sul Mar Nero su quale si affacciano, oltre la Russia, anche la Romania al confine ucraino segnato dal Danubio e dai suoi porti, la Bulgaria e la Georgia
Sino a qualche mese fa Mosca conduceva poche operazioni militari contro Odessa., occupata nella difesa della Crimea soggetta a continui attacchi ucraini. All’inizio della guerra, gli attacchi da parte di Russia e Ucraina al trasporto mercantile nel Mar Nero, avevano minacciato di soffocare le esportazioni agricole vitali per i mercati mondiali.
Sotto la pressione dell’India e di altri partner chiave nel Sud del mondo, Mosca accettò il cosiddetto “Grain Deal” con l’Ucraina, mediato dalla Turchia e dalle Nazioni Unite, per consentire dalla regione esportazioni commerciali senza ostacoli, prevalentemente di grano, cereali e semi.
Per circa quattro anni il sistema portuale di Odessa è rimasto aperto alle importazioni e alle esportazioni ucraine, gestendo circa il 90% del commercio agricolo di Kiev.
Già e allora “il partito della guerra russo” aveva criticato il rifiuto di Putin di attaccare il porto vitale – ma vulnerabile – dell’Ucraina – accusandolo di essere interessato più a evitare spaccature con gli stati del Sud del mondo che a sconfiggere Kiev.
Ma successivamente ha approfittato della penuria o degli intercettori della difesa aerea ucraini, che ha lasciato Odessa esposta ai missili balistici russi e ha permesso agli aerei che trasportavano bombe di operare in prossimità del complesso portuale..
Ma forse il fattore più importante è stata la “campagna di di 40 giorni” annunciata da Zelensky a fine giugno, che includeva attacchi di droni a lungo e medio raggio sulle infrastrutture energetiche in Russia e nel trasporto mercantile nel Mar d’Azov come stava avvenendo.
Zelensky aveva affermato c che la campagna vuole “influenzare lo stato aggressore al fine di costringerlo a porre fine alla guerra”. Il presidente Trump l’ha ha descritta ancora più chiaramente come una “escalation che speriamo possa portare alla pace”.
Gli effetti a breve termine sono stati chiari. Dal 22 luglio, l’esercito russo ha di fatto chiuso il complesso portuale ucraino a Odessa e dintorni, a tutte le spedizioni.
La perdita dei suoi rimanenti porti di acque profonde sta già avendo un effetto devastante sulle esportazioni agricole dell’Ucraina – la spina dorsale della sua economia – che potrebbero precipitare del 50% nei prossimi mesi perché le rotte alternative di terra, ferrovia e fiume hanno molta meno capacità e sono molto più costose.
Nel breve tempo danni all’economia dell’Ucraina saranno probabilmente gestibili finché aumenterà il suo flusso di aiuti., ma nel dopo guerra – quando e se mai ci sarà in tempi ravvicinati – l’impatto della chiusura di Odessa potrebbe rivelarsi in prospettiva molto più grave..
Sia a Washington che in Europa si ipotizza a un accordo di compromesso della guerra Russia-Ucraina, che trasformi l’Ucraina nel “guardiano di acciaio o del riccio armato”, come l’aveva definito Ursula von der Leyen.
Il concetto prevede che un’Ucraina – pesantemente armata e fortificata – possa servire da barriera alla aggressività russa consentendo alla guerra calda di stabilirsi in un conflitto stabile e congelato.
I sostenitori di questa visione respingono i futuri accordi di pace” con Mosca e si oppongono a qualsiasi limitazione quantitativa o qualitativa sull’esercito dell’Ucraina –, anche se mosca ritiene che questi punti essenziali per qualsiasi accordo di pace.
Inoltre sostengono che le concessioni proposte da Mosca “premierebbero l’aggressione russa” e impedirebbero all’Ucraina di diventare una variante di alleato della NATO, divenendo la chiave per il nuovo “roll back” contro la Russia, sul modello della defunta Guerra Fredda.
Ma se la Russia può utilizzare attacchi aerei e missilistici per negare all’Ucraina l’uso delle sue strutture portuali, può anche impedire la ricostruzione del dopoguerra e il suo rilancio economico.
Così come le navi mercantili non rischieranno gli attacchi russi per entrare a Odessa, è improbabile che le imprese di costruzione rischino i raid aerei russi nel tentativo di costruire o riparare ponti, strade, fabbriche, porti e altre infrastrutture vitali. Né gli investitori rischieranno centinaia di miliardi di dollari se missili e bombe russe potranno distruggere qualsiasi progetto di ricostruzione ucraino.
Attualmente la maggior parte degli ucraini emigrati risiede in Europa – e non solo – ed è molto difficile che ritornino tutti in patria, ma senza un rimpatrio di massa l’Ucraina rischia di entrare in una spirale di morte demografica. Con una popolazione di 52 milioni di persone quando l’Unione Sovietica si è sciolta, ora si attesta tra 22 e 25 milioni di persone, e quasi la metà sono pensionati.
Secondo recenti stime la popolazione in età lavorativa dell’Ucraina – la spina dorsale sia della sua economia civile e del suo esercito– potrebbe perdere un ulteriore terzo entro il 2040.
Questo solleva una domanda ovvia, ma mai discussa in Occidente: come può una popolazione ucraina che invecchia e muore, priva di una forte base economica, servire come una nuova Sparta” per contrastare una Russia con armi nucleari, che è sette volte la sua dimensione?
La chiusura di Odessa dovrebbe quindi far riflettere i leader occidentali.
In primo luogo, né l’Ucraina né l’Occidente possono eliminare la minaccia di attacchi aerei e missilistici. In secondo luogo, la Russia avrà una forte ragione per continuarli, anche dopo la fine delle operazioni di terra, soprattutto se il Cremlino è già convinto che l’Occidente vuole trasformare l’Ucraina in un aculeo per minacciare la sicurezza russa.
Quindi la conseguenza potrebbe essere la continuazione del conflitto, anche in altre forme, sino allo sfinimento della Russia, oppure fino all’ultimo ucraino?
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
