Esteri

Il nuovo presidente coreano ”pragmatico” con Cina e Russia

di Balthazar

Insediatosi come Presidente subito dopo essere stato dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali in Corea del Sud alle 6:21 del mattino del 3 giugno (ora della Corea del Sud), Lee Jae-myung (nella foto) del Partito Democratico di Corea (DPK) progressista del paese si è impegnato a “espandere il territorio economico della Repubblica di Corea ampliando gli orizzonti della diplomazia e rafforzando la posizione internazionale“.

Con ogni probabilità, la sua visione diplomatica sarà attentamente osservata da tutti coloro che credono nella struttura di sicurezza guidata dagli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico, in particolare dalle élite al potere a Taiwan e in Giappone, che sembrano essere a disagio nro confronti del “pragmatismo” di Lee.

Nel suo discorso inaugurale ha infatti sottolineato l’importanza di una “diplomazia pragmatica incentrata sugli interessi nazionali” per “trasformare la crisi dell’ambiente economico e della sicurezza globale in un’opportunità per massimizzare gli interessi coreani”.

Successivamente ha   ribadito il suo approccio alle relazioni con i paesi vicini, tra cui Cina e Russia, “dalla prospettiva dell’interesse nazionale e del pragmatismo”, sottolineando al contempo l’alleanza Corea-Stati Uniti come pietra angolare della politica estera.

Percepito come “filo-cinese” durante la campagna elettorale,  Lee non sembra aver dissipato i dubbi a Washington e Tokyo, nonostante la promessa che avrebbe rafforzato una partnership trilaterale con loro.

D’altra parte ha avvertito che i rapidi cambiamenti nell’ordine globale, tra cui il crescente protezionismo, rappresentano una minaccia per la sopravvivenza del suo Paese: “i rapidi cambiamenti nell’ordine globale, come il crescente protezionismo e la ristrutturazione della catena di approvvigionamento, rappresentano una minaccia per la nostra stessa sopravvivenza”.

Secondo i più progressisti del DPK al governo, il nuovo presidente potrebbe porre una certa distanza tra Seul e Washington, soprattutto se l’amministrazione Trump riducesse il suo impegno per la sicurezza nella penisola coreana o la spingesse oltre i limiti della sua sicurezza.

Già in campagna elettorale Lee aveva suscitato scalpore  affermando che Seul avrebbe dovuto tenersi fuori da qualsiasi conflitto tra Cina e Taiwan. Una affermazione che fa seguito alla visita a Pechino di inizio anno, del presidente dell’Assemblea Nazionale sudcoreana – alleato di Lee – che ha ricevuto un’accoglienza insolitamente calorosa a Pechino, incluso un incontro di un’ora con Xi Jinping.

Il  “pragmatismo della politica estera” coreana aveva già caratterizzato la sua campagna elettorale del nel 2022 quando era stato battuto dall’avversario  Yoon Suk Yeol del partito conservatore People Power Party.

Ma ad aprile, il presidente Yoon Suk Yeol è stato messo sotto accusa, dopo aver dichiarato uno stato di legge marziale di breve durata nel dicembre 2024, mentre il DPK di Lee in maggiorana, stava rendendo impossibile il suo governo respingendo tutte le sue politiche avendo la  maggioranza parlamentare.

Pur riconoscendo la crescente assertività di Pechino, Lee ha sostenuto che Seul dovrebbe collaborare con Pechino, affermando che “l’antagonismo palese non giova né agli interessi nazionali della Corea del Sud né alla sua alleanza con Washington”.

Già prima della campagna elettorale  aveva sollevato problemi con Tokio che non avrebbe rinunciato “al suo passato imperiale continui ostacolando la cooperazione trilaterale tra Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti” dopo la sentenza della Corte Suprema sudcoreana del 2018 secondo la quale le aziende giapponesi dovevano pagare risarcimenti per il ricorso al lavoro forzato coreano durante la Seconda Guerra Mondiale,

Il decaduto presidente Yoon aveva cercato invece di superare queste animosità storiche e di unire le forze con il Giappone e gli Stati Uniti per fronteggiare la crescente aggressività della Corea del Nord e l’egemonia cinese, due fattori che tutti e tre considerano minacce comuni, affermando di credere nella “diplomazia basata sui valori”.

Quindi ha ripristinato e ampliato le esercitazioni militari congiunte (sospese sotto il suo predecessore Moon, considerato filocinese) per una politica di “contenimento” nei confronti della Cina.

Yoon si era anche recato anche a Tokyo nel marzo 2023 per colloqui con l’allora Primo Ministro giapponese Fumio Kishida.La prima visita di un presidente sudcoreano in Giappone in oltre 12 anni. Kishida ricambiò con una visita a Seul a maggio, esprimendo solidarietà per le sofferenze dei lavoratori forzati coreani durante il dominio coloniale dell’Impero del Sol Levante..

Ma  l’elezione di Lee potrebbe rallentare le relazioni con il Giappone data la tradizionale antipatia sua e del suo partito coreano nei confronti di Tokio, anche se il termine “pragmatismo” da lui usato viene considerato da molti analisti piuttosto “ambiguo”.

Resta il fatto che Il 25 aprile prima della sua elezione, nel corso di un dibattito televisivo aveva affermato che la Corea del Sud non deve essere incondizionatamente vincolata all’alleanza o rigidamente confinata dal blocco trilaterale Corea-Stati Uniti-Giappone.

 

“Certo, l’alleanza Corea-Stati Uniti è il fondamento della politica estera della Repubblica di Corea – aveva detto-  ma anche gli schieramenti di blocco hanno un peso. Anche la cooperazione trilaterale tra Corea, Stati Uniti e Giappone è importante. Ma non possiamo essere vincolati esclusivamente solo a questi.”

In un’intervista rilasciata sul canale yuo tube della  Fondazione Roh Moo-hyun a metà aprile, Lee ha sostenuto che Seul non può permettersi di voltare le spalle né a Pechino né a Mosca per perseguire i propri interessi nazionali, data la loro vicinanza geografica e il loro profondo coinvolgimento economico.

Affermando esplicitamente che “anche se volessimo abbandonare i legami con Cina e Russia, non potremmo. Siamo intrecciati con loro….Le nostre economie sono profondamente interconnesse con loro, e la geografia rende impossibile la separazione. È il fato, il nostro destino”.

Lee non sottovaluta  le relazioni con Cina e Russia, soprattutto in considerazione del deterioramento del contesto commerciale globale, colpito dalle guerre tariffarie c he, grava pesantemente sul suo Paese che dipende dalle esportazioni. Tanto che ancora il  18 maggio affermava “dobbiamo dare priorità all’interesse nazionale ed evitare di coinvolgerci troppo nel conflitto Cina-Taiwan. L’idea è di rispettare lo status quo e mantenere una distanza adeguata”.

Sollecitato sulla poi sulla eventuale  partecipazione  militare coreana nel caso dell’acutizzarsi  di una emergenza Cina-Taiwan ha rifiutato di dare una risposta definitiva, parlando un approccio flessibile e situazionale. “Se si presenta una situazione specifica, dobbiamo valutarla con flessibilità, in base all’interesse nazionale. Le relazioni diplomatiche sono fluide e le risposte dovrebbero variare di conseguenza”.

Pur ribadendo l’importanza dell’alleanza tra Corea del Sud e Stati Uniti, Lee ritiene  che la diplomazia con altre grandi potenze, come Cina e Russia, dovrebbe essere gestita con prudenza, guidata dal “pragmatismo” e dall'”interesse nazionale”.

Tali affermazioni suggeriscono che Lee potrebbe prendere cautamente le distanze dalla “diplomazia basata sui valori” del suo predecessore Yoon e rappresentare  un punto di svolta per la geopolitica dell’Indo-Pacifico.

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