di Giuliano Longo
Sette giorni di interventi di Donald Trump nel conflitto tra Russia e Ucraina hanno trasformato in realtà gli incubi degli ucraini e di molti dei loro alleati, sconvolgendo le relazioni transatlantiche che hanno sostenuto la sicurezza europea sin dal 1945.
I politici europei stanno iniziando a rendersi conto di quanto sia cambiato profondamente il loro mondo e ora devono confrontarsi con un’America che, nella migliore delle ipotesi, è scettica e, nella peggiore, ostile al vecchio mondo che rappresenta.
L’epicentro del ciclone si è abbattuto su Bruxelles martedì sera quando Trump ha incolpato l’Ucraina di aver iniziato la guerra e scaricando il suo presidente Zelensky come un omuncolo aggrappato a un potere che non ha più il consenso del suo popolo, trascinato in una guerra senza speranza di vittoria, nonostante i miliardi spesi dall’Occidente e in particolare dagli Stati Uniti.
Dopo quasi tre anni di sostegno a Kiev con la presidenza di Joe Biden, il nuovo inquilino della Casa Bianca adotta quelle che sono sempre state le accuse di Putin, senza farsi mancare note di disprezzi personale nei confronti di quello che è stato l’idolo della democrazia occidentale e Lui definisce quasi un dittatore d’operetta.
E per non farsi mancare nulla dichiara “Questa guerra è molto più importante per l’Europa che per noi. Abbiamo un grande e bellissimo oceano come separazione“., marcando l’inizio di un contenzioso soprattutto con la UE che potrebbe prendere corpo con i prossimi shock delle tariffe sulle sue esportazioni.
Durante il primo round di colloqui tra le delegazioni americana e russa in Arabia Saudita, martedì, le due parti hanno discusso degli “elementi irritanti” nelle loro relazioni, tra cui le sanzioni imposte a Mosca. Ma hanno anche parlato di una futura cooperazione economica e di investimenti nel settore energetico, mentre l’UE, con poca lungimiranza, ha concordato invece un nuovo ciclo di sanzioni contro la Russia.
I partiti politici pro-europei del Parlamento europeo hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui riconoscono la portata della crisi che stanno affrontando.
I leader del Partito Popolare Europeo di centro-destra, dei Socialisti e Democratici, del partito liberale Renew Europe e dei Verdi scrivono “l ‘Europa non può più fare affidamento solo sugli Stati Uniti per difendere i nostri valori e interessi comuni” divulgano ai loro elettori la narrazione che ora .paesi europei devono ora agire con urgenza per la propria difesa con maggiori spese militari e più sostegno all’Ucraina.
Ma le divisioni cominciano a far scricchiolare tale impianto più ideologico che concreto Altrove, soprattutto tra i partiti la cui politica è più vicina a quella di Trump, c’è Primo Ministro italiano Giorgia Meloni che anche senza un dissenso formale, comincia a prendere le distanze dalle posizioni del centrosinistra europeo.
Un portavoce del gruppo Conservatori e Riformisti Europei, che include il partito Fratelli d’Italia di Meloni, ha spiegato che “Non siamo rimasti pienamente soddisfatti della formulazione della valutazione degli Stati Uniti nel testo… Ora è il momento di un dialogo calmo e misurato e di concentrarsi su soluzioni pragmatiche”. E come i “conservatori” la pensa anche il blocco delle destre estreme europee.
Ma quale peso può avere questa linea della UE? In questo momento, l’Ucraina e l’Europa non sono nemmeno al tavolo delle trattative russo-americane, A dimostrazione di quanto siano state danneggiate le relazioni tra USA e UE, è noto Ursula von der Leyen non è riuscita nemmeno a fare una telefonata con Trump sino ad oggi.
Quando si è seduta con il vicepresidente JD Vance al summit di Parigi lui non l’ha nemmeno avvisata che Trump stava per organizzare dei colloqui con Putin il giorno seguente, lo ha appreso dai media come tutti noi comuni mortali..
A Kiev, Zelenskyy aveva inizialmente cercato di fare appello agli istinti commerciali di Trump (esercitando ovviamente i suoi) offrendo una quota dei minerali critici dell’Ucraina, come il litio, in cambio di un continuo supporto militare. Ciò gli si è ritorto contro perché dopo al sua frettolosa retromarcia, Trump ora chiede l’accesso ai minerali come pagamento arretrato per gli aiuti che gli Stati Uniti hanno già fornito.
Da allora, gli attacchi diretti di Trump al presidente ucraino non hanno fatto che aumentare e d è ormai è chiaro che Trump sta spingendo per elezioni rapide per rimuovere Zelensky, obiettivo probabilmente concordato con Putin.
Nonostante l’umiliazione di fatto della UE gli inglesi fanno i soliti Pierini della situazione e in molti rimangono ottimisti sul fatto che la cosiddetta relazione speciale tra Regno Unito e Stati Uniti durerà, ne sia il fatto il premier Keir Starmer, unico sinora fra i leader europei, si recherà a Washington la prossima settimana per incontrare il nuovo presidente.
Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, il primo ministro britannico non ha avuto altro che parole calorose per lui, nel tentativo di mantenere vivo il cosiddetto rapporto speciale, dopo che il regno Unito è stato uno dei paesi più oltranzisti per la prosecuzione del conflitto e oggi abbocca all’amo del Tycoon.
Offrendo un ramoscello d’ulivo a Trump il premier britannico afferma il suo “sostegno agli sforzi guidati dagli Stati Uniti per ottenere una pace duratura in Ucraina che scoraggi la Russia da qualsiasi futura aggressione”. Capolavoro di ipocrisia per un Paese che ha imbastito le più eclatanti operazioni di intelligence e terroristiche di ritoesione contro la Russia.
Ma qualcosa scricchiola anche a Kiev , ad esempio la parlamentare Ivanna Klympush-Tsintsadze non ha immediatamente difeso Zelensky. Ivanna è la figura di spicco del partito ucraino Solidarietà Europea, il cui leader Poroshenko è stato sanzionato dal suo presidente e sta spingendo per un governo di unità nazionale con tutti i partiti.
Ben altro quindi che le elezioni, tanto più che Zelensky non è disposto a mollare “per il bene del Paese” come ha dichiarato ieri, ma quel che è peggio per il presidente è l’inquietudine dei vertici e dei quadri intermedi dell’esercito (leggi articolo ore 12 di ieri) .
C’è poi il fatto che il conflitto continua e i russi stanno approfittando della situazione politica per accerchiare alcune delle più importanti roccaforti strategice nel Donetsk e nel Donbass, mentre sembra non abbia fretta di sgomberare definitivamente i territori russi parzialmente occupati dagli ucraini. E’ evidente che ormai il tempo gioca a loro favore.
A Mosca i media e gli alti dirigenti del Cremlino gongolano poiché Trump in un mese ha rotto l’incantesimo occidentale sull’isolamento della Russia, che di fatto a livello globale non è mai stata isolata.
Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente della Federazione noto per su posizioni oltranziste non trattiene il suo entusiasmo e dichiara “se mi avessero detto solo tre mesi fa che queste erano le parole del presidente degli Stati Uniti, avrei riso a crepapelle. @realDonaldTrump ha ragione al 200 percento. (Zelnsky) Pagliaccio fallito…”
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov non ha risposto direttamente alla condanna pubblica di Trump nei confronti di Zelensky, ma ha espresso soddisfazione , affermando che Trump “comprende” le ragioni del Cremlino.
“È il primo e, finora, a mio parere, l’unico leader occidentale che ha affermato pubblicamente e ad alta voce che una delle cause profonde della situazione ucraina è stata la linea sfacciata della precedente amministrazione [dell’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden] di trascinare l’Ucraina nella NATO“, ha detto Lavrov.
Lavrov ha anche affermato che Mosca e Washington devono “ripulire” l’eredità di Biden, che ha eroso la “partnership a lungo termine” tra Russia e Stati Uniti. Mentre il crescente legame retorico tra il Cremlino e la Casa Bianca indica che i due sono già sulla buona strada per raggiungere questo obiettivo.
Putin invece ha voluto mettere il dito nella piaga delle fallimentari relazioni USA-Europa affermando che “tutti i leader europei, tutti senza eccezione, hanno sostanzialmente interferito direttamente nel processo elettorale negli Stati Uniti. Sono sorpreso dalla moderazione del neoeletto presidente degli Stati Uniti Trump nei confronti dei suoi alleati, che si sono comportati, francamente parlando, in modo maleducato. (Mentre Trump) si comporta ancora in modo piuttosto cortese nei loro confronti”.
Se questa è cortesia immaginatevi cosa potrebbe essere l’ostilità.
