di Wladymiro Wysocki (*)
Che si parli di lavoratori, di azienda, di lavoro in generale, welfare inteso come benessere è un concetto utilizzato nei dibattiti sindacali, istituzionali, nel giornalismo, nelle manifestazioni, ovunque.
Il welfare è ormai una parola del nostro vocabolario, sicuramente molto più impattante che non chiamarlo benessere, ma ora ormai è risaputo che il nostro italiano lascia spesso spazio a termini inglesi per avere forse un effetto più internazionale.
Peccato, perché la nostra resta sempre la lingua più bella del mondo con le sue armonie e sfumature.
Detto questo, tutti sanno veramente cosa sia questo “welfare”?
Se ne parla ovunque con tanta facilità ma poi nella realtà cosa abbiamo, siamo veramente sicuri che oggi nel mondo del lavoro i lavoratori stiano beneficiando di un benessere?
Andiamo a capire, brevemente e per sommi capi, innanzitutto a cosa si riferisce questo termine.
È un insieme di misure, servizi e strumenti volti a migliorare il benessere delle persone, rivolgendole ai lavoratori rappresenta un supporto concreto per migliorare la qualità della vita.
Alcuni strumenti che si applicano, o almeno si cerca di applicare, sono i buoni spesa, servizi di assistenza sanitaria, agevolazioni per la formazione, sostegno alla mobilità o al work – life balance (equilibrio tra vita e lavoro), la valorizzazione del lavoratore, motivazione aziendale, ma anche una retribuzione proporzionata alla responsabilità, all’esperienza e capacità del lavoratore.
Già, una retribuzione proporzionata ancora oggi stiamo in lotta tra rinnovo e cstituzione di nuovi contratti collettivi e salario minimo.
Chi vincerà per il benessere dei lavoratori?
Intanto il benessere sembra essere un aspetto valido solo per una porzione di eletti, il resto sta nel limbo dell’attesa ma sicuramente sarà confortevole per ricevere il giusto “benessere”.
Se parliamo di welfare inteso come massimizzazione del lavoratore per aumentare la produttività, l’immagina aziendale siamo tutti in linea che probabilmente si sta applicando per chi ne ha le possibilità economiche.
Ma il punto resta fermo sul vero e concreto benessere della persona, del singolo lavoratore.
Quanto di questo benessere è reale e in che misura.
Il welfare è anche rendere un lavoratore sereno nel svolgere il suo lavoro e metterlo in buone condizioni sotto il profilo anche della sicurezza, di farlo tornare a casa stanco, magari, ma sano e salvo dai suoi familiari.
Vedendo il triste andamento giornaliero, mensile e annuale anche dai dati Inail di benessere c’è veramente niente.
Malattie professionali in aumento, incidenti e morti con numeri impressionanti pari a una guerra.
Sarà una sfumatura del benessere o una condizione per poterselo ottenere, solo qualche miracolato ne potrà godere.
Si, miracolato.
Tornare a casa oggi dopo una giornata di lavoro sta diventato l’obiettivo del lavoro, ovviamente con altre mille preoccupazioni che vanno schivate tra come riuscire a portare a casa lo stipendio, come riuscire a permettersi la spesa, poter portare i figli a scuola fino a potersi permettere una visita medica.
Se parliamo di concretezza e di realtà, nel mondo del lavoro i lavoratori hanno ben poco da festeggiare per il welfare.
Pensiamo a una delle tre principali malattie professionali in Italia, ovvero i fattori di stress lavoro correlato diventata la malattia del secolo.
Eppure il benessere punta a delle condizioni psicofisiche orientate al rispetto delle persone, alle condizioni di lavoro equilibrate e concilianti con la qualità della vita.
Il tutto lo possiamo riassumere con la soddisfazione del lavoratore nel suo contesto lavorativo, visto che la maggiore parte della vita è spesa in una organizzazione aziendale.
Eppure i dati ci portano ad altro.
Lavoratori costretti a lavorare e accettare condizioni pienamente disagiate pur di lavorare, turni massacranti per mantenere il posto di lavoro, spostamenti in itinere spesso viaggi della speranza, tempi stretti e fretta come contorno al tutto.
La precarietà del lavoro resta ovviamente il “welfare” per eccellenza, il salario sempre più risicato per poter pagare le bollette, l’affitto, la scuola, la spesa.
Bella parole il welfare.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
