Economia e Lavoro

Imprese: Unimpresa, in vigore riforma che ridisegna architettura incentivi pubblici

RIFORMA INCENTIVI RIDISEGNA AIUTI IMPRESE, NUOVO SISTEMA CON 5 STRUMENTI
Imprese: Unimpresa, in vigore riforma che ridisegna architettura incentivi pubblici - Foto Credits: Ufficio Stampa Unimpresa

“Cambia l’architettura degli incentivi pubblici destinati alle imprese italiane. Con il decreto legislativo 138 del 26 giugno 2026 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il 18 agosto, prende forma una nuova fase della riforma del sistema delle agevolazioni, dopo l’approvazione del Codice degli incentivi del novembre 2025. L’obiettivo è ridurre la frammentazione degli strumenti, riordinare le misure sulla base delle rispettive finalità e concentrare gli interventi in un numero più limitato di modelli omogenei”. È quanto evidenzia il Centro studi di Unimpresa nell’analisi del nuovo quadro normativo.

Il nuovo assetto, si sottolinea, concentra l’offerta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy attorno a cinque strumenti principali: Fondo per la crescita sostenibile (Fcs), Fondo di garanzia per le Pmi, Fondo di sostegno al venture capital, Beni strumentali-Nuova Sabatini e incentivi al settore dell’aerospazio. La riorganizzazione punta a ridurre sovrapposizioni e duplicazioni che negli anni hanno reso il sistema degli aiuti alle imprese complesso e spesso difficile da utilizzare soprattutto per le aziende di dimensioni minori. Il perno della nuova struttura, specifica Unimpresa, sarà il Fondo per la crescita sostenibile, destinato a operare attraverso quattro sezioni. La prima sarà dedicata a ricerca, sviluppo e innovazione, comprendendo anche gli Ipcei e interventi per trasferimento tecnologico, trasformazione digitale e valorizzazione della proprietà industriale. La seconda sosterrà la nascita e lo sviluppo di start-up e nuove imprese, comprese cooperative e iniziative a prevalente partecipazione giovanile o femminile, favorendo anche il collegamento con il mercato del venture capital. Una terza sezione sarà dedicata agli investimenti produttivi connessi alla transizione verde e digitale, attraverso i Contratti di sviluppo e specifici bandi tematici. La quarta riguarderà invece l’accesso al credito e al mercato dei capitali, con interventi destinati anche alla continuità aziendale, alla tutela dell’occupazione e al sostegno delle imprese che attraversano situazioni temporanee di difficoltà economico-finanziaria.

La riforma, prosegue Unimpresa, non determina automaticamente il trasferimento nel Fondo per la crescita sostenibile delle risorse oggi destinate alle diverse misure. La confluenza degli stanziamenti dovrà essere stabilita con la legge di bilancio, che individuerà anche la ripartizione delle risorse tra le quattro sezioni. Successivamente il Mimit dovrà definire, attraverso appositi decreti, la disciplina dei bandi tematici, indicando obiettivi, beneficiari, forme ed entità delle agevolazioni, modalità di erogazione, rendicontazione, monitoraggio, controllo e revoca. Il decreto dispone inoltre la soppressione di quattro strumenti considerati non più operativi o superati: il voucher per l’internazionalizzazione-TEM con competenza digitali, il credito d’imposta per materiali di recupero, il credito d’imposta sui prodotti da riciclo e riuso e il Fondo rotativo nazionale self-employment. Per i procedimenti già avviati alla data di entrata in vigore del decreto resta applicabile la precedente disciplina fino alla conclusione delle procedure e delle eventuali attività di recupero delle agevolazioni.

“La direzione della riforma appare coerente con un’esigenza manifestatasi progressivamente negli ultimi anni: passare da una politica degli incentivi fondata sulla moltiplicazione degli strumenti a una politica industriale maggiormente concentrata sulle finalità. Per una piccola impresa, la presenza di decine di agevolazioni potenzialmente disponibili non rappresenta necessariamente un vantaggio se l’accesso richiede strutture amministrative specializzate, consulenze onerose o tempi incompatibili con le esigenze degli investimenti. La razionalizzazione può quindi produrre risultati positivi se consentirà alle aziende di identificare più facilmente lo strumento adatto alle proprie necessità”, commenta il presidente d Unimpresa, Paolo Longobardi.

“Particolarmente significativo appare il mantenimento di una specifica attenzione al Fondo di garanzia per le Pmi e alla Nuova Sabatini, strumenti direttamente collegati a due questioni centrali per le aziende di dimensioni minori: disponibilità di credito e finanziamento degli investimenti. Allo stesso tempo, l’articolazione del Fondo per la crescita sostenibile mette in relazione quattro esigenze che sempre più spesso si presentano contemporaneamente nella vita delle imprese: innovare, crescere dimensionalmente, finanziare gli investimenti e reperire capitale. La vera verifica della riforma arriverà con i provvedimenti attuativi e con la legge di bilancio. Il riordino normativo rappresenta infatti soltanto il primo passaggio. Per il sistema produttivo, e in particolare per le Pmi, sarà necessario evitare che la concentrazione degli strumenti determini semplicemente il trasferimento della complessità da molte misure a pochi grandi contenitori. La semplificazione dovrà essere misurabile: meno adempimenti, regole uniformi, maggiore digitalizzazione delle procedure, tempi di istruttoria definiti, informazioni facilmente accessibili e certezza sulle risorse disponibili. Il nuovo sistema può diventare uno strumento più efficace di politica industriale proprio se riuscirà a colmare la distanza che spesso separa lo stanziamento pubblico dalla concreta realizzazione dell’investimento privato”, aggiunge Longobardi.

“La riforma, dunque, apre una fase nuova, ma il suo risultato non potrà essere valutato esclusivamente sulla base del numero degli incentivi eliminati o accorpati. Il parametro decisivo sarà la capacità di portare più rapidamente le risorse verso investimenti, innovazione, credito e crescita delle imprese, con particolare attenzione alla struttura produttiva italiana composta in larghissima misura da aziende piccole e medie”, aggiunge inoltre Longobardi.

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