di Wladymiro Wysocki (*)
Finita la calda pausa estiva, nella quale comunque non ho mai smesso di denunciare la grave e quotidiana criticità nazionale degli incidenti sul lavoro, torniamo a prendere consapevolezza dei nuovi dati che l’INAIL, martedì 3 settembre, ha pubblicato sull’andamento degli infortuni sul lavoro aggiornati al 31 luglio.
Emerge che nei primi sette mesi di questo 2024 sono state presentate 350.823 infortuni, +1,7% dello stesso periodo del 2023 che riportavano 344.897 casi, mentre con esito mortale sono stati 577 con 18 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2023 che erano 559.
Gli incidenti in occasione di lavoro sono 295.159 (+ 0,8% rispetto al 2023) compreso le denunce degli under 15 per l’effetto dell’estensione della tutela INAIL nelle scuole, mentre gli incidenti in itinere sono 55.664 (+ 6,9% rispetto al 2023).
Analizzando i dati pubblicati dall’Inail non si registra un settore con una contrazione degli incidenti, tutti hanno riportato un aumento preoccupante.
Industria e servizi con 273.265 casi, Agricoltura 14.922, Conto Stato con 62.636, un triste aumento di percentuale dei casi di infortunio lo si registra nell’Istruzione con + 49,9%, la Sanità e assistenza sociale con + 26,1%, Fornitura di acqua-reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento + 22,1%, Riparazione, manutenzione e installazione di macchine e apparecchiature registra un aumento del +21,8%, il Noleggio e servizi di supporto alle imprese + 18,9%, Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione + 16,1% e per finire le Costruzioni con + 15,1%.
Da questi dati, sia in numero di registrazioni di eventi e denunce che in percentuale di incremento, non è difficile notare come l’impatto di una mancata cultura della sicurezza, della prevenzione, dell’addestramento, della verifica e del controllo sia evidente in ogni macrosettore economico, in ogni ambito lavorativo.
Una carenza diffusa della quale dobbiamo prenderne atto e darne una notevole evidenza perché se la redazione del DVR, il Documento di Valutazione dei Rischi, la formazione, le idoneità fisiche mediche, la consegna dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), le attrezzature di lavoro a norma, e potrei continuare sono tutte regolamentate da obbligo di legge per poter lavorare, la domanda che ci dobbiamo porre è del perché un aumento costante e continuativo di infortuni.
Dal 1° di ottobre avremo la patente a crediti nel settore dell’edilizia, ma siamo sicuri che questo provvedimento riduca questi numeri?
Dobbiamo puntare a qualcosa di ben diverso, dobbiamo essere più presenti negli ambiti lavorativi e non dico con ispezioni, o meglio non solamente, perché l’aspetto repressivo non serve a evitare un incidente.
Noi dobbiamo lavorare prima che si verifichino gli eventi, dobbiamo vigilare, collaborare, sollecitare gli RSPP (Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione), i Coordinatori dei cantieri, i formatori, gli organismi paritetici e soprattutto i datori di lavoro e lavoratori.
Dobbiamo lavorare per dare il giusto apprezzamento e la giusta importanza ai tecnici, ai formatori, ai medici competenti, agli RSPP e Coordinatori, perché troppo spesso vengono considerati più un problema per le aziende che un vero supporto e strumento di prevenzione.
È un lavoro di squadra nel rispetto delle regole, delle professioni che ognuno ricopre, ma soprattutto nel rispetto della vita umana.
Andando a vedere la percentuale nella componente maschile si registra un incremento del + 1,3% con 226.652 casi, in quella femminile un incremento del + 2,5% con 124.171 casi denunciati.
Un elemento da non sottovalutare, personalmente da tempo sollevato e costantemente ripetuto in diverse sedi e da tenere particolarmente attenzionato, è l’aumento degli infortuni negli under 15, un aumento del + 21,0%, oltre alla fascia di età 20 -34 negli studenti con un aumento del + 1,8%.
Numeri, dati, percentuali, statistiche, analisi ad ogni pubblicazione emergono le stesse criticità ma che terrei a precisare essere in parte già superati, poiché il mese di agosto così come i primi giorni di settembre non ci hanno risparmiato da eventi infortunistici gravi e con esiti mortali.
Personalmente ne ho evidenziato sempre, anche con tono deciso, la mancanza di risposte e di presenza nei periodi estivi sia di alcune rappresentanze sindacali che mezzi di comunicazione come se tutti fossero andati in vacanza e la prevenzione nei luoghi di lavoro non fosse più un problema di nessuno.
Siamo arrivati a settembre dove si riaccendono i riflettori sugli infortuni sul lavoro, e questi riflettori li ha puntati l’Inail con i nuovi dati open data e a cascata ripresi da giornali e pubblicati più o meno nel dettaglio con analisi e spiegazioni varie.
Resto sempre fiducioso che la prevenzione, la sicurezza e la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro possa diventare un argomento fisso, sempre presente e prima o poi ne sarà una materia da studiare nei banchi di scuola.
Per ora la sicurezza come materia scolastica è ferma a un disegno di legge su carta che deve essere approvata nei suoi farraginosi e complessi iter burocratici parlamentari.
Chissà quando ne vedremo la luce e quanti incidenti dovremo assistere prima di formare e preparare a dovere i nostri ragazzi ad affrontare il mondo del lavoro con una forma mentis pronta a capire i rischi e pericoli del lavoro.
Speriamo che questi catastrofici dati siano utili a spronare il Ministro del Lavoro Marina Evira Calderone, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ad accelerare i tempi per i nostri ragazzi.
Non fermiamoci ad elogiarci su qualche provvedimento del quale forse percepiremo degli apprezzamenti positivi tra qualche anno, qui ogni giorno registriamo infortuni, malattie e morti e onestamente il tempo è finito!!
Abbiamo il dovere di agire subito, domani è già tardi.
*Esperto di sicurezza sul lavoro
