Il capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il generale Hossein Salami, ha definito il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Gallant come la “fine e la morte politica” di Israele. “Questo significa la fine e la morte politica del regime sionista, un regime che oggi vive in un assoluto isolamento politico nel mondo e i suoi funzionari non possono più viaggiare in altri Paesi”, ha detto Salami in un discorso trasmesso dalla TV di Stato. L’Iran poi torna a parlare di una possibile ritorsione contro IsraeleCci sarà sicuramente e “a una risposta agli attacchi di Israele contri i siti militari iraniani di fine ottobre. “La ritorsione contro l’aggressione dell’entità sionista è inevitabile ma le tempistiche, le circostanze e il metodo dipendono da condizioni idonee”, ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aggiungendo che “sarebbe un grave errore” da parte di Israele tentare di colpire le strutture nucleari iraniane e che questa azione “provocherebbe una risposta dello stesso tipo”. In un’intervista con l’emittente libanese Al Mayadeen, come riferisce Mehr, il capo della diplomazia di Teheran ha aggiunto che “la regione sta vivendo circostanze uniche, con le continue aggressioni da parte dell’entità sionista” e ha messo in guardia rispetto “alla possibilità che la guerra si espanda e colpisca tutti i Paesi della regione”. Secondo Araghchi, “le nazioni nella regione sono diventate più consapevoli i vigili rispetto ai crimini sionisti” e “hanno iniziato a comprendere come sia un errore normalizzare le relazioni” con Israele.
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