“Desidero per prima cosa sgomberare il campo da equivoci. Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “L’intento è condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e, in questo quadro, il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha aggiunto.
Nessuna nave italiana a Hormuz senza ok Parlamento
“Voglio ribadire ancora una volta che nessuna nave sarà impiegata a Hormuz senza che questo Parlamento lo abbia autorizzato; nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro che non offra adeguate garanzie di sicurezza, e senza che vi sia un quadro giuridico internazionale preciso”.
Hormuz non è crisi regionale ma uno shock globale
“Quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo. Lo Stretto di Hormuz è uno snodo cruciale per le rotte commerciali globali: vi transitano il 20% del petrolio mondiale, un quarto delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e una parte significativa delle materie prime che alimentano anche le nostre filiere produttive”, ha aggiunto. “Le conseguenze della crisi sono di fronte agli occhi di tutti. L’insicurezza delle rotte commerciali e il rincaro dell’energia pesano sulle famiglie e sulle imprese. La stabilità delle rotte commerciali è essenziale per la nostra economia. Il nostro export vale il 40% del PIL e nel 2025, nonostante i dazi, è cresciuto del 3,3% per cento”. Lo Stretto di Hormuz “non può essere tenuto in ostaggio con la forza militare, o attraverso l’imposizione di pedaggi”.
Impegno in coalizione internazionale solo dopo fine ostilità
Un eventuale impegno dell’Italia “nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz” potrà “concretizzarsi” solo “dopo la cessazione definitiva delle ostilità. È il metodo che abbiamo seguito dall’inizio della crisi: mantenere un raccordo costante tra Governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche”, ha aggiunto. “Il momento è complesso, e richiede compattezza, senso di responsabilità, gioco di squadra. È un appello che voglio rinnovare anche in questo passaggio”.
Sola via disponibile è quella del dialogo e della democrazia
“La crisi di Hormuz è la conseguenza di un conflitto più vasto, che affonda le radici in decenni di tensioni tra gli Stati Uniti, Israele e Iran. Lo abbiamo detto fin dall’inizio: la sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia. Venerdì scorso ne ho parlato a lungo con il Segretario di Stato americano Rubio, con cui dall’inizio del conflitto ho mantenuto un costante dialogo”, ha aggiunto. “A Rubio ho confermato il pieno sostegno del nostro Paese ai negoziati in corso in Pakistan. Negoziati difficili, eppure fondamentali per alimentare la speranza della pace”, ha dichiarato ancora il titolare della Farnesina. ” Le prime reazioni ufficiali degli Stati Uniti alla risposta iraniana sono state negative, ma il negoziato deve continuare. Questa occasione non va sprecata”
Teheran non può dotarsi di armi nucleari
“Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici in grado di minacciare la regione. Il regime iraniano è ancora quello che ha represso con la violenza, solo pochi mesi fa, i propri giovani che chiedevano libertà e democrazia. E continua a farlo anche oggi, con le esecuzioni capitali di chi ha osato opporsi. È il regime che ha attaccato in maniera indiscriminata aree residenziali, alberghi, ospedali, infrastrutture energetiche in tutti i Paesi del Golfo”, ha aggiunto. Secondo il titolare della farnesina il governo di Teheran “deve impegnarsi a negoziare in buona fede, e con flessibilità, per una soluzione costruttiva, a riprendere la collaborazione con l’Agenzia dell’Onu per il Nucleare e a ristabilire le relazioni con i Paesi del Golfo”.
Impegno di Pechino per la pace è fondamentale
“La Cina gode di un’indubbia influenza sull’Iran ed è uno dei Paesi più interessati al ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. L’impegno di Pechino per la pace è fondamentale”. Tajani, ha spiegato di aver consegnato questo messaggio “al ministro degli Esteri cinese Wang Yi, quando il mese scorso sono stato in missione a Pechino”.
Pronti a ospitare in Italia colloqui pace Israele-Beirut
“L’Italia sostiene con convinzione il dialogo tra Israele e Libano mediato dagli Stati Uniti. Siamo pronti anche ad ospitare colloqui diretti, come ho assicurato al Presidente Aoun nel corso della mia missione a Beirut del mese scorso. Con il Presidente Aoun e poi con il Segretario di Stato Rubio abbiamo discusso una serie di possibili iniziative per rafforzare le capacità delle Forze di Sicurezza Libanesi, ad esempio nell’anti riciclaggio e nella lotta ai traffici illeciti”, ha aggiunto. “La tregua è fondamentale, ma è necessario trasformarla in vero processo di pace”, ha concluso il titolare della Farnesina. “Desidero esprimere il più sentito ringraziamento, mio personale e del Governo, ai nostri uomini nella missione Unifil, chiamati a operare in condizioni sul terreno spesso molto complicate. La loro sicurezza è una nostra priorità assoluta. Loro, come i nostri uomini nella missione bilaterale Mibil e quelli impegnati nel Comitato Tecnico Militare per il Libano sono straordinari operatori di pace, fonte di assoluto orgoglio cui il Paese deve estrema gratitudine per quello che fanno”, ha concluso Tajani.
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