Economia e Lavoro

Iran: Torlizzi (Consigliere Difesa) mercati ragionano ‘win win’, ma via uscita passa per escalation  

 

“I mercati finanziari continuano a ragionare in logica win-win, aspettandosi una soluzione razionale e rapida. La geopolitica funziona diversamente: è un gioco a somma zero in cui chi soffre meno non ha fretta di trattare. La via d’uscita da questa crisi passa per una escalation ulteriore, non per una de-escalation spontanea”. E’ l’analisi di Gianclaudio Torlizzi, Fondatore di T-Commodity e Consigliere del Ministro della Difesa, in un lungo post sul suo profilo X, in merito al conflitto in Iran e alla situazione nello Stretto di Hormuz.

“Il prezzo del Brent a 100 dollari al barile – scrive Torlizzi- non racconta la storia reale. La distinzione cruciale è tra prezzo e disponibilità fisica: esattamente come durante il Covid i supermercati mostravano prezzi invariati con scaffali vuoti, oggi il vero indicatore di stress non è il benchmark del greggio ma il costo del carburante bunker per le navi e del cherosene per l’aviazione, entrambi in ascesa verticale. L’economia fisica e quella finanziaria si sono dissociate.Il concetto geopolitico chiave è che nessuno è “al sicuro” da questa crisi, ma non tutti soffrono allo stesso modo. Alcuni paesi perdono tre dita, altri un braccio, altri ancora rischiano di essere decapitati. Gli Stati Uniti, esportatori netti di energia, elio, GNL, prodotti agricoli, perdono qualcosa, ma molto meno dei paesi importatori netti di energia che dipendono da carburante marittimo, fertilizzanti e derivati del complesso energetico del Golfo. Chi soffre meno e prevede di uscire dalla crisi in posizione relativa più forte ha meno incentivi a risolverla rapidamente”. “Sul piano militare, l’invio di un’unità di marines verso il Golfo, con arrivo previsto in due settimane, apre concretamente lo scenario di un’operazione su Kharg Island, la giugulare iraniana da cui transita il 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran. – aggiunge Torlizzi -.La strategia americana si articola su due assi paralleli: pressione militare sulle infrastrutture strategiche iraniane e costruzione di una coalizione navale internazionale per la scorta delle petroliere, entrambe mosse per affermare il controllo del nodo e sottrarlo a Teheran”. Insomma- conclude Torlizzi – “non esiste de-escalation spontanea quando gli interessi geostrategici in gioco sono di questa portata. I mercati continuano ad attendersi che ‘teste razionali’ trovino un accordo perché la crisi fa male a tutti. Ma la geopolitica non funziona così. Le cose peggioreranno prima di migliorare”.

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