di Andrea Maldi
ll’indomani della firma sulla tregua tra Israele e Hamas, mediata dal presidente Usa Donald Trump, la situazione si fa critica. Israele si aspetta che Hamas, dopo aver consegnato i primi 9 corpi dei prigionieri, restituisca le altre 19 salme nei prossimi giorni, ma i miliziani islamici specificano che “Il processo potrebbe richiedere del tempo” a causa della distruzione della striscia di Gaza dopo due anni di conflitto.
Intanto l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha diffuso una nota che chiarisce che Hamas deve rispettare venti punti del piano di pace del Tycoon e che il tempo è prossimo alla scadenza.
Chiaramente anche Donald Trump si è espresso sulla difficile situazione, lanciando un duro avvertimento: “Hamas ha preso una serie di impegni nell’accordo per la tregua a Gaza e mi auguro che li rispetterà. Hanno detto che si comporteranno bene, vedremo se lo faranno: se non sarà questo il caso, ce ne occuperemo. Se Hamas continua a uccidere persone a Gaza non avremo altra scelta se non quella di entrare e sterminarli”.
Sull’altro fronte, Hamas sta avendo molte difficoltà ad identificare i 120 corpi dei prigionieri palestinesi restituiti da Israele nell’ambito dell’accordo della tregua.
“Ci sono notevoli complicazioni nell’identificazione dei corpi dei martiri, sono stati sottoposti a torture e mutilazioni”, afferma Mohammed Zaqout, direttore generale degli ospedali dell’exclave di Gaza.
La situazione è complicata anche sul piano degli aiuti umanitari. Il valico di Rafah dovrebbe essere aperto nella mattina di domenica – come dichiarato dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sàar – ma solo per il transito delle persone e non per i camion contenenti le derrate alimentari.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha affermato che ci vorrà molto tempo per sconfiggere la carestia nella striscia di Gaza e auspica l’apertura di tutti i varchi verso l’exclave. Il programma del World Food Programme (WFP) è arrivare ad attivare 145 punti (attualmente operativi solo 5) di distribuzione di scorte alimentari per assicurare una copertura organizzata ed efficace in sostegno di Gaza. Dal momento della tregua sono arrivate circa 560 tonnellate di generi alimentari al giorno, una quantità ritenuta scarsa rispetto al fabbisogno. Il WFP ha annunciato che entro gennaio 2026 saranno aiutati oltre 1,5 milioni di palestinesi, con priorità a bambini, donne incinte e nel periodo di allattamento.
