A causa della forte impennata registrata tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2023 e al successivo perdurare di una significativa, seppure più moderata, tendenza alla crescita, i prezzi al consumo dei beni alimentari (cibo e bevande non alcoliche) risultano in Italia avere raggiunto a luglio 2025 un livello più elevato del 30,1% rispetto a quello medio del 2019. Lo ha reso noto l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia italiana. Nel confronto europeo, tuttavia, tale dinamica appare sensibilmente più contenuta sia rispetto alla media UE27 (+39,2%) sia, tra gli altri principali paesi, rispetto a Germania (+40,3%) e Spagna (+38,2%); nello stesso periodo l’aumento in Francia è stato invece relativamente minore (+27,5%). Ma andiamo a vedere nel dettaglio il report dell’Istat. Il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha registrato nel secondo trimestre un lieve calo su base congiunturale (-0,1%), interrompendo il periodo di crescita iniziato nel terzo trimestre del 2023. Tra le componenti aggregate, le scorte hanno fornito un contributo positivo (+0,4 punti percentuali), mentre la domanda estera netta ha inciso negativamente (-0,7 punti percentuali), per effetto del marcato rallentamento delle esportazioni di beni e servizi (-1,7%) a fronte di una variazione positiva, seppur contenuta, delle importazioni (+0,4%); la domanda interna al netto delle scorte ha invece fornito un contenuto contributo positivo (+0,2 punti percentuali). I consumi finali nazionali sono rimasti invariati rispetto al trimestre precedente, sintesi di un leggero aumento della spesa delle AP (+0,2% congiunturale) e della stazionarietà di quella delle famiglie residenti e delle ISP. La spesa delle famiglie sul territorio economico è cresciuta di più per i beni durevoli che per quelli non durevoli (rispettivamente +0,5% e +0,1%), mentre il consumo di beni semidurevoli è diminuito (-0,6%) e quello dei servizi è rimasto stabile. Tra i principali aggregati, gli investimenti hanno registrato l’aumento più elevato (+1,0% su base congiunturale), seppur in leggero rallentamento rispetto ai due trimestri precedenti. La crescita ha interessato tutte le tipologie: molto marcata in impianti, macchinari e armamenti (+2,1%), più contenuta quella in abitazioni e in fabbricati non residenziali e altre opere (+0,6% e +0,7%); quasi nulla quella in prodotti di proprietà intellettuale (+0,1%). Dal lato dell’offerta, nel secondo trimestre il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è diminuito (- 0,7%), mentre è cresciuto quello delle costruzioni (+0,9%). Nel settore dei servizi, complessivamente stabile, le attività professionali hanno segnato un incremento (+0,4%) superiore a quello delle attività artistiche, di intrattenimento e altri servizi (+0,2%); in diminuzione il valore aggiunto del commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, quello dei servizi di informazione e comunicazione (-0,1% per entrambi); più accentuata la flessione delle attività finanziarie e assicurative (-0,4%). …ma produzione industriale in leggera crescita. Dopo l’aumento registrato a giugno (+0,2% in termini congiunturali), l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha continuato a crescere anche a luglio (+0,4%). Di conseguenza, nella media del periodo maggio-luglio si è osservato un incremento del livello della produzione (+0,2%) rispetto ai tre mesi precedenti. Ad eccezione del settore energetico (- 7,8%), a luglio la crescita ha interessato tutti i principali raggruppamenti di industria, risultando meno marcata per i beni intermedi (+0,7%) rispetto ai beni strumentali (+1,6%) e ai beni di consumo (+2,1%). Ad agosto 2025 l’indice di fiducia delle imprese è rimasto stabile, riflettendo andamenti differenziati tra i settori. Nei servizi di mercato si è registrato un netto recupero, trainato soprattutto dai settori del trasporto e magazzinaggio e da quello dell’informazione e comunicazione. Nel turismo si è invece manifestato un arretramento. Nella manifattura il deterioramento della fiducia delle imprese deriva dal peggioramento delle attese sulla produzione e da un aumento delle scorte di prodotti finiti; risultano in miglioramento, tuttavia, i giudizi sugli ordini. Nelle costruzioni si segnala il secondo calo consecutivo, guidato da un peggioramento dei giudizi sugli ordini. In rallentamento la dinamica del commercio estero…. Dopo aver registrato una decisa accelerazione nel primo trimestre, anche in previsione dell’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti, nel secondo trimestre dell’anno la dinamica degli scambi commerciali ha mostrato una decelerazione: tra aprile e 5 settembre 2025 giugno le esportazioni di beni in valore sono cresciute in termini tendenziali dell’1,1% (+3,2% nel primo trimestre), le importazioni del 2,9% (dal +6,2%). …sia nei mercati UE…Tali andamenti sono stati determinati da una dinamica relativamente meno favorevole dell’interscambio verso i mercati Ue (+2,5% l’export su base tendenziale, dal +3,1% del trimestre precedente; +0,8% la crescita dell’import, dal +2,4%). Per quanto riguarda i flussi con i singoli paesi, se da un lato si è confermata la buona dinamica delle vendite verso Francia e soprattutto Spagna (rispettivamente +2,0% e +13,8% la variazione tendenziale, che segue un aumento del +1,8% e +9,6% del primo trimestre), dall’altro si evidenzia un calo per le esportazioni dirette in Germania e nei Paesi Bassi (-0,2% e -8,3%, dopo gli incrementi rispettivamente del +5,4 e +7,8%)
