Economia e Lavoro

Italo Calvino e “Finanza”: città  invisibile , infinita, illogica , senza futuro-1

di Fabrizio Pezzani (*)

 

“Le città invisibili “ di Italo Calvino  , uscito nel 1972 , è il suo lavoro , probabilmente , più bello , intenso, intriso di malinconia per una passato che non è più ma che aiuta a capire , o provare a capire il futuro come potrebbe essere o come si desidera che possa essere ed è in questo senso un lavoro surreale , come lo definì Pasolini nel suo commento ,” al di fuori di ogni tempo ma anche dentro ogni tempo “ . Nel racconto che il Marco Polo –Calvino – fa al Kublai Khan c’è la rappresentazione di città immaginarie che il viaggiatore ha visto e sognato ma che sembrano tutte senz’anima perché non sono le mura , le torri , i palazzi , i grattacieli che danno la vita ad una città ma gli uomini che la abitano . Gli uomini con il loro lavoro , con i loro sentimenti , con il modo di  stare assieme , di vivere le emozioni , di creare le speranze per il futuro ed anche di sognare danno la vita ad un aggregato di cose che senza quest’anima diventano vuote ed quindi invisibili ; non lasciano tracce ma solo vani e vacui ricordi e rappresentano per Marco Polo una forma di passato che non torna più. Ma il vedere ciò che non è stato e poteva essere stato e potrebbe ancora essere può aiutare a lenire il dolore della vita che passa ma anche lascia vivere la speranza che la vita possa riprendere nuova linfa se ritorna ai sentimenti che danno vita alla caverna del mito platonico dove sembra  che l’uomo debba , sempre , restare imprigionato senza il coraggio di provare ad uscire e ritrovare sé stesso.

Calvino ed i suoi contemporanei non sono vissuti secoli addietro ma , guardando la realtà di oggi , sembrano essere passati tempi infiniti . Per quanto il loro pensiero affondasse le radici nella cultura della storia dell’uomo e non in quella rappresentazione virtuale ed irrealistica che ci fanno subire ogni giorno e con la quale soffochiamo la fantasia creatrice della gioventù imprigionandola in una dimensione asettica , non avrebbero mai immaginato una società così lontano dalla sua dimensione di società dell’uomo . Non avrebbero mai pensato che l’ancestrale avidità e cupidigia dell’uomo avrebbero  fatto ritornare alle ordalie primitive e barbare un mondo che macerato da guerre orrende e disumane sembrava avere ripreso lo spirito dell’infinito ; non avrebbero mai pensato che le ceneri di due guerre mondiali avrebbero dato vita ad una nuova Babilonia anziché ad un ‘” agorà “ partecipata da tutti. E’ sempre il modello socioculturale che plasma e forza la volontà e la vita degli uomini ma questo modello può infiltrarsi nelle coscienze deprivandole della capacità di una critica autonoma ed in definitiva del pensiero. Già Alexis de Tocqueville ( “ La democrazia in America “ , II ° volume ,1840 ) rimarcava il rischio di un potere che penetrando insensibilmente nell’interiorità degli individui potesse dirigerne le azioni , orientarne le scelte ed indebolirne le volontà , in questo modo l’attenzione alla luce della luna distrae dal cambiamento che avviene sotto gli occhi ma non viene percepito perché troppo doloroso .  Si forma ,di conseguenza , una sorta di potere egemonico lontano dal senso di “ societas “ e da quello di collaborazione ma vicino al “ bellum omnium contra omnes “.

Allo stesso modo Ludwig von Mises nel suo lavoro “ L’azione umana “ ( 1947 ) chiariva la differenza    sulla cooperazione basata sul contratto che produce una “ relazione simmetrica “ tra i soggetti che stipulano il contratto sociale – cittadini e politica – e  la cooperazione politica basata sul comando e sulla subordinazione che genera invece una “relazione asimmetrica “. In questo secondo caso , afferma , la società viene sottoposta a vincoli e relazioni egemoniche che prevalgono e dominano.

Questa città globale ed egemonica basata  su una relazione asimmetrica tra finanza – potere e società  in cui ci troviamo , oggi , tutti disorientati , usando lo schema culturale di Calvino potremmo definirla la città “Finanza” , a suo modo “ invisibile “ perché quel potere egemonico rappresentato dalla finanza e dai suoi strumenti viene celato alla vista con un’abile manipolazione comunicativa , un qualcosa di presente ma impalpabile e fumoso . Siamo da tempo in una guerra fatta con le armi della finanza , ma questa è una guerra invisibile ai più che la subiscono senza capire che ne sono vittime ,  non si vedono chiaramente gli eserciti schierati , non si vedono i nemici reali , non si vedono sul campo le battaglie ed i morti ma siamo di fronte ad una desolazione morale senza precedenti , senza un anelito di sentimento che faccia scaldare ed emozionare i cuori .E’ una città a suo modo invisibile perché i registi sono celati come nell’antico teatro siciliano dei pupi e dei pupari in cui i primi si vedono e si sentono ma sono mossi dai pupari che danno a loro anche la voce , allo stesso modo sono invisibili coloro che muovono i fili dietro i pupi come le istituzioni finanziarie a loro volta controllate da altri soggetti in una gerarchia di comando la cui vetta è appunto invisibile . In questa città senz’anima viene meno il senso morale e prevale la distruzione dell’umano in senso assoluto , morte e distruzioni senza limiti , quindi infiniti.

E’ una città “ infinita “ perché la città “ Finanza “ è fatta da masse monetarie che si moltiplicano all’infinito senza controlli e senza valore perché la moneta da mezzo per gli scambi è stata trasformata in bene in quanto tale . La moneta una volta serviva per sostituire il baratto ma a condizione che quel pezzo di carta avesse chiaramente una contropartita in un bene reale che tradizionalmente era l’oro . Dal momento in cui gli Usa nel 1971 hanno unilateralmente abbandonato il legame tra dollaro e l’ oro, la moneta , innaturalmente , ha assunto una dimensione valoriale slegata dal mondo reale e può essere stampata all’infinito ma in  quanto infinita non può essere misurata e non può avere una sua unità di misura. La massa monetaria infinita è incommensurabile ma nonostante l’evidenza della “ logica “ l’ infinito monetario , cioè la moneta , viene usato come unità di misura per la dimensione “ finita “del nostro mondo allontanando il valore reale dei beni dal loro prezzo finanziario. I beni reali sono in una dimensione finita – l’oro , l’argento , il petrolio , il frumento , le materie prime….- non sono infiniti ma in quantità finita che non può essere misurata con un’unità di misura come la moneta che appartiene ad una dimensione infinita ; né ovviamente si può attribuire un valore ai beni tramite la stessa moneta che in sé essa stessa non ha valore . L’essere infine slegata dall’economia reale e portata in un mondo astrale e surreale , direbbe Calvino , ha preparato le condizioni per applicare al suo studio l’esclusivo uso di formulazioni quantitative matematiche delle scienze esatte che operando in un contesto infinito possono per traslazione attribuire la loro esattezza ai valori finanziari che finiscono per diventare infiniti e dipendere da uno strumento  quantitativo che poi diventa fine e va continuamente legittimato accademicamente con una passiva colonizzazione culturale che non ammette critica. Si può esprimere il concetto con un sillogismo :-se la massa monetaria è infinita o comunque infinitamente riproducibile – moneta , derivati , otc , futures , credit default swap (definiti dal finanziere Buffet : “ armi di distruzione di massa” ) – non può essere soggetta a misurazione né può avere una sua unità di misura né valore se non è legata ad un bene reale definito in quantità finite né può essere usata per misurarlo e dargli valore ;

-se il mondo della natura è costituito in una dimensione finita per tale requisito è misurabile in quanto finito con una sua unità di misura ed il suo valore dipende dalla sua quantità rapportata alla sua domanda perché le relazioni tra domanda ed offerta sono legate ad un dato finito ;

-se la moneta non può essere una misura essendo infinita ed essendo priva di valore , se solo carta, non può essere usata per misurare e dare valore ai beni reali e finiti che appartengono ad una diversa dimensione ; quindi il suo uso è privo di fondamenti logici e contravviene al principio di “ non contraddizione “ di Aristotele.

In questo modo si capisce l’asimmetria tra valore finanziario di un bene finito ed il suo valore reale perché il primo non è  coerente con il secondo essendo due dimensioni diverse. L’attribuzione alla finanza infinita di una qualità razionale , come espresso da Lucas sui mercati razionali ,  può coincidere con quantità infinite ed incommensurabili , ma non si può estendere il principio ad una realtà finita in cui anche l’emozionalità dell’uomo la sottrae alla presunta razionalità di mercati finanziari che non  sono affatto razionali e la “ logica “ ne dimostra l’infondatezza se applicati alla realtà; ad evidenza più la finanza si occupa della crisi più questa peggiora .

(*) Professore emerito Università Bocconi

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