di Giuliano Longo
L’attuale crisi, innescata dallo scandalo che ha coinvolto uno dei suoi più stretti alleati, Timur Mindych, sta avendo un impatto negativo sulla immagine, anche internazionale, di Volodymyr Zelenskyy.
Tuttavia non è un mistero Il caso sta rinfocolando le speranze della “coalizione anti-Zelenskyy” alleata con gli organi di controllo anticorruzione NABU e SAP, importanti finanziatori ucraini ed esteri, organi di stampa precedentemente patrocinati dal Partito Democratico statunitense, l’ex presidente Petro Poroshenko e figure come Ihor Kolomoisky, semplicemente scontente del Presidente.
Come abbiamo già riportato da fonti ucraine la loro strategia mira a privarlo del controllo sul governo, sul parlamento e sulle forze di sicurezza e solo successivamente costringerlo alle dimissioni nel caso rifiutasse questo ruolo da “anatra zoppa”.
Zelenskyy controlla ancora la gerarchia del potere e le forze di sicurezza e solo la perdita della maggioranza alla Verkhovna Rada – il Parlamento ucraino – e un voto di sfiducia al governo, potrebbe portare alla sua caudata ammesso che lui non faccia colpi di testa o addirittura un colpo di stato esecrabile dai suoi alleati.
Partiamo dai fatti e non dalle strampalate dietrologie che vedrebbero la manina di Donald Trump sull’affaire Mindych per costringere Zelensky al tavolo della pace e premettiamo che il programma di pulizia dell’ente anticorruzione fu approvato nel 2023 dagli americani con Joe Biden presidente.
Con Trump questi processi di controllo sono proseguiti per inerzia, mentre le strutture e le agenzie anticorruzione e organizzazioni finanziarie allineate al Partito Democratico , hanno rallentato il sostegno a Kiev e dubitiamo che The Donald sostenga ancora con passione le attività delle lobbies ucraine fortemente radicate anche negli Stati Uniti. .
Anzi, quando Zelenskyy ha privato le agenzie anticorruzione dei loro poteri in estate, né il presidente degli Stati Uniti né alcun membro della sua amministrazione hanno fatto un fiato.
Solo l’Europa ha sostenuto apertamente l’operato di queste agenzie di controllo, sia pure, si dice, con l’aiutino “tecnico” dell’FBI americano che non cambia il risultato sotto il profilo politico.
Quali sarebbero allora le forze in campo per l’eventuale successione a Zelensky?
Probabilmente il “partito Europeo” un tempo sostenuto dai Democratici americani. Questa potente lobby ritiene che l’economia, le risorse e il bilancio non dovrebbero essere gestiti da Zelensky e dal suo gruppo di potere che comprende Yermak e gli oligarchi ucraini suoi amici, ma dai rappresentanti e tecnocrati dei circoli liberisti, nonché delle multinazionali europee e transnazionali.
Questo partito dell’Europa controlla la NABU e la SAPO, nonché la selezione di esperti internazionali che hanno un peso decisivo nella nomina dei giudici, dei vertici delle forze dell’ordine, delle agenzie di regolamentazione, dell’Ufficio Investigativo di Stato e delle Dogane.
Questo partito dispone in Ucraina di propri media quali la holding di Tomas Fiala, nonché di numerosi organi di stampa che dipendono da sovvenzioni occidentali.
Il “partito europeo” avrebbe anche una particolare predilezione per l’ex Comandante in Capo delle Forze Armate ucraine e attuale Ambasciatore ucraino a Londra, Valeriy Zaluzhny, che questo circolo sta attivamente promuovendo lasciandogli ampio spazio soprattutto sulla stampa britannica
C’è poi il grande capitale ucraino, noto come oligarchia prima della guerra, rappresentato dalla vecchia classe politica e cleptocrate, dai clan regionali, dai capi delle forze di sicurezza e dai burocrati mai rimossi, le autorità fiscali, senza contare la piovra della criminalità organizzata viva e vegeta sull’esempio russo.
Questa elite ha governato il Paese dalla fine degli anni ’90 e dopo l’invasione russa si è legata ( o ha manovrato?) a Zelensky anche per autodifesa dopo che il il presidente, non amato, ha messo in galera alcuni dei suoi esponenti.
Ma questa lobby è già pronta a voltare gabbana con l’Europa in difesa dei propri interessi, anzi qualcuno fra questi sta già partecipando alla campagna contro di lui – in particolare, Kolomoisky e Poroshenko – .
Questi non hanno un leader unico alternativo a Zelensky e gioca a loro sfavore la forte dipendenza dell’Ucraina dal sostegno esterno dell’Occidente che non li vede di buon occhio e soprattutto affidabili.
Last but not least c’è l’esercito e qui la questione è molto complicata e pericolosa. Non si tratta di Zaluzhny, che è già un politico in corsa, ma piuttosto di coloro che prestano servizio attivo nell’esercito lasciandoci spesso la pelle.
Zelenskyy e le agenzie di sicurezza sotto il suo controllo, l’SBU e l’Ufficio Investigativo di Stato, stanno dedicando molto tempo ed energie per prevenire slealtà e i pregiudizi politici tra i militari, alimentando anche ostilità e competizione tra i comandanti delle unità – divide et impera.
L’’Ufficio del Presidente potrebbe anche sopprimere qualsiasi attività politica da parte dei militari, ma nel vuoto di potere creatosi con le eventuali dimissioni del Presidente, potrebbero chiedersi perché dobbedire ai politici quando le sorti dell’Ucraina dipendono solo dai loro?
Senza contare che fra le stesse Forze Armate esistono posizioni molto diverse riguardo alle condizioni per porre fine alla guerra.
Ci sono gli accaniti corpi d’elite della “banda Azov” nazionalisti e filonazisti pronti a combattere fino ai confini del 1991 con una repressione totale contro i renitenti alla leva, i disfattisti e i traditori che potrebbero anche individuare nei o nel successore di Zelensky.
Ma altri militari, anche ai vertici, vorrebbero una rapida fine degli scontri almeno lungo le linee attuali del fronte; altri ancora sono pronti a compromessi più ampi con la Russia.
Sin qui lchiudiamo con e ipotesi di successione a Volodia che circolano a Kiev e sicuramente monitorate da Mosca. È cero invece che il futuro dell’Ucraina e determinato in gran parte da fattori oggettivi.
Fra questi la situazione in prima linea, il grado di sostegno all’Ucraina da parte dei partner occidentali e la loro posizione sulla guerra, nonché la situazione interna al Paese, o più precisamente, il suo grado di stabilità e governance con il consenso del popolo – che praltro sarebbe verificabile con elezioni continuamente rinviate.
Se ipotizziamo uno “scenario inerziale”, in cui l’Ucraina continua la sua guerra di logoramento della Russia con il sostegno europeo, allora il “partito di Europeo” – soprattutto quello dei “volenterosi” – adotterà, come sta già facendo, le attuali posizioni di Zelensky che non sono certo solo farina del suo sacco.
Ovvero, un cessate il fuoco in prima linea o, in mancanza una guerra vittoriosa con garanzie dirette di sicurezza dall’Occidente anche militari accompagnate da una dura linea anti-russa durante la tregua e a guerra finita.
In questo caso sarebbe probabile un inasprimento nella politica interna con un un abbassamento dell’età di mobilitazione e un rafforzamento dei meccanismi repressivi contro i renitenti alla leva, qualcosa che pare si stia preparando.
.A kiev, in alcuni ambienti, sia pur cripticamente, va diffondendosi l’opinione che, se Zelenskyy si dimettesse, l’Ucraina potrebbe ottenere dalla Russia condizioni di pace migliori di quelle attuali. Ma l’atteggiamento di questa fazione è simile a quella che provocò la rivolta di Pazza Maidan alimentata da Stati Uniti e Regno Unito. E poi non è assolutamente noto come la pensi il “convitato di pietra” Putin.
In conclusione, lo ribadiamo, Zelensky rimane per ora presidente e le sue dimissioni nel prossimo futuro non sono affatto certe. Senza escludere che di fronte a una seria minaccia per il suo potere, possa tentare una brusca inversione di rotta su molti fronti, comprese le condizioni per porre fine alla guerra…. Sempre che i volenterosi europei non glielo impediscano nella imminente prospettiva di una guerra dell’Europa contro la Russia o viceversa.
