di Giulia Rocchetti
Una definizione formale, non più soltanto retorica. È il segnale più netto della svolta impressa sin dal 2024 dal leader Kim Jong-un (nella foto), che ha modificato l’impianto legale con cui il Nord inquadra i rapporti con Seul.Secondo fonti ufficiali nordcoreane, la Costituzione continua a menzionare la riunificazione pacifica della Penisola coreana, principio storico risalente al dopoguerra. Ma quella prospettiva convive ormai con una linea opposta: Kim ha ordinato modifiche legislative per indicare la Corea del Sud come “nemico numero uno”, chiudendo di fatto ogni ambiguità.La mossa si inserisce in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti. Pyongyang accusa gli Stati Uniti di “terrorismo” e di interventi militari in diverse aree del mondo, in un riferimento che appare legato anche alla situazione in Iran. Washington viene indicata come principale fattore di instabilità, mentre la Corea del Nord rivendica una postura difensiva.In questo quadro, Kim ha ribadito l’intenzione di rafforzare ulteriormente la deterrenza nucleare. Pyongyang sostiene di voler consolidare il proprio status atomico e di mantenere una capacità di risposta “rapida e precisa” contro eventuali minacce strategiche, lasciando intendere il continuo sviluppo dei sistemi missilistici.La classificazione di Seul come Stato ostile segna un passaggio politico rilevante: non solo archivia la prospettiva della riunificazione, ma formalizza una contrapposizione ormai strutturale tra Nord e Sud.La rottura, ormai, è formalizzata
