di Gianfranco Piazzolla (*)
Nei tempi del troppo stato e di politiche pluriennali assai discutibili su temi economici, sociali sanitari ed etici si riaprono discussioni animate e, si spera, costruttive nella società civile e nelle realtà economiche ormai stufe di queste condotte politiche e dirigiste che negli ultimi anni hanno piegato verso strade incerte e polverose ai limiti della libertà.
Lo abbiamo visto con la pandemia dove più ombre che luci emergono dal caos della gestione di ogni cosa, a partire dai vaccini per poi passare ai banchi a rotelle e tanti altri sprechi di denaro non pubblico ma dei contribuenti perché di ciò si tratta.
E dopo essere usciti da una pandemia ci siamo ritrovati una guerra alle porte e poi un’altra oggi molto visibile e atroce come l’altra.
E noi?
Stiamo gioendo di uno zero virgola lievemente superiore ad altri paesi europei che per anni sono stati assai sopra a noi per ogni cosa mentre noi eravamo sempre allo zero virgola.
In un sistema dove l’impronta dell’accentramento dello stato si allinea sempre più alle eurofollie ci troviamo di fronte al dovere di ripristinare quella parte sana di sovranità nazionale, quella costruttiva ovviamente, quella che serve per ridare slancio alla nostra economia imbrattata da leggi scritte coi piedi da gente senza scrupoli, compresi illuminati cattedratici e tutto ciò negli anni ha prodotto una vegetale stagnazione comatosa radendo letteralmente al suolo la nostra industria, il nostro artigianato e con esso la grande creatività che ci ha contraddistinto nel passato portandoci ai vertici dell’economia mondiale.
Un dato incontrovertibile sul quale non si può minimamente discutere poiché la nostra nazione ebbe la forza, l’organizzazione e il capitale umano che la portò al quarto posto delle potenze economiche mondiali con una politica che, in quel periodo gli anni 80, non pensava ossessivamente a danneggiare e molestare le imprese e le persone, vista anche la caratura morale dei suoi componenti.
Oggi siamo ancora allo zero virgola e il governo costruisce elogi su misura e lo stesso avrebbero fatto quelli della minoranza se fossero stati al governo.
E l’Europa?
Una europa che non piace più a molti, imbavaglia ogni cosa con burocrazia e regolamenti al limite della follia che milioni di cittadini Europei cominciano a non tollerare più.
Si ha l’impressione che si corra verso una deriva orwelliana, si ha la percezione che si approfitti di eventi di ogni genere per imporre una sorta di controllo che ha l’aria di esser totalitario.
Queste sono le percezioni di tantissime persone che passano dalle nostre associazioni, dai nostri uffici e che si sentono sempre più legate da una burocrazia fuori controllo, da tasse assurde e da crescenti dettati normativi penali che tendono a punire più chi lavora e produce che coloro che vanno a delinquere.
E durante questa drammatica stagnazione senza fine ci poniamo numerose interrogativi tra i quali quello più diffuso nella società di oggi “ fino a quando avremo la nostra libertà?”
(*) Presidente ConfimpreseItalia Viterbo
