di Wladymiro Wysocki (*)
Ogni giorno nel lavoro assistiamo a incidenti, infortuni, malattie professionali, lavoro sommerso, irregolarità e tantissimo altro.
Ogni giorno si scrivono frasi doverose di indignazione, rabbia e richieste di una vera giustizia.
È diventato impossibile stare dietro a tutti i drammatici incidenti che accadono, gli stessi dati INAIL al momento della pubblicazione sono già superati.
Ma tacere non è giusto, anzi, dobbiamo dare voce a ogni singola vittima del lavoro che sia mortale, malattia professionale, lavoro sommerso o meglio sfruttato.
Lo dobbiamo per dovere di cronaca ma soprattutto per dovere morale per chi crede nella prevenzione, nella tutela del lavoratore e nella dignità che tutti hanno il diritto di avere nel svolgere il proprio lavoro.
Lo dobbiamo a tutti i familiari sopravvissuti al dolore e che stanno combattendo la loro guerra per imparare a convivere con la grave perdita.
Dei tanti incidenti quotidiani, nella loro variegata tipologia, in questi ultimi giorni la mia attenzione è stata presa da ben tre incidenti mortali avvenuti a causa del muletto.
Una attrezzatura di lavoro comunissima in molte aziende e utilizzata per tantissime tipologie di lavorazioni.
Spesso la relativa formazione e addestramento viene erogata in maniera molto superficiale.
Brevemente, il 20 novembre a Gessate (Milano) perde la vita un uomo di 61 anni durante le operazioni di scarico.
Il giorno successivo nel Barese, perde la vita un ragazzo di 26 anni travolto dal muletto che stava guidando.
Il 24 novembre, a Sant’Apollinare (Rovigo), un operaio di 47 anni rimane schiacciato dal muletto nelle ordinarie operazioni previste.
A queste notizie, non possiamo lasciare in secondo piano il caso Tod’s dove si è attivata la Procura di Milano per un presunto caso di sfruttamento della manodopera.
Manodopera, lavoro sommerso o nero (non vorrei critiche razziste), caporalato, lavoro irregolare, ne abbiamo per tutti i gusti.
Ovviamente al lavoro nero viene quasi spontaneo il pensiero alla morte bianca, sembra quasi un bilanciamento, ma anche qui rischiamo di dare importanza alle cretinate nel vedere cose che non esistono come se definire lavoro nero o morte bianca possa turbare la dignità della persona.
Poi si muore e quello poco conta, si troverà un colpevole da indagare, accusare, condannare e giustizia è fatta.
Tutti contenti e nessuno è offeso per parità di genere, colore della pelle, religione ecc. ecc.
Ah, no, dimenticavo la recente sentenza del caso di Luana D’Orazio, la ragazza uccisa dall’orditoio il 3 maggio del 2021 e per la quale morte nessuno ad oggi è colpevole.
Qualche giorno addietro il manutentore è stato assolto con formula piena dal reato di omicidio colposo.
Non giudico e ci mancherebbe nell’accusare il manutentore, sono felice per la sua piena assoluzione, il problema è capire chi è stato il colpevole.
Non vorrei che ci trovassimo, per l’ennesima volta, davanti a un caso di caccia alle streghe con nessun colpevole.
Vai a vedere che la colpa alla fine è proprio di Luana.
Torniamo a parlare di infortuni, di dare dignità al lavoratore, il nostro Presidente della Repubblica tanto si è speso con grandi testi forbiti ma senza seguito.
Forse è più facile prendere in mano un vocabolario e capire insieme cosa si intende per infortunio sul lavoro.
Prendo a riferimento il Zingarelli edizione del 2024, che ci spiega testualmente l’infortunio come “evento dannoso, violento e imprevedibile. Lesione originata in occasione di lavoro da causa violenta che determina la morte del lavoratore o ne abolisce o menoma la capacità lavorativa”.
Ne troviamo riferimenti nel quotidiano che assistiamo?
Ma seguo nella spiegazione dell’infortunio con un livello superiore, entro nel campo della giurisprudenza con il manuale giuridico Memento Pratico edizione Lefebvre Giuffrè che spiega all’art. 2 del DPR 1124/65, per infortunio sul lavoro, si intende ogni lesione del lavoratore originata, in occasione di lavoro, da una causa violenta da cui può derivare un’inabilità al lavoro.
Tanto si sta cercando di fare con l’attuale Governo sulla prevenzione, nuova formazione, nuovo decreto sicurezza ma come vediamo abbiamo difficoltà ad ottenere risultati.
Abbiamo difficoltà anche a capire chi è stato il colpevole e la causa di un evento.
Tanta fatica alla ricerca di uno strumento valido per la prevenzione.
Prevenzione che, secondo lo stesso Zingarelli, è l’”attuazione dei provvedimenti più adeguati a impedire che si manifesti qualcosa di dannoso, pericoloso e simili”, e continua, “in diritto del lavoro, complesso di regole che i datori di lavoro devono osservare, dirette a impedire il verificarsi di infortuni sul luogo di lavoro”.
Bene, una piccola carrellata di riferimenti per ragionare assieme su alcune definizioni, le più comuni.
Su queste abbiamo manuali interi tra leggi, decreti, protocolli, circolari, sentenze quando poi è più che sufficiente leggere un vocabolario e capirne il senso.
Vocabolario? Chissà se i ragazzi di oggi lo conoscono ancora sicuramente è più facile una ricerca su chatgpt o simili.
Vale anche per gli adulti, ovviamente leggere e capire è diventata una antica arte riservata a pochi.
Diamoci dentro con la sensibilizzazione, con maggiori corsi di formazione, ispezioni così otteniamo maggiore sicurezza.
Così dicono, così non avviene, così si sta continuando ad affondare.
Fermiamoci al comunicare le cose giuste, anche poche ma chiare.
Comunicare nel senso stretto del termine, ovvero, “far conoscere, far sapere. Condividere o trasmettere pensieri, sentimenti e simili”.
Comunicare deriva da communis, comune, vuol dire mettiamo insieme, in comunione.
Questo è quello che realmente manca nel lavoro oggi, condividere con i lavoratori ogni aspetto e necessità per una vita lavorativa sana e sicura.
Al netto del se vero o falso, quando poi scopri che una azienda di altissimo livello orgoglio della moda italiana nel mondo è sospetta di lavoro irregolare e sfruttamento, ci rendiamo conto che il problema non è solamente della piccola azienda o del datore di lavoro che non riesce a stare dietro ai costi.
È decisamente una mentalità, ormai, abituata alla totale incuranza di ogni attenzione al benessere e la cura della persona.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
