“L’Italia, raccolta intorno alla sua Costituzione, guarda con fiducia alle sfide del futuro, insieme agli altri popoli europei. Lo scrittore statunitense, William Faulkner – premio Nobel per la letteratura nel 1949 – ammoniva, nel suo ‘Requiem per una monaca’ che ‘il passato non è mai morto, non è neanche passato’. Ciò che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione dell’81° anniversario della Liberazione, in corso a San Severino Marche (Macerata). “Così come, a unire popolazioni e Resistenti, in ogni Paese, era la comune aspirazione alla pace. Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava – e si leva – una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo”, ha affermato ancora il Capo dello Stato. Da San Severino, intendiamo sottolineare – insieme al carattere della nostra ferma unità – la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace”.
“E’ questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. La celebriamo da una terra allora attraversata da una linea che divideva l’Italia, dall’Adriatico al Tirreno. Che divideva gli italiani. Una terra segnata dalle distruzioni della guerra”.
Resistenza ci donò Dalla Chiesa, Mattei, Pertini
“La Resistenza fu esperienza che ebbe a donare alla Repubblica personalità e classi dirigenti di spessore. Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, nel contempo, segnato quella dell’Italia. Il sottotenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che operò, in quegli anni, a San Benedetto del Tronto e a Porto D’Ascoli. Un eroe della Repubblica. Enrico Mattei, protagonista dell’indipendenza economica e dello sviluppo nel dopoguerra della nuova Italia. La sua scelta avvenne proprio qui vicino, a Matelica, per entrare a far parte, successivamente, del Comando del Corpo Volontari della Libertà e, in questa qualità, sfilare, insieme ad altri comandanti, alla testa dei partigiani vittoriosi il 5 maggio 1945 a Milano. E nelle Marche, nell’entroterra maceratese, ebbe modo di operare Sandro Pertini, settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma – compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica. Spiccano, a conferma delle virtù patriottiche dei marchigiani, le Medaglie d’oro al valor militare conferite nel 1975 alla Provincia di Ascoli Piceno e alla Città di Ascoli Piceno. La Medaglia d’argento al valor militare alle Città di Camerino e di Tolentino, le Medaglie di bronzo ad Arcevia, Fabriano, Urbania; la Croce al valor militare a Cessapalombo. La Medaglia d’oro al valor civile alla Città di Ancona, alla Provincia di Fermo e, come è noto, a Sanseverino. Le Medaglie d’argento al merito civile a Casteldelci e Pesaro, alla Provincia di Pesaro e Urbino, le Medaglie di bronzo al merito civile a Chiaravalle”.
Mattarella, popolo unito si oppose a invasore
“La stretta relazione tra forze partigiane e popolazione scatenava la rabbia nazifascista con eccidi gratuiti contro la popolazione civile: oltre trecento saranno i civili uccisi per rappresaglia. Gli eccidi si succedevano: Fragheto di Casteldelci, Fabriano, Morro, Pozzuolo e Capolapiaggia, Valdiòla, Matelica, Ponte Chigiano, Pozza e Umito di Acquasanta Terme, Arcevia, Filottrano e la Val Musone.Era un popolo unito quello che si opponeva all’invasore. I tanti Bruno Taborro di cui ci ha parlato il Sindaco Piermattei. Persone comuni, come Mario Fattorini – Verdi il suo nome di battaglia – presidente del Comitato nazionale di Liberazione di Macerata o come don Gaspare Morello, sacerdote di Mazara del Vallo – nella mia regione – formidabile suscitatore di energie giovanili, unico religioso ad avere presieduto un Cln, quello di Fermo. La sua città natale gli ha dedicato il Liceo Artistico”. “A combattere con quelli italiani – dice ancora Mattarella – c’erano partigiani di molte nazioni, perché libertà e giustizia sono cause che non conoscono confini. E a esse e con tutte le altre popolazioni non possiamo essere indifferenti a queste ragioni e obiettivi”.
Pace è senso resistenza, contro retorica guerra
“Così come, a unire popolazioni e Resistenti, in ogni Paese, era la comune aspirazione alla pace. Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano fatto della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava – e si leva – una sola invocazione: pace. Pace per ogni persona. Pace come diritto di ogni popolo. Pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo”.
‘Zone libere’ e ‘Repubbliche’ Marche embrioni democrazia
“Gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la ricongiunzione all’Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti. Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l’arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944. Così come le Marche furono partecipi dell’esperienza di ‘zone libere’, di centri amministrati dalle forze partigiane per periodi più o meno lunghi, ‘Repubbliche’ modellate su principi inediti nella storia italiana, mai sperimentati, esempi embrionali di vita democratica”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia in occasione dell’81° anniversario della Liberazione, in corso a San Severino Marche (Macerata). “Fu così a San Leo, allora in provincia di Pesaro, con protagonisti i partigiani della Banda Mazzini. Fu un’esperienza inedita quella della autodefinitasi Repubblica autonoma di Cerrato d’Esi, così ben descritta in un suo libro da un autorevole parlamentare che vi aveva avuto i natali: Bartolo Ciccardini”, ha aggiunto.
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