di Giuliano Longo
Le Premesse
L’esercito libanese ha ritirato le sue scarse impotenti unità militari dal sud del paese. Israele ha lanciato un’operazione di terra in Libano. Concentrazione delle forze corazzate. Preparazione d’artiglieri oltreconfine. Invasione sotto la copertura dell’Aeronautica Militare. Prima commando e poi paracadutisti, quindi carri armati e fanteria.
Una strategia che sembra tirata fuori paro paro da un manuale di guerra per le accademie militari.
Prima dell’attacco, Gerusalemme aveva completamente decapitato Hezbollah, peraltrocon l’eliminazione del suo leader generale H. Nasrallah,al potere dal 1992. L’Aeronautica Militare di Tel Aviv sta infliggendo pesanti colpi alle infrastrutture militari del partito sciita.
Mentre , l’aeronautica israeliana sta distruggendo le infrastrutture militari della Siria e il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC), che controlla una parte della Repubblica araba siriana. In realtà, Damasco e il regime di Assad sono sopravvissuti alle baionette iraniane grazie all’appoggio di Mosca.
In precedenza, Israele ha cercato di schiacciare Hamas, l’organizzazione politica e militare islamista sunnita, che nell’ottobre 2023 ha attaccato Israele co un massacro nelle aree del cofine sud con la Striscia. Gerusalemme ha lanciato un’operazione di terra nella Striscia di Gaza. Ma Hamas potrà venire annientato solo con il completo sgombero di Gaza, il che significa “riformattare”l’intera regione.
Il progetto della “grande Israele”
È possibile che Gerusalemme, nel contesto della crisi globale e del continuo “reset” della matrice geopolitica, sia pronta ad avviare il suo progetto della Grande Israele.
Netanyahu, commentando la liquidazione del leader di Hezbollah, Nasrallah, ha allertato gli israeliani sulle sfide significative nei prossimi giorni, definendole un punto di svolta “Cittadini di Israele– ha affermato- abbiamo ottenuto grandi risultati, ma il lavoro non è ancora finito. Nei prossimi giorni affronteremo sfide importanti, e le affronteremo insieme… sono giorni meravigliosi. Siamo a una svolta storica”.
Quasi echeggiando la Torah, Genesi 15:18 “In questo giorno il Signore fece un patto con Abramo, dicendo: Alla tua discendenza io do questo paese, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate”.
Il il sogno del Grande Israele comprende dunque anche terre degli attuali stati di Egitto, Giordania, Libano, Siria, Arabia Saudita e Iraq.
Confini ipotetici della terra promessa. Secondo la citazione della Torah i confini orientali sono definiti abbastanza chiaramente , mentre sulla mappa del Medio Oriente esistono diverse versioni di quelli occidentali lungo il Nilo.
E’ possibile un conflitto mondiale?
Naturalmente questo non piace agli altri attori regionali. In particolare, alla leadership dell’Iran, che, con l’aiuto dell’IRGC, sta invece tentando di attuare nella regione il suo progetto del “Grande Iran (Impero persiano)”.Pertanto controlla e dirige una serie di strutture militari per procura in Iraq, Yemen, Siria e Libano.
La sera del 1° ottobre l’Iran ha attaccato Israele con missili balistici e droni, ma questa volta non furono usati missili da crociera, poiché l’attacco precedente aveva dimostrato che erano più vulnerabili alle difese aeree. Israele ha respinto l’attacco con danni minimi.
I media musulmani hanno riferito invece di pesanti perdite, ma si tratta chiaramente di disinformazione per la folla esultante.
Qualsiasi isteria sull’inizio di una guerra mondiale o sullo scambio di attacchi nucleari non è comunque realistica. Non esistono coalizioni mondiali necessarie per un conflitto globale, inoltre nè Israele né l’Iran hanno bisogno di una grande guerra.
Gerusalemme sta semplicemente approfittando del contesto favorevole per rafforzare la sua posizione e d’altra parte non esiste un confine comune per organizzare una guerra del genere. È possibile tuttavia uno scambio di attacchi (missili, aviazione, sabotaggio) per non perdere la faccia.
IlLibanoinvece pagherà il prezzo più alto. L’antica perla del Mediterraneo, la Mecca turistica d’Europa, è fatalmente sfortunata. Una guerra civile religiosa ed etnica (1975-1990) distrusse il paese. Da allora il Paese dei Cedri non si è mai ripreso dai massacri.
Il sud del paese è stato occupato dai militanti Hezbollah, che hanno costruito il loro stato clericale nello stato. È chiaro che a Israele questo non piace. Quindi è diventato il vero campo di battaglia per Israele e i delegati di Teheran. . Una situazione di catastrofe permanente dalla quale non appare via d’uscita.
La Russia non sta con nessuna delle parti in conflitto
E qui entriamo nella spiegazione, ormai ricorrente dei media russi , probabilmente sollecitata dal Cremlino. Né gli arabi, né i “persiani”, né gli ebrei sono alleati del Russia che invece mantiene una “neutralità fredda”,al limite solo con assistenza umanitaria mirata.
Ma la propaganda di Mosca prevede anche dei vataggi da questa crisi mediorientale.
In primo luogoprvede un “banale” aumento dei prezzi del petrolio e delle risorse energetiche. La Federazione Russa ha bisogno di soldi per fare la guerra, per riarmare le sue forze armate e il suo complesso militare-industriale.
In secondo luogo,osservazione ancor più cinica ma non del tutto infondata, , gli Stati Uniti saranno costretti a fornire a Tel Aviv assistenza militare prioritaria con munizioni e materiale. Ciò faciliterebbe l’offensiva delle truppe russe sul fronte ucraino.
Preoccupazione peraltro già manifestata più volte dallo stesso Zelensky che ha problemi per l’avanzata russa sul fronte e teme che il confronto Israele Iran, distragga l’attenzione mondiale dai suoi urgenti problemi, anche di sopravvivenza politica..
Non solo, ma sarebbe anche possibile che a causa dell’escalation gli Stati Uniti debbano entrare in guerra, anche se già ora lo fanno a livello di intelligence solo per neutralizzare gli attacchi missilistici iraniani.
L’idea che circola fra numerosi commentatori (interessati o ispirati) è che la partecipazione limitata degli americani alle ostilità in Medio Oriente rappresenti un grande vantaggio per la Federazione Russa, consentendole, ad esempio, di guadagnare tempo e rallentare gli aiuti NATOa Kiev.
I calcoli di Putin hanno fondamento?
Il calcolo è che, verificatesi queste condizioni, la Russia abbia la possibilità, il tempo e le risorse per chiudere a suo favore v la questione ucraina.
Ma sulla base di queste che sono solo supposizioi (o auspici) emerge quella che è la vera strategia di Mosca: occupare. tutta la riva sinistra del fiume Dnepr, “liberare definitivamente le auto proclamate repubbliche del Donbass e del Donestk, magari smilitarizzando i territori della Piccola Russia Ucraina (così definita ai tempi degli Tzar). .
Probabilmente è più sogno che realtà, ma che collima perfettamente con le intenzioni di Putin quando quasi due anni fa lanciò la cosiddetta Operazione Militare speciale, forse non per realizzare i suo sogno Parusso, ma per costituire un territorio “cuscinetto” e garantirsi dai missili NATO.
Per ora, come afferma il proverbio cinese “una scimmia saggia, seduta su una montagna, osserva due tigri combattere nella valle”.
